Festival di Cannes 2019: primi bilanci

Manca molto poco alla chiusura della kermesse francese che ha visto in concorso il fior fiore del cinema mondiale da Almodovar a Loach, passando per i “soliti” nomi d’oltralpe, immancabili sulla Croisette.

Festival di Cannes 2019: tempo di bilanci prima della designazione dei vincitori

Once Upon a Time in Hollywood imm copertina

Si comincia a parlare dei possibili papabili alla Palma d’Oro del Festival di Cannes 2019. Sono passati quasi tutti i grandi nomi della settima arte in una kermesse funestata dalla pioggia, dove il divieto di spoiler regnava sovrano. Eppure, il cattivo tempo non ha rovinato il clima di attesa per “C’era una volta a… Hollywood” di Tarantino, che ha colpito al cuore gli spettatori. Il regista di “Pulp Fiction” ha omaggiato apertamente il genere spaghetti western di Sergio Leone, dando vita a una coppia di star come Brad Pitt e Leonardo DiCaprio, alle prese con una carriera in discesa libera. Il maestro del cinema pulp ha raccontato a modo suo la triste storia del massacro di Bel Hair, in cui fu uccisa Sharon Tate. La bella attrice è interpretata egregiamente dalla giovane Margot Robbie. Qualcuno ha definito l’opera di Quentin autoreferenziale, ma il pubblico ha applaudito senza esitazione.

Dolor y gloria Immagine Copertina
Dolor Y Gloria

Molto bene anche per “Dolor Y Gloria” di Pedro Almodovar, che sembra aver ritrovato la sua vena creativa perduta, grazie a una parabola molto personale, che vede in scena un Antonio Banderas grandioso.

Bello, ma meno forte degli altri suoi film, “Sorry We Missed” di Ken Loach, ritratto di un’umanità segnata dal precariato, senza avere tuttavia una portata politica importante. Il regista per una volta ha puntato tutto sull’aspetto più intimo dei suoi personaggi.

Malik, un tempo molto parco, ha portato in concorso “A Hidden Life”, storia vera di un obiettore di coscienza austriaco che si rifiutò di combattere per Hitler. Il risultato, non è stato dei più felici.

Il morti non muoiono al Festival di Cannes 2019

Anche l’apertura della kermesse con “I morti non muoiono” di Jarmusch non ha lasciato il segno.

Ha invece diviso pubblico e critica “Il giovane Ahmed” del duo registico belga Dardenne, storia di un adolescente che si perde dietro l’integralismo islamico. Il finale è catartico e i due cineasti forse sono più aperti a conclusione quasi serene rispetto al passato.

Parlando di grandi nomi, Xavier Dolan con il suo “Matthias & Maxime” ha deluso per aver mostrato una storia già vista troppe volte. Molto meglio, per Arnaud Desplechin, che ha centrato il bersaglio con una narrazione ben costruita in “Roubaix, une Lumiére”.

Infine, Isabelle Huppert, che si è fatta dirigere molto bene dal regista indie Ira Sachs nel dolente “Frankie”, ha offerto un’ottima interpretazione per un film non perfetto, che sembra francese, pur essendo made in Usa.

La carica dei debuttanti

Stritolato tra grandi film, non è andata male al brasiliano “Bacurau” di Kleber Mendonça Filho e Juliano Dornelles, che ha ottenuto un certo successo utilizzando una narrazione di una dolcezza ammaliante.

Interessante il mix di horror e realtà di “Atlantics” della regista franco/senegalese Mati Diop, che però si perde in troppi spunti.

Bene per il coreano “Parasite” diretto da Bong Joon-ho, che occhieggia in qualche modo a Tarantino per la carica di ironia mischiata a una buona dose di violenza.

Les Miserables

Tra le sorprese di questa edizione c’è il cineasta Lady Ly, nato in Mali, che con il suo “Les Misérables” ha letteralmente folgorato Cannes ed è un papabile per la Palma d’Oro.

Aspettiamo con curiosità “Il traditore” di Bellocchio, in programma oggi, opera che potrebbe regalarci una vittoria come quella di un anno fa con “Dogman” di Matteo Garrone.

Appuntamento a sabato alle ore 19.15 per i nomi dei vincitori.

Lorenzo Buellis

23/05/2019

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