(Newton, 8 febbraio 1925 – Los Angeles, 27 giugno 2001)
Laureato all’Università di Harvard, Jack Lemmon si dedica soprattutto alla televisione e al teatro, muove i primi passi sul grande schermo con le commedie “La ragazza del secolo” (1954) di George Cukor, “Phffft (e l’amore si sgonfia)” (1954) e “Mia moglie preferisce suo marito” (1955).
Nel 1955 ottiene il primo ruolo importante con “Mister Roberts”, in cui interpreta un temerario tenente su una nave in mezzo al Pacifico, grazie al quale vince il suo primo premio Oscar. Seguono film minori come: “Mia sorella Evelina” (1955), “Autostop” (1956), “Cowboy” (1958), “Una strega in paradiso” sempre del 1958, fino ad arrivare al cult di “A qualcuno piace caldo” del 1959, dove è protagonista di un’avvincente storia al fianco di Marylin Monroe e Tony Curtis per la regia di Billy Wilder, con il quale Lemmon lavorerà spesso nel corso della sua carriera.
L’attore e il collega Curtis sono due musicisti, testimoni involontari di una sparatoria mafiosa (la strage di San Valentino del ’29), che per sopravvivere si uniscono ad una orchestra che sta per partire per la Florida travestiti da donne. Da qui inizia un viaggio e una serie di gag esilaranti che rendono la pellicola un classico del genere commedia. Per la sua parte Lemmon vince un BAFTA come Miglior Attore Internazionale. Dopo questo successo Jack partecipa a molti film famosi tra cui: “L’appartamento” (1960) ancora di Wilder, per il quale vince il suo secondo BAFTA come Miglior Attore Internazionale; “L’affittacamere” (1962) con Kim Novak; “I giorni del vino e delle rose” (1962) di Blake Edwards; “Irma la dolce” (1963) sempre di Billy Wilder con Shirley MacLaine; “Come uccidere vostra moglie” (1965) con Virna Lisi e “La grande corsa” (1965) di nuovo diretto da Edwards. Successivamente lavora in “Non per soldi… ma per denaro” (1966) di Billy Wilder, per la prima volta insieme a Walter Matthau, con cui inizia un sodalizio che li lega come amici e come coppia comica. Nel 1968 sono di nuovo fianco a fianco ne “La strana coppia”, da cui si svilupperà un sequel nel 1998. Si distacca dal partner abituale e gira nel 1971, da regista, la commedia “Vedovo, aitante, bisognoso d’affetto, offresi… anche babysitter”.
Torna a vincere l’Oscar nel 1973 con “Salvate la tigre”, in cui è il proprietario di un’azienda tessile in rovina che cerca degli espedienti per risollevarla, tra gli incubi della guerra e la vita quotidiana. In “Prima pagina” (1974) storia di due giornalisti, è di nuovo con Walter Matthau per la regia di Billy Wilder. Successivamente lo troviamo in “Airport ‘77” (1977), “Sindrome cinese” (1979) e “Tribute: serata d’onore” (1980); per tornare all’accoppiata con “Buddy Buddy” del 1981. I due partecipano in scene diverse, anche al film di Oliver Stone “JFK: un caso ancora aperto” (1991) sull’inchiesta dell’assassinio del presidente. L’attore continua la sua carriera con “Americani” (1992) di James Foley, con il quale vince la coppa Volpi al Festival di Venezia, e “America oggi” del 1993, quest’ultimo per la regia di Robert Altman (con il quale aveva già lavorato nel 1992 ne “I protagonisti”) che lo vuole per questa intrecciata storia sullo sfondo di Los Angeles.
La coppia comica torna a far ridere con “Due irresistibili brontoloni” del 1993, e il seguito, “That’s amore – Due irresistibili seduttori” del 1995, quest’ultimo con una bellissima Sophia Loren.
Nel 1996 prende parte a “Hamlet” di Kenneth Branagh, in cui è Marcello, per poi tornare con l’amico Matthau ne “Gli impenitenti” del 1997 e “La strana coppia II” del 1998.
Possiamo dire che con il suo carisma e il suo talento Jack Lemmon ci ha regalato splendide interpretazioni che perdurano nel tempo.
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