Tre Volti (2018)

Tre volti - Recensione: un viaggio nel tempo con Jafar Panahi

Tre volti img filmJafar Panahi è riuscito nella difficile impresa di portare sul grande schermo un altro suo lavoro. "Tre volti" è un film metaforico, semplice nello svolgimento, ma capace di compiere un complessa e suggestiva analisi di un contesto sociale molto delicato, che va dalla condizione della donna a quella del cinema nell’Iran di oggi.

"Tre volti" è il racconto di tre donne molto diverse, fisicamente, per età, per il contesto sociale di appartenenza, ma unite da un obiettivo comune: il successo.

Una giovane aspirante attrice, Marziyeh Rezaei, filma il proprio suicidio con uno smartphone e supplica la star iraniana Benhaz Jafari di prendere a cuore la sua situazione. Marziyeh è osteggiata dalla famiglia e dalla comunità locale che fa di tutto per impedirle di perseguire il suo sogno.

Benhaz Jafari, sconvolta dalla visione di quel messaggio, parte insieme al regista Jafar Panahi alla volta del villaggio remoto da cui proviene la ragazza, per sincerarsi che quel video sia una messa in scena.

Behnaz è una donna combattuta dal desiderio di tornare al suo lavoro e alla sua vita nel più breve tempo possibile, ma allo stesso tempo sente in cuor suo  di non poter abbandonare al suo destino una ragazza che tanto le ricorda lei da giovane e soprattutto che sta passando le stesse difficoltà incontrate dalla star prima di raggiungere la notorietà.

"Tre volti" è un viaggio in tre epoche differenti, una sorta di paradosso: i tre volti a cui si riferisce il titolo sono quelli dell’attrice affermata, dell’attrice emergente e dell’attrice reietta, una donna che "faceva film" prima della Rivoluzione del 1979 e che ora vive da reclusa in una casetta isolata.

E così, fra simboliche strade a senso alternato, in cui una delle due vetture deve cedere il passo all’altra per andar avanti, l’attrice e il regista attraversano l’Iran più rurale, scoprendo come dietro alla chiusura mentale e all’ostentato rispetto per le tradizioni si celi anche un’altrettanto intensa ospitalità.

Tre volti: un film straordinario più nell'idea che nella realizzazione

Tre volti img filmIl messaggio che si nasconde dietro alla pellicola, probabilmente, è molto più complesso e interessante di quello che lo stesso film mostra. Considerando le condizioni in cui vive il regista Panahi - un dissidente, al quale il regime da tempo ha vietato di realizzare lungometraggi e di lasciare il paese - la realizzazione di "Tre volti" è di per sé un'impresa grandiosa; purtroppo durante la visione si notano tutte le limitazioni e le difficoltà a cui il cineasta è andato incontro.

Uno degli aspetti più interessanti di "Tre volti" è il ruolo apparentemente in ombra del regista, una sorta di  spettatore passivo ma allo stesso tempo mentore saggio per il un gruppo di donne a cui decide di lasciare la scena. In "Tre volti" appare evidente la rassegnazione da parte di  Jafar Panahi per una situazione socio-politica che di certo non si può cambiare, al massimo la si può osservare e imparare a gestirla.

Chiara Broglietti

  • Titolo originale: Three Faces
  • Regia: Jafar Panahi
  • Cast:  Jafar Panahi, Behnaz Jafari, Marziyeh Rezaei
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 84 minuti
  • Produzione: Iran, 2018
  • Distribuzione: Cinema Distribuzione
  • Data di uscita: 29 novembre 2018

tre volti locandina italiana"Tre volti" è un film drammatico dell'iraniano Jafar Panahi, protagonista della stessa pellicola. Miglior sceneggiatura a Nader Saeivar al Festival del Cinema di Cannes 2018, il film non è stato estraneo alle controversie che da anni tengono il regista e sceneggiatore nell'occhio del ciclone. In uscita nelle sale il 29 novembre 2018, "Tre volti" porta sullo schermo tematiche scottanti proprie della cultura conservatrice iraniana.

Tre Volti: la trama

La famosa attrice iraniana Behnaz Jafari riceve un video da una giovane ragazza di nome Marziyeh che chiede di essere aiutata a sfuggire alle rigide regole di una famiglia conservatrice. L'attrice decide così di abbandonare le riprese del suo film per rivolgersi al regista Jafar Panahi in cerca di aiuto. Egli, oramai, si guadagna da vivere come conducente, non gli è più permesso di esercitare la sua professione.

Così i due lasciano la città e si mettono in viaggio verso le montagne del nord ovest dell'Iran, dove si trova il villaggio della ragazza. Si tratta di un paesino in cui vigono remote tradizioni, fondamento della vita locale. Fare l'attrice è il sogno di Marziyeh: la ragazza è disposta a tutto pur di realizzarlo, anche a suicidarsi, se necessario. La ragazza è allieva del conservatorio di Teheran, è cresciuta sotto le rigide norme della tradizione, con un fratello autoritario e violento che la costringe a sottostare alle regole.

Tre Volti: le controversie

Jafar Panahi presenta una nuova variante della riflessione sulla società iraniana. Accanto al regista, Behnaz Jafari interpreta se stessa, decidendo di non ricevere compenso per questo film e mostrare così solidarietà a Panahi. Egli riporta campioni umani della sua società al fine di restituire un'immagine realistica e onesta, senza giudicare e senza arrendersi al potere.

La pellicola dell'iraniano, come molte altre prima, è stata considerata illegale. Panahi è stato condannato diverse volte a scontare pene carcerarie, a non poter lasciare il paese e a non poter più realizzare film. Ma il regista, nonostante continui a essere nel mirino, non si ferma, continua a firmare clandestinamente opere dalla portata considerevole e ad aggiudicarsi premi nei più importanti festival cinematografici.

 

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1 Comment

  1. Valengher

    Taxi Teheran mi era piaciuto, interessante e brioso. Qui si dorme, una noia mortale, senza capo né coda. Piacerá agli esistenzialisti parigini degli anni ‘70 superstiti. Non capisco i 4 pallini del Corsera.

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