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Noi (2019)

Recensione

Noi – Recensione: il riflesso di un continente

Noi recensione

Il 25 maggio 1986 milioni di americani si presero per mano, formando una catena umana che abbracciò gli Stati Uniti interamente da un polo all’altro, HANDS ACROSS AMERICA, cosi si chiamava questa manifestazione a scopo “benefico”, che suscitò una forte partecipazione da parte della collettività. Da questa vicenda e, soprattutto, dai suoi lati oscuri parte Jordan Peele per generare la sua seconda pellicola dopo “Get Out“, in cui scopriamo che il nostro peggior nemico siamo proprio noi stessi.

Noi (2019)

Il film si apre con un’immagine evocativa di conigli in gabbia, una bambina allo “specchio” e un’apparentemente tranquilla vacanza nella casa estiva di una famiglia afroamericana, con lo spettro di un trauma d’infanzia.

“US”, titolo originale con il doppio significato di noi stessi e Stati Uniti d’America, è un opera inquietante, spietata e terrificante, densa di riferimenti cinefili e debiti verso i “maestri”, partendo da Kubrick ed il suo onnipresente “Shining“, a Terry Gilliam e alla sua estraneità onirica ma ragionata, a Dario Argento nella scansione delle scene operata da una musica incalzante e mirata e nella colorimetria dei quadri scenici, dominati dal blu, rosso e giallo, per chiudere con l’ultimo Lanthimos e la scena finale de “La favorita“, emblema di una gabbia mentale e della strumentalizzazione a cui siamo sottoposti in un eterno conflitto tra noi e gli “altri”.

Noi: del doman non v’è certezza

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La prima inquadratura, il vero indizio, ritrae un’America utopica, coesa e scevra di conflitti sociali in un’immagine di pura “propaganda”. Dopo ci si sposta in un luna park sulla spiaggia di Santa Cruz, con una bambina smarrita e un gioco “La foresta di Merlino – Trova te stesso” dove basta guardarsi nel proprio riflesso per trovare il vero nemico, in un paese simbolo delle disuguaglianze, seppur occultate. Dopo i titoli ritroviamo la bambina divenuta adulta, Adelaide, magistralmente interpretata da Lupita Nyong’o e costretta a tornare su quella spiaggia, scenario del suo incubo del passato che tutto incupisce.

Alla sera la paura incombente si materializza nella sagoma di cinque estranei, veri doppelganger della famiglia, che si tengono per mano in cima al vialetto.
É l’inizio della fine.

“Quando punti il dito contro qualcuno, hai tre dita puntate contro di te” recita una battuta del film ed ecco snodarsi il confronto tra l’ombra e la bambina, in un monologo del rancore tra Adelaide e Red, il suo doppio, l’unica “copia” in grado di parlare, identica all’originale, ma dallo sguardo straniante e segnato dalla violenza. Duplicati che sono all’apparenza perfettamente uguali, ma che sembrano non avere anima e non sanno comunicare, esprimendosi solo in maniera goffa e con lamenti monocorde. E si capisce che i sosia sono degli emarginati che hanno vissuto di scarti da sempre, nascosti alla e dalla società, incarnazione di scelte sbagliate. Alla domanda della protagonista “Chi siete?” le viene risposto “siamo americani”, la raffigurazione del nemico, vestito di rosso e armato di forbici, che però non va cercato oltreconfine, ma in se stessi, il lato oscuro della terra dei sogni, che ha antiche origini, partendo da tunnel dall’uso sconosciuto, che si estendevano sotto l’intero sottosuolo.

Un film stratificato e denso, che valica i confini dell’horror e li amplifica, con ambivalenze, citazioni e tessuto storico, cinematografico e non solo, dominato da un gioco coreografico e scenografico con quadri fotografici a tinte cupe che ricordano la profondità dei “chiaroscuri” del Caravaggio, in un duplice significato dal sapore beffardo, ma amaro.

Un’idea dominante, simbolo dell’ingiustizia, vecchia come il mondo e universale, che genera conflitto, in una lotta disperata senza colore e senza vincitori, ma solo vinti, parafrasando Jordan Peele con la citazione “nascosta” che apre la sua pellicola “Perciò, così parla l’Eterno: ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò” (Geremia 11:11)

Chiaretta Migliani Cavina

Trama

  • Titolo originale: Us
  • Regia: Jordan Peele
  • Cast: Lupita Nyong’o, Elisabeth Moss, Winston Duke, Anna Diop, Yahya Abdul-Mateen II, Tim Heidecker, Cali Sheldon, Kara Hayward, Noelle Sheldon
  • Genere: Horror, colore
  • Durata: 116 minuti
  • Produzione: USA, 2019
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Data di uscita: 4 Aprile 2019

Noi posterDopo il successo di “Scappa – Get Out” (2016) Jordan Peele, oltre ad essere sceneggiatore e produttore, si cimenta in un impegno registico con uno dei film più attesi del 2019, un incubo dalle tinte inquietanti, l’horror “Noi”.
Nel cast del film, anche stavolta composto da alcuni interpreti afroamericani, troviamo Lupita Nyong’o e Winston Duke (“Black Panter“) Elisabeth Moss, Tim Heidecker e Duke Nicholson tra gli

altri.

Siamo noi il nostro peggior nemico

Ambientato sulla costa della Carolina del Nord, “Noi” narra di un’allegra famiglia afroamericana in vacanza in una vecchia casa di proprietà. Come incipit delle visioni di Peele partiamo sempre, come nel precedente successo, da una serena cornice comune che crea un clima disteso, ma che improvvisamente viene interrotta da un elemento minaccioso e inaspettato.

In questo caso Adelaide, (Lupita Nypong’o) moglie di Gabe (Winston Duke) e madre di famiglia, è vittima di un trauma giovanile inspiegabile e irrisolto, che la porta, in un crescendo di paranoie, alla netta sensazione di un pericolo imminente per i suoi cari che si manifesta una sera, al calare delle tenebre. In fondo al vialetto della sua casa appaiono misteriosi e inquietanti avversari: quattro persone vestite di rosso che si tengono per mano, esteticamente identiche ai rispettivi componenti del nucleo familiare, terrificanti e psicopatici doppelganger.

Noi: incubo inarrestabile, una nuova mitologia di mostri

“Noi” è un thriller ad hoc, condito da una buona dose di ironia, una visione sconcertante destinata a disturbare lo spettatore con una crescente pressione psicologica, indirizzata, secondo le parole del regista, alla “creazione di una nuova mitologia… qualcosa che lasci il segno nel genere horror, ma continui a rappresentare il mio amore per film che sono contorti, ma anche divertenti”.

Il film viene distribuito nelle sale da Universal insieme alla Monkeypaw Productions.

Trailer

Noi: Trailer italiano

Noi: Trailer originale

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