Jafar Panahi

Con una ricca filmografia di successo alle spalle, il pluripremiato Jafar Panahi rappresenta a tutti gli effetti il cinema Iraniano. Quello che Panahi ci presenta è il suo mondo, fatto di drammi, di contestazioni, le stesse che lo porteranno ad avere una condanna da parte del regime Iraniano, che mal sopporta il suo stile narrativo. La sua idea di cinema è fatta anche di critica al governo dittatoriale dell'Iran, che non accetterà mai le sue velleità artistiche, sebbene nel resto del mondo sia considerato un regista dal grande talento.

Jafar Panahi, pluripremiato regista iraniano

(Mianeh, 11 luglio 1960)

Jafar Panahi bio

Cannes, Venezia, Berlino e Locarno: quale regista può vantare vittorie nei quattro più importanti festival d’Europa? Pochi e tra questi c’è Jafar Panahi, un regista iraniano nato a Mianeh l’11 luglio del 1960.

Purtroppo Panahi, nonostante i riconoscimenti internazionali, è conosciuto dal grande pubblico più per le sue drammatiche vicende personali, che per la sua meravigliosa arte cinematografica. Infatti il regista, a causa delle pesanti critiche mosse costantemente nei suoi film al regine di Teheran, è stato arrestato, con una scusa, il 1 marzo del 2010. La sua colpa è quella di aver partecipato all’ondata di manifestazioni, represse nel sangue, del 'popolo verde' dopo le elezioni, per denunciarne i brogli.

Fortunatamente Jafar Panahi, anche grazie ad una mobilitazione da parte di tutto il mondo del cinema è stato rilasciato il 24 maggio 2010 su cauzione, durante la serata di premiazione del Festival di Cannes. Amato in Europa, censurato in patria!

Il successo nel 1995 a Cannes, il ''palloncino bianco'' di Jafar Panahi vola alto

La carriera del regista comincia, dopo aver frequentato l’Università del Cinema e della Televisione della capitale iraniana, con una serie di cortometraggi per la televisione che gli permettono di conoscere il grande Abbas Kiarostami che lo chiama a lavorare per lui nel 1994 nella pellicola “Sotto gli ulivi”. Nel 1995, Panahi debutta finalmente alla regia del suo primo vero lungometraggio. Si tratta de “Il palloncino bianco”, con cui vince la Camera d’Or nello stesso anno al Festival di Cannes.

Il suo secondo film è “Lo specchio” (1997), pellicola apprezzata soprattutto dal cinema occidentale che gli vale il Pardo d’Oro al Festival di Locarno. Le prime due opere di Jafar Panahi si caratterizzano per la presenza di bambini come protagonisti, per aggirare la censura, e per le scelte che rivelano la sua voglia di metacinema.

Nel 2000 partecipa con il suo terzo film “Il cerchio” alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia vincendo il Leone d’Oro. Questa volta il regista abbandona il mondo dell’infanzia, concentrando la sua attenzione sull’universo femminile e sulla condizione della donna nel mondo islamico, attraverso le storie quotidiane di otto donne, raccontate con un punto di vista assolutamente super partes.

Tra pellicole vincenti e docu-fiction, Panahi conosce anche l'amarezza della condanna al carcere: amato in Europa, censurato in patria

Nel 2003 partecipa ancora una volta al Festival di Cannes, a cui è particolarmente legato e il cui affetto è ricambiato con un ennesimo premio: vince infatti il Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard con la pellicola “Oro Rosso”, una storia avvincente ambientata in una Teheran insolitamente lussuriosa. Il film, sceneggiato da Kiarostami, è stato proibito in patria, nonostante sia stato apprezzato da buona parte della critica occidentale.

Realizza poi il docu-fiction “Offside” (2006), commedia che prende in giro il machismo nel mondo del calcio. La storia racconta infatti le vicende di un gruppo di signorine che decidono di travestirsi da uomini per cercare di assistere ad una partita di calcio della nazionale iraniana. Ovviamente anche questo film per i temi trattati e per le pesanti accuse che muove nei confronti del regime è vietato in Iran, nonostante ancora una volta arrivi la benedizione di un altro Festival importante come quello di Berlino che nel 2006, proprio per “Offside” gli consegna l’Orso d’Argento.

Il 20 dicembre del 2010 Panahi viene condannato a 6 anni di carcere e al divieto per 20 anni di realizzare film. Amnesty International il 23 dicembre si mobilita con una nuova petizione.

Nel 2011 torna a far parlare di sé con il nuovo film documentario "This Is Not a Film", denunciando le privazioni del cinema iraniano. Il 2013 è invece segnato dal drammatico "Closed Curtain" in cui mostra, tra astrazione e realismo, la propria condizione di artista nel difficile scenario iraniano.

Nel 2015 torna al cinema militante con "Taxi Teheran", in cui lo stesso regista si mette alla guida di un taxi per raccontare diverse tipologie umane, mentre nel 2018 presenta al Festival di Cannes "Tre volti" in cui compare nuovamente in scena, per interpretare se stesso. Ripete poi l'esperienza nel 2022 con "Gli Orsi non esistono", presentato al Festival di Venezia e premiato con il Premio Speciale della Giuria.

Tiziano Filipponi

Jafar Panahi Filmografia

Jafar Panahi Il cerchio scena film
Scena tratta da "Il cerchio" (2000), terza pellicola di Jafar Panahi, vincitrice del Leone d'Oro alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
  • I capi feriti (Cortometraggio) (1988)
  • Kish (Cortometraggio) (1991)
  • L'amico (Cortometraggio) (1992)
  • L'ultimo esame (Cortometraggio) (1992)
  • Il palloncino bianco (1995)
  • Ardekoul (Cortometraggio)  (1997)
  • Lo specchio (1997)
  • Il cerchio (2000)
  • Oro rosso (2003)
  • Offside (2006)
  • La fisarmonica (Cortometraggio)  (2010)
  • This Is Not a Film (2011)
  • Closed Curtain (2013)
  • Taxi Teheran (2015)
  • Tre volti (2018)
  • Gli orsi non esistono (2022)

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