Neruda (2016)

Neruda – Recensione: quando il cinema diventa poesia

neruda

“Neruda” di Pablo Larraín non vuole certamente essere un film alla portata di tutti; il regista si rivolge al pubblico amante della poesia, dell’introspezione e dell’astratto, creando un’opera che è più di un semplice film: è poesia accompagnata da immagini.
La poesia di Pablo Neruda, in questo caso, immortale poeta cileno qui rappresentato durante il periodo di clandestinità mentre le forze dell’ordine lo ricercano come sobillatore e comunista. A fare da nemesi a Neruda c’è un poliziotto rigido e instancabile che fa anche da voce narrante per la maggior parte dell’opera.

Se ne vedono pochi in giro di film come “Neruda” poiché sono una lama a doppio taglio: da un lato si tratta di lavori artistici di grande livello, dall’altra sono destinati ad un pubblico estremamente ristretto e che diminuisce sempre di più con il passare del tempo. Pablo Larraín è uno di quei registi che non si fa intimidire dal rischio economico e porta sullo schermo ciò che la sua mente di artista vuole mostrare, senza freni né paure, e questo lo rende un grande regista.

Neruda: poca azione e molta introspezione

“Neruda” non è né un film biografico né un film d’azione come potrebbe fare pensare la trama – un poliziotto inarrestabile che dà la caccia ad uno scaltro artista – ma si tratta di una pellicola che punta tutto sull’introspezione, sul filo che divide la realtà dalla fantasia, e dedica un ruolo centrale alla figura dello scrittore in quanto uomo con il potere di cambiare la realtà, di rendere questo filo sempre più sottile fino a farlo sparire.

“Neruda” è una visione consigliata a chi ama la poesia – soprattutto lo stile di Pablo Neruda, a cui la sceneggiatura si ispira molto – e a chi apprezza i film riflessivi dove succede poco in fatto di azione ma tantissimo nella mente e nell’anima.
“Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni”.

Valeria Brunori

  • Regia: Pablo Larraín
  • Cast: Gael García Bernal, Alfredo Castro, Luis Gnecco, Antonia Zegers, Pablo Derqui, Mercedes Morán, Marcelo Alonso, Francisco Reyes, Alejandro Goic, Jaime Vadell, Diego Muñoz, Michael Silva
  • Genere: Biografico, colore
  • Durata: 107 minuti
  • Produzione: Argentina, Cile, Spagna, Francia 2016
  • Distribuzione: Good Films
  • Data di uscita: 13 Ottobre 2016

Neruda 1Cile, 1948. Il governo di Gabriel Gonzalez Videla, eletto grazie ai voti della sinistra, sceglie di abbracciare la politica statunitense e di condannare il comunismo alla clandestinità. Pablo Neruda, poeta, senatore e massima personalità artistica del Paese, decisamente contrario a questa decisione, diventa il ricercato numero 1. In accordo con il partito comunista, Neruda sceglie l'esilio anziché il carcere, ma per riuscire a fuggire deve fare i conti con Oscar Peluchonneau, l'ispettore di polizia che Videla sguinzaglia contro di lui.

Già dalla prima sequenza il regista illustra la capacità oratoria di Neruda e il misto di invidia e risentimento verso di lui che aumenta presso i suoi nemici. Anima e voce dello spirito identitario cileno, Pablo Neruda è come se accompagnasse con la sua poesia di ribellione e di intenso amore per la vita le vicende tragiche di un popolo glorioso e al contempo macchiato dall'infamia.

Con "Neruda" Larraín si conferma cantore ineguagliabile della storia del suo Paese e delle sue molteplici contraddizioni, capace in ogni occasione di adottare un registro differente (cruda provocazione in Tony Manero del 2008, astrazione del marketing dalla tragedia in "No - I giorni dell'arcobaleno" del 2012). Per "Neruda" sceglie l'estetica del cinema noir classico americano e la cala in un contesto quasi surreale, visionario, leggero e veloce come i versi del poeta.

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