Jared Leto - Biografia
Jared Leto, l'artista inclassificabile
(Bossier City, 26 Dicembre 1971)
Tra i più eclettici e all’avanguardia della nuova generazione di attori di Hollywood, Jared Joseph Leto, sfugge a qualsiasi tentativo di classificazione riguardo la propria carriera di musicista e attore nello stesso tempo. Conscio della propria fortuna, il meno giovane di quel che sembrerebbe, Leto ha più volte dichiarato ai media ossessionati da tale dualismo, di non aver mai guardato a se stesso né come ad un attore con velleità nel campo della musica, né come ad un cantante con il pallino della recitazione, ma semplicemente come a un artista con questa doppia opportunità di esprimersi.
Nato a Bossier City, in Louisiana il 26 dicembre del 1971, Jared Leto piccolo è uno scalmanato ragazzino che già a dodici anni è in giro per il mondo, mano nella mano con la mamma Constance edil fratellino Shannon, che nei decenni successivi sarà suo compagno sul palco come membro dei 30 Seconds to Mars. Dopo aver vissuto in Louisiana, Wyoming, Colorado, Virginia e l’isola di Haiti, si diploma nel 1989 alla Emerson di Washington e si iscrive con zelo all’Università delle Arti di Philadelphia al fine di dedicarsi alla pittura. Appagato dagli studi, ma non del tutto soddisfatto del percorso intrapreso, il giovane si trasferisce alla scuola di Arti Visuali di New York, durante la quale si avvicina sempre con maggiore entusiasmo al mondo del cinema.
Da un’iniziale infatuazione, quella per la recitazione diviene una vera e propria vocazione, che lo porta a Los Angeles sul set di una famosa serie televisiva di quegli anni, intitolata “My So-Called Life” (1994 -1995), in cui Leto è Jordan Catalano, l’uomo dei sogni di una ancora acerba Claire Danes. Nonostante l’impegno con la ABC si prolunghi per appena un anno, il personaggio di cui vestei panni diviene talmente popolare e finisce per conferirgli tanta visibilità, da farlo rientrare nella classifica dei cinquanta personaggi più affascinanti del mondo, stilata dalla rivista People.
Terminata la serie, ottiene una parte in “Cool and Crazy” (1994), un film per il piccolo schermo con Alicia Silverstone, attrice molto nota di quel periodo. L’anno di esordio nelle sale cinematografiche è il 1995 con “Gli anni dei ricordi”, al quale seguono “L’ultimo dei re” (1996), dove si ritrova protagonista al fianco di Christina Ricci, “Linea di sangue” (1997), film d’azione con Dennis Quaid e Danny Glover e “Prefontaine” (1997), una pellicola inedita in Italia, nella quale vengono documentate la vita e la morte prematura dell’omonimo corridore di lunghe distanze. Il 1998 è l’anno d’oro per l’artista statunitense, che ha finalmente la possibilità di dedicarsi completamente alla propria passione in lavori come “Basil”, dramma in costume con Christian Slater o come l’horror a basso costo “Urban Legend” e di confrontarsi con attori del calibro di Sean Penn, Nick Nolte, James Caviezel e George Clooney, ne “La sottile linea rossa”, dello schivo cineasta Terrence Malick.
Da questo momento in poila strada è tutta in discesa. A notare il talento fresco e guizzante del bell’attore è poi David Fincher, che lo vuole nel clan di “Fight Club” (1999), insieme alla coppia Norton - Pitt, e sempre nello stesso anno, James Mangold, che lo dirige in ”Ragazze Interrotte”, con Angelina Jolie e Wynona Rider. Inoltre, ancora nel 1999, il regista James Toback, lo inserisce senza indugi nel cast di “Black and White”, in cui compare nel ruolo drammatico di un trasandato investigatore della polizia. Scorrendo tra i tantisuccessi, giungiamo alle soglie del nuovo secolo, quando gli viene offerta la parte di una vittima del serial killer Patrick Bateman nel film intitolato “American Psycho” (2000), inaugurando così tutta una serie di ruoli che lo metteranno alla prova non solo artisticamente, ma anche e soprattutto fisicamente. In “Requiem for a Dream” (2000), ad esempio, in nome della riuscita del personaggio con problemi di droga che deve interpretare, Leto, diretto da un bravissimo Darren Aronofsky, perde in pochissimo tempo trenta chilogrammi, guadagnando in compenso i migliori elogi della critica. Dopo “Sunset Strip” (2000) di Glen Walker è la volta di “Fuga da Seattle” (2001), uscito solamente in VHS, a cui partecipa anche il fratello Shannon, mentre nel 2002 arriva il famoso “Panic Room”, in cui Leto è il più molesto dei criminali che tormentano il personaggio di Jodie Foster.
È il momento per l’attore di prendersi una pausa dal set e di dedicarsi anima e corpo alla musica, quella dei 30 Seconds to Mars, la rock-band fondata con il fratello e l’amico chitarrista Tomo Milicevic nel 1998, data di firma del primo contratto con la Virgin. Il numero di album pubblicati arriverà a tre, 3.5 saranno i milioni di copie vendute e sarà Leto a dirigere i video di tutti i singoli lanciati dal gruppo, dimostrando un certo gusto per la regia, come evidenziato anche dai documentari girati in Alaska e in Armenia per la National Geograpghic. Un amore, quello per la musica, mai sopito o oscurato da quello per il cinema, al punto da arrivare a rifiutare la proposta di Clint Eastwood di recitare in “Flags of Our Fathers”, nel 2006. Il film di Oliver Stone, uno dei registi da lui preferiti per genialità e onestà intellettuale, “Alexander” (2004), segna il suo ritorno nelle sale come Efestione, l’amico più intimo di Alessandro Magno.
Seguono: “Lord of War” (2005) di Andrew Niccol, con cui inizia lo studio della lingua russa e “Chapter 27” (2007), altro incarico che lo obbliga ad alterare profondamente il proprio aspetto, arrivando questa volta ad aumentare di ben 28 chilogrammi la propria massa, per avvicinarsi il più possibile alla figura di Mark David Chapman, l’uomo che uccise John Lennon, cui il film è dedicato. In ultimo, uno dei lavori più complessi e articolati della carriera di questo poliedrico attore: “Mr. Nobody” (2009), definito da lui stesso: "Un’epica avventura attraverso le possibilità della vita. La dimostrazione di come anche lapiù piccola scelta sia in grado di influenzare il corso di un’ intera vita!". Nella pellicola, girata a Montreal uno dei suoi posti prediletti, interpreta dodici diverse versioni dell’esistere umano, dal clochard, al padre di famiglia, per cui riceve, con sommo orgoglio, la nomina come migliore interpretazione maschile, alla 66° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Una carriera ricca di successi dunque quella di Jared Leto e destinata a un altrettanto luminoso futuro come dimostra anche l’ultimo acclamatissimo album “This is war”, il cui primo singolo è possibile ascoltare proprio in questi giorni alla radio.
Cecilia Sabelli
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