Requiem for a Dream

"Requiem for a Dream" - Recensione: la messa in scena della raggelante trasformazione di sogni in dipendenze, che non lasciano scampo

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Requiem for a Dream: Dipendenze e sogni deflagrati in ossessioni nefaste che non riusciranno ad andare oltre il freddo invernale. Il montaggio, molto spesso rapido, quasi straziante, incolla fra loro inquadrature dal taglio moderno; il tutto coronato da una colonna sonora d’effetto, con l’evidente richiamo alle Quattro Stagioni vivaldiane.

La sinossi di “Requiem for a Dream”, semplice da seguire, si distanzia dalle avanguardistiche e disorientanti narrazioni funamboliche del periodo, nominato dai più postmoderno. Vengono presentati fondamentalmente quattro personaggi: Sara (Ellen Burstyn), madre sola di Harry (Jared Leto), il quale intrattiene una relazione d’amicizia e lavoro con Tyrone e una d’amore con Marion.

I 100 minuti o poco più della pellicola sono suddivisi ingegnosamente in tre porzioni che nascondono un significato d’effetto palese quanto pessimistico, possibilmente traducibile come l’irreversibilità delle scelte.

Estate, il futuro sembra brillare

Il rapporto fra Sara e suo figlio pecca d’affetto e direziona la vita della donna in uno spazio claustrofobico e desolato, la sua casa; luogo in cui il silenzio è interrotto esclusivamente dalle ciarle del programma televisivo da lei seguito con puntuale costanza.

Harry e la sua Marion sono invece due giovani innamorati tossicomani. Auspicano naturalmente a un futuro lieto, privo di preoccupazioni finanziarie che consenta loro di realizzare i propri sogni. Proprio per questo, vista la perpetua mancanza di contanti, la coppia, contando sul prezioso aiuto di Tyrone, si impegna nello spaccio, unico mezzo per soddisfare le frequenti astinenze e per concedersi passeggiate con tasche sufficientemente pesanti.

Contemporaneamente, Sara, ossessionata dalla sua trasmissione preferita e da visioni compulsive sempre più frequenti, in vista di un possibile invito nello studio, intraprende un’impegnativa dieta volta a riuscire a ritrovare la forma fisica della giovinezza, da tempo perduta.

Autunno, inizio del tramonto emotivo e della caduta

Problemi e inciampi non tardano ad arrivare con l’Autunno, che ricopre di nubi scure e minacciose il cielo sopra i protagonisti, sempre più coinvolti dalle loro ossessioni, e a miglia di distanza dall’accogliente e sereno mondo che sognavano.

L’inverno, il destino bussa alla porta di ogni protagonista

L’inverno, ultima stagione della pellicola, freddo e nero, fa piovere un destino tenebroso sulle loro esistenze, subordinate completamente alle ossessioni e alle astinenze. Le droghe hanno la meglio e i corpi iniziano un progressivo impoverimento, che svela la parallela scomposizione psichica, scenicamente risolta in un finale memorabilmente tenebroso.

Il regista statunitense Darren Aronofsky riesce a dare al suo lavoro una pastosità rilevante, operando con perspicaci intuizioni che si tramutano in scene volte a suscitare sentimenti forti nello spettatore. L’argomento, palesemente di difficile trattazione, viene argomentato con acutezza ed è reso godibile attraverso un montaggio spesso frenetico, abbellito grazie a dosi mai eccessive di effetti psichedelici alternate a inquadrature di prospettiva inusuale. Anche la colonna sonora, come accennato sopra, contribuisce a imporre quella tinta scura che rende il film cupo e tetro.

La condanna delle dipendenze è palese e corretta, tuttavia non resa a mera opinione borghesemente accettabile, bensì elevata grazie alle analisi dei temperamenti dei personaggi. Risulta molto interessante il metro di analisi psicologica utilizzato, che trascende le apparenze fino a spingersi nella boscaglia dei sentimenti per mostrare i sogni, talvolta anche parzialmente inconsci dei protagonisti, motivando quelle dure scelte che condurranno alla distruzione.

Pietro Paolucci

  • Regia: Darren Aronofsky
  • Cast: Ellen Burstyn, Jared Leto, Jennifer Connelly, Marlon Wayans, Christopher McDonald, Louise Lasser, Keith David,  Marcia Jean Kurtz, Janet Sarno, Suzanne Shepherd, Joanne Gordon, Charlotte Aronofsky, Mark Margolis, Michael Kaycheck, Jack O'Connell, Chas Mastin, Dylan Baker, Ben Shenkman.
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 100 minuti
  • Produzione: USA, 2000.

requiem locandina“Requiem for a dream”, film drammatico tratto dal romanzo di Hubert Selby Jr. e diretto da Darren Aronofsky, regista candidato all’Oscar per “Il cigno nero”, racconta la discesa nell’abisso della dipendenza, nel degrado e nella follia di quattro personaggi: Harry (Jared Leto), sua madre Sara (Ellen Burstyn), la sua ragazza Marion (Jennifer Connelly)e il suo migliore amico Tyron(Marlon Wayans).

Il film è diviso in tre sottosezioni, Estate, Autunno e Inverno, che corrispondono rispettivamente all'ascesa, al declino e alla caduta dei protagonisti. Manca la primavera, stagione di vita, a testimonianza dell’irrimediabilità dei destini dei personaggi.

Harry e sua madre Sara vivono insieme. Lui fa uso di eroina e, insieme all’amico e alla ragazza, spaccia e sogna di diventare ricco grazie al ricavato per avere un futuro migliore. Il ragazzo vive una situazione conflittuale con la madre, la vedova Sara Goldfarb, che non lo segue. La donna guarda costantemente la televisione, e non coglie i segnali della sua dipendenza, nonostante gli innumerevoli furti che il figlio compie in casa.

In un giorno d’estate qualcosa cambia: Sara riceve un’inaspettata chiamata, che l’avvisa di aver vinto la partecipazione al suo show televisivo preferito. La donna diviene a quel punto ossessionata dall’idea di perdere peso e rientrare nel vestito che portava da giovane, per vedere le luci della ribalta della televisione.

Per raggiungere il suo obiettivo, va da un dottore che le prescriverà delle anfetamine per il giorno e un sedativo la sera. Il destino della madre coinciderà allora con quello del figlio: con il passare del tempo, infatti, le pillole cominciano a darle assuefazione e Sara aumenta la dose, iniziando a soffrire di psicosi da anfetamine.

Harry, l’amico Tyron e la ragazza sprofondano nel tunnel della droga, subendo orrori, mortificazioni e mutilazioni, in un abisso a cui non c’è via di scampo. Il film è una parabola sulle dipendenze e sulla vacuità delle spinte consumistiche che consumano le persone.

Il film è stato presentato fuori concorso al 53º Festival di Cannes e non è stato distribuito nelle sale italiane, nonostante abbia ottenuto numerosi premi e una nomination agli Oscar e ai Golden Globe per l’attrice protagonista Ellen Burstyn.

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