Taxi Teheran – Recensione

Taxi Teheran – Recensione

  • Titolo originale: Taksojuht
  • Regia: Jafar Panahi
  • Cast: Jafar Panahi
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 82 minuti
  • Produzione: Iran, 2015
  • Data di uscita: 27 agosto 2015

Un film clandestino di Jafar Panahi, il più importante rappresentante del cinema iraniano contemporaneo

taxi teheranJean- Luc Godard diceva “È ora di smetterla di fare film che parlano di politica. È ora di fare film in modo politico”. Se c’è un’opera che corrisponde perfettamente a questa frase del maestro della Nouvelle Vague è “Taxi Teheran” del pluripremiato cineasta iraniano Jafar Panahi.

Bloccato per 20 anni dalla censura del suo paese nel 2010, Panahi ha girato un piccolo film in bilico tra documentario e finzione. Alla guida di un taxi, il regista racconta la sua città e il suo paese partendo dalle microstorie dei suoi passeggeri.

Ci sono due donne anziane con un pesce rosso, uno spacciatore di dvd vietati, un uomo ferito che fa testamento in diretta e last but not least la sua nipotina, ma anche il suo avvocato.

C’è un mondo in quella macchina ed è il suo mondo. Lo raccontano quasi senza filtri le tre videocamere montate sulla sua macchina ad altissima definizione nascoste in diverse scatole di fazzoletti.

Tra i personaggi spiccano su tutti il suo avvocato – una donna coraggiosa che per difenderlo è stata radiata dall’ordine – e la nipotina di Panahi. La piccola deve fare un corto per la scuola e legge allo zio regista le regole scritte dal governo iraniano per poter rendere un’opera distribuibile.

C’è tanta ironia in questo piccolo e grande film, premiato nel 2015 alla Berlinale. Ma c’è anche tanto coraggio anche per i passeggeri, tutti attori non professionisti di cui nei titoli di coda non si vede il nome per via dei rischi che correvano a girare quest’opera.

“Taxi Teheran” un film  in  cui la finzione non  è mai stata così vicina alla realtà.

Senza ipocrisia alcuna si può dire che “Taxi Teheran” non è un capolavoro dal punto di vista cinematografico. Lo è però per il suo messaggio. Panahi ha detto “Sono un cineasta, il cinema è il mio modo di esprimermi ed è ciò che dà un senso alla mia vita. Niente può impedirmi di fare film e quando mi ritrovo con le spalle al muro, l’esigenza di creare si manifesta in modo ancora più pressante, devo quindi continuare a filmare, a prescindere dalla circostanze: per rispettare quello in cui credo e per sentirmi vivo”. E quest’opera è un manifesto di libertà e vitalità, che dimostra quanto può essere importante la settima arte.

Il film è il primo titolo della nuova casa di distribuzione CINEMA di Valerio De Paolis, mirata alla distribuzione di opere di nicchia che non trovano facilmente spazio in Italia.  Uscirà nelle sale cinematografiche il 27 agosto 2015.

Ivana Faranda

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