The Vigil – Non ti lascerà andare (2019)

“The Vigil – Non ti lascerà andare” e l’orrore del passato

The Vigil – Non ti lascerà andare locandina

La Blumhouse Productions torna ad arricchire il suo catalogo horror, nell’attesa del nuovo capitolo della saga reboot di “Halloween” (con l’avallo di Carpenter, questa volta), con un film eccentrico e terribile, una piccola perla nella quale Storia e ricordo si intrecciano sullo sfondo doloroso dell’angosciante folklore demonico ebraico: “The Vigil – Non ti lascerà andare”, presentato al TIFF nel 2019.

Keith Thomas, qui al suo debutto da regista, ci lascia un’opera completa, profonda e problematica, che potrebbe elevarlo all’Olimpo dei “nuovi dèi” esordienti dell’horror Art-House.

I ricordi che ci assalgono

In una delle più visionarie scene del film, che richiama grottescamente “Sospesi nel tempo” (Peter Jackson, 1996), le mura anguste di un corridoio si fanno morbide, membranose, mentre dei volti e delle mani tentano di bucarle dall’interno, opprimendo il protagonista Yakov nel suo cammino verso il fantoccio dal volto rovesciato che rappresenta, visivamente, il Mazik, il demone che infesta la casa dei Litvak. Ma su un aspetto la pellicola parla molto chiaro: il mostro peggiore, la creatura più atroce, si cela negli anfratti assopiti della nostra coscienza.

I ricordi dolorosi di ciascuno, in una prospettiva vagamente kinghiana che stona con l’atmosfera pesantemente domestica della narrazione di Thomas, agitano gli spettri e generano mostri. Così, attraverso l’orrore dell’esperienza vissuta, il destino individuale di Yakov si lega a quello, universalizzato, del morto che dovrebbe liberare.

La grande Storia, spinta da una brutale e inspiegabile attenzione, si è accanita contro il signor Litvak, e ha toccato lui più violentemente di quanto non abbia fatto con il nostro protagonista: eppure entrambi sono soli in quella stanza, preda del proprio passato, ad ambo i lati della soglia tra la vita e la morte. Nel mezzo, ovunque, il male: la creatura diabolica che si nutre delle sofferenze di chi ha intorno. Non mancano certo i richiami a “L’esorcista” (William Friedkin, 1973), che torna in alcune puntuali inquadrature (e dobbiamo ringraziare Zach Kuperstein alla fotografia per aver saputo citare senza “bucare la pellicola”), ma qui il diavolo della tradizione ebraica sembra anche memore del precedente recente di “Babadook” (Jennifer Kent, 2014): la presenza è fuori misura, improvvisa, ama gli interstizi della nostra quotidianità, e, in definitiva, fa paura. Chi parla di gentrified horror forse non si accorge di quanto popolare possa essere un film capace di unire lo sconcerto esistenziale allo spavento momentaneo.

Un capolavoro del contemporaneo

“The Vigil – Non ti lascerà andare” è un film straordinario sotto tutti i profili. Racconta una storia semplice, ma universale, ed è persino capace di interrogarsi sulla propria universalità, sul rapporto tra Storia e storie per come lo filtrano le vicende singole dei personaggi.

È un film che sa integrare la fascinazione per l’antico, per un mondo tramontato (quello del folklore), e la necessità di sentire che il terrore ci è prossimo, che si cela nella nostra quotidianità: il mondo è fatto come di pozze, nelle quali improvvisamente si sprofonda per scivolare in un universo altro, più oscuro, eppure vicino. Le musiche di Michael Yezerski agevolano l’ingresso in questa dimensione parallela, e ci lasciano senza fiato (come gli altrettanto sapienti silenzi).

Un film duro, per amanti consumati dell’horror che sono disposti ad attraversare le visioni terrificanti del viaggio pur di saggiare la liberazione della meta.

[tab title="Trama"]

  • Regia: Keith Thomas
  • Cast: Dave Davis, Menashe Lustig, Malky Goldman, Lynn Cohen, Fred Melamed, Ronald Cohen, Nati Rabinowitz, Moshe Lobel
  • Genere: horror
  • Durata: 88 minuti
  • Produzione: Stati Uniti, 2020
  • Distribuzione: BIM Distribuzione
  • Data di uscita: 10 settembre 2020

The Vigil - poster"The Vigil – Non ti lascerà andare", diretto da Keith Thomas, è il tipico horror prodotto dalla Blumhouse Production: a basso budget, con pochi attori principali e girato quasi interamente in un unico luogo. Il film, presentato al Toronto International Film Festival del 2019, segna l'ottimo esordio di Thomas: è stato infatti particolarmente acclamato da pubblico e critica. Il regista è inoltre già d'accordo con la Blumhouse per un altro atteso progetto: l'adattamento cinematografico del libro "Firestate" di Stephen King.

The Vigil: la trama

Yakov è un giovane disilluso e triste, con un brutto passato. Membro di un gruppo di supporto di Brooklyn ed ex componente della comunità ebraica della città, è insicuro e ha un disperato bisogno di soldi. Sempre alla ricerca di un lavoro che non trova. Un giorno però gli viene offerta la possibilità di guadagnare una certa somma di denaro per un incarico particolare, ma che sembra piuttosto semplice, anche se un po' inquietante. A proporglielo è una vecchia conoscenza che Yakov ha allontanato con difficoltà dalla sua vita: il rabbino Shulem. Si tratta della figura dello shomer, appartenente alla cultura ebraica, e cioè di colui che veglia sulla salma di una persona morta per proteggerla dagli spiriti maligni.

Il defunto su cui Yakov si troverà a vegliare è Litvak, sopravvissuto alla Shoah, che ha vissuto gli ultimi anni della sua vita chiuso dentro casa senza uscire quasi mai, in compagnia della moglie affetta da Alzheimer. Mentre Yakov sorveglia il corpo nel soggiorno della casa dell'uomo, inizia a sentire la presenza di qualcun altro, oltre alla moglie dell'uomo. Una serie di strani rumori lo portano nel seminterrato di quella dimora, scoprendo che un antico demone vive in quella casa. Le sue prede sono persone con ricordi dolorosi, come Litvak, e come Yakov.



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