Sean Penn

 

Attore, regista, produttore cinematografico e sceneggiatore statunitense, nominato per cinque volte all’Oscar come miglior attore protagonista (vincendone due), Sean Penn è considerato l’ interprete camaleontico per eccellenza. Tra i suoi innumerevoli film in veste d’attore, divenuti tutti molto celebri, l’interprete californiano dagli occhi blu ghiaccio, è riuscito a inserire anche una sua produzione, in termini sia regia, che di produzione e sceneggiatura: è il pluripremiato Into the Wild – Nelle terre selvagge.

Sean Penn, “condannato” all’eterna gloria

(Santa Monica, California, 17 agosto 1960)

Sean-PennÈ veramente difficile riassumere la vita di questo straordinario attore e regista americano. Il nome è certamente una garanzia e tutti sanno che andare al cinema per vedere un suo film o un film in cui lui recita non può che lasciare soddisfatti.

Sean Penn nasce in California nel 1960 e forse il suo destino era già segnato dato che la sua era una famiglia di artisti: il padre regista e la madre attrice. Anche i suoi due fratelli si dedicheranno all’arte: uno diventerà come lui attore e l’altro musicista.

Le difficoltà iniziali non fermano le ambizioni dell’attore un pò ribelle

Nel 1997 la rivista Empire lo ha inserito nella classifica dei 100 attori più importanti della storia del cinema, ma la strada per arrivare a questo è stata lastricata da molte difficoltà. Per molti anni la sua fama di ragazzo ribelle, violento e alcolizzato lo ha reso un personaggio difficile, soprattutto per i paparazzi che spesso se la sono dovuta vedere con lui nel vero senso della parola. Molte, infatti, sono state le denunce per pestaggi e alcune di queste lo hanno fatto finire in prigione.

Purtroppo la sua indole violenta ha trovato sfogo anche nella vita privata, dato che sia con Madonna (la sua prima moglie), sia con Robin Wright (la seconda da cui ha avuto due figli) ha avuto molti problemi.

Il teatro il primo banco di prova, poi Sean Penn diventa il “Bad Boys” più amato d’America

Ma questo suo lato del carattere è destinato a sparire e a lasciare il posto a una delle star più amate in America. Il suo impegno politico anti-Bush lo ha reso un divo scomodo, certo, ma anche molto apprezzato.

La carriera di Penn inizia a teatro. Assunto come assistente alla regia, ben presto riesce non solo ad avere parti di rilievo, ma anche a dirigere alcuni spettacoli.

Debutta in TV nel 1974 in un episodio della serie “La casa nella prateria”, mentre al cinema arriva nel 1981 con il film “Taps – Squilli di rivolta” di Harold Becker, specializzandosi da subito nei ruoli del ragazzo ribelle e violento. Nel 1983 lo vediamo, infatti, in “Bad Boys” di Rick Rosenthal, ambientato in un riformatorio, poi nella storia vera “A distanza ravvicinata” (1986) di James Foley, che vede per protagonista un giovane succube di un padre delinquente.

Un “Lupo solitario” con la recitazione nel sangue

Poco a suo agio nella commedia “Non siamo angeli” del 1989 di Neil Jordan, si trova meglio prima nei panni di un sergente psicopatico in “Vittime di guerra” (1989), poi in quelli di un avvocato cinico e corrotto nel gangster-movie “Carlito’s Way” (1993), entrambi di Brian De Palma. Nel frattempo riesce a debuttare come regista nel 1991 con il film “Lupo solitario”, dal più convincente titolo americano “The Indian Runner”, assoldando attori del calibro di Charles Bronson, Dennis Hopper, l’ancora quasi sconosciuto Viggo Mortensen e Valeria Golino.

Dirige poi Jack Nicholson prima in “Tre giorni per la verità” (1995), poi ne “La promessa” del 2001, mentre l’anno dopo si mette alla prova anche con un episodio di “11 Settembre 2001”, in cui figura un Ernest Borgnine al massimo dell’espressività.

Tra personaggi tormentati e ruoli più soft, arrivano i primi riconoscimenti importanti

Nel 1995 arrivano i primi preziosi riconoscimenti: premio come Migliore Attore al Festival di Berlino e una nomination agli Accademy Awards, con “Dead Man Walking – Condannato a morte”, di Tim Robbins.

Dopo personaggi rissosi e squilibrati, sceglie parti più tenere e generose e così fioccano premi anche dall’Europa, nel 1997 a Cannes vince la Palma d’Oro come Miglior Attore, grazie al film di Nick Cassavetes “She’s So Lovely” e nel 1998 la Coppa Volpi a Venezia per “Bugie, baci, bambole & bastardi” di Anthony Drazan.

Intanto nel 1997 lavora per Oliver Stone in “U-Turn – Inversione di marcia” e nel 1998 per Terrence Malick ne “La sottile linea rossa”.

Quel “Mystic River” che vale un Oscar: Sean Penn è il miglior attore

Nel 1999 Woody Allen lo dirige brillantemente in “Accordi e disaccordi”, dove si trasforma in un dilettante chitarrista che gli vale la sua seconda nomination all’Oscar.

La terza non è lontana, arriva nel 2001, grazie al ruolo delicato e struggente di un padre ritardato in “Mi chiamo Sam” di Jessie Nelson con l’astro nascente Dakota Fanning.

Clint Eastwood lo sceglie nel suo “Mystic River” nel 2003, film che lo innalza a mito del cinema e che gli vale sia il Golden Globe sia, finalmente, il premio Oscar come Miglior Attore, questa volta padre disperato che va alla ricerca di chi ha ucciso la figlia.

“Nelle terre selvagge” della regia e nella vita di Christopher McCandless

Altra sublime prova è quella di “21 grammi – Il peso dell’anima” (2003) del regista messicano Alejandro González Iñárritu, con cui vince la sua seconda Coppa Volpi al Festival di Venezia.

La carriera di Penn prosegue poi con “The Assassination” (2004), di Niels Mueller storia vera del tentativo, fortunatamente fallito, di Sam Bicke di far schiantare un piccolo aereo sulla Casa Bianca.

Lavora con Nicole Kidman nel 2005 in “The Interpreter” di Sydney Pollack, girato nel Palazzo di Vetro dell’ONU.

Nel 2007 torna alla regia per dirigere la struggente vicenda di Christopher McCandless in “Into the Wild – Nelle terre selvagge”. Sean Penn ha dovuto aspettare circa dieci anni per ottenere i diritti da Jon Krakauer, autore del libro a cui è ispirato il lungometraggio, ma è valsa la pena di attendere, dato che il risultato finale è un opera di grande spessore con un eccellente Emile Hirsch.

Il secondo premio Oscar come miglior attore grazie a “Milk”: “This Must Be the Place” di Sean Penn, il suo posto è Hollywood

Nel 2008 è presidente della giuria del Festival di Cannes e nel 2009 interpreta il film di Gus Van Sant, sulla vita del sindacalista gay, “Milk”. Grazie alla sua splendida performance ottiene il secondo premio Oscar come Miglior Attore.

Nel 2011 lo vediamo recitare al fianco di Naomi Watts in “Fair Game” di Doug Liman ed in “The Tree of Life”, ambientato negli anni ’50, assieme a Brad Pitt. Nello stesso anno veste i panni di una vecchia rockstar nel film di Paolo Sorrentino “This Must Be the Place” e l’anno seguente recita in “Gangster Squad”. Nel 2013 è nel cast della pellicola di Ben Stiller “I sogni segreti di Walter Mitty”, remake di un film degli anni ’40.

Domenica Quartuccio

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