Ema (2019)

Ema - Recensione: pellicola esplosiva e visionaria di Pablo Larraìn

Ema review

Ema (Mariana Di Girolamo) è sposata con il suo coreografo Gaston (Gael García Bernal). A causa della sua sterilità i due hanno adottato Polo. Le cose però non sono andate bene per la coppia che ha rinunciato al piccolo, adottato in seguito da un’altra famiglia. In procinto di separarsi, la donna farà di tutto per riprendersi il figlio rifiutato.

É un film molto particolare "Ema", in Concorso a Venezia 76, e lo è anche la sua protagonista, interpretata dall’attrice dalla figura androgina Mariana Di Girolamo al suo primo ruolo importante. La sua fisicità esplode letteralmente nelle sequenze di danza che sono parte integrante del plot.

Il film inizia, infatti, con potenti balletti corali su sfondi psichedelici e di giostre che vanno a fuoco in un parco notturno. Quello che segue dopo potrebbe sfuggire alla logica di una narrazione tradizionale.

Ema diventa il motore di un caos che coinvolgerà non solo il marito, ma anche persone apparentemente estranee. La danzatrice che vuole essere madre intreccia diverse relazioni sentimentali, una con un pompiere (Santiago Cabrera) e l’altra con la sua avvocatessa che si dovrebbe occupare del suo divorzio.

Un film che fa discutere e non lascia indifferenti

La pellicola di Larraìn non si può definire convenzionale. La storia è più che altro una serie di eventi random che coinvolgono la protagonista. C’è qualcosa di alieno nella sua fisicità che attrae e disturba al tempo stesso. Il sesso declinato in tutte le possibili variabili è rappresentato molto esplicitamente, e occupa gran parte della visione. Bisogna arrivare al finale per capire cosa voleva dire il regista cileno, che ha scelto una chiave di lettura anarcoide, come la sua protagonista.

Le coreografie e i balletti sono fantastici e colpisce pure molto l’uso del fuoco come elemento trainante della storia.

“Ema” potrebbe ricordare a tratti “Climax” di Gaspar Noe per lo stile di regia, senza averne tuttavia la sua complessità. Tutto il film è sulle spalle forti di Mariana Di Girolamo che sovrasta tutti gli altri attori, compreso Gael García Bernal. Del resto, c’è da dire che il suo personaggio è decisamente più opaco di quello di Ema.

Quel che è certo, che Lorraìn è riuscito a rappresentare la figura materna, calandola nel presente con un uso sapiente della musica che è parte integrante della storia.

Ivana Faranda

  • Regia: Pablo Larraín
  • Cast: Gael García Bernal, Santiago Cabrera, Mariana Loyola, Mariana Di Girolamo, Giannina Fruttero, Catalina Saavedra, Paola Giannini, Antonia Giesen, Paula Luchsinger, Josefina Fiebelkorn
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 102 minuti
  • Produzione: Cile, 2019

Ema locandina film"Ema" è un film di Pablo Larraín, presentato in Concorso al Festival di Venezia 2019.

Un ritratto molto atipico della figura materna

Ema è una giovane danzatrice, sposata con il suo coreografo giovane ballerina Gastón. I due avevano adottato il piccolo Polo, ripudiato dopo un grave incidente familiare.

La donna non si rassegna alla perdita e farà di tutto per ritrovarlo, riuscendo a creare alla fine una grande famiglia disfunzionale quanto mai attuale. Un film che racconta il presente usando come medium la musica e la danza.

Regia e cast

Pablo Larraín è stato apprezzato in Italia dal suo secondo lungometraggio dal titolo "Tony Manero", diretto nel 2008 e vincitore come Miglior Film e Miglior Attore al Torino Film Festival. Il regista nel 2016 ha diretto il biopic "Jackie", presentato al  73° Festival di Venezia, nel corso del quale ha ottenuto il premio per la Migliore Sceneggiatura e ha ricevuto tre candidature ai Premi Oscar per la Miglior Colonna Sonora, Migliori Costumi e Miglior Attrice Protagonista a Natalie Portman.

La sceneggiatura del film è stata realizzata da Guillermo Calderón e Alejandro Moreno. Nel cast spicca il nome Gael García Bernal, interprete indimenticabile di "I diari della motocicletta" (2004) di Walter Salles, diretto da Larraín in "No - I giorni dell'arcobaleno" (2012) e "Neruda" (2016), e prima di "Ema" al cinema con "Lontano da qui" (2018) di Sara Colangelo.

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