Phenomena (1985)

Phenomena, un'incoerenza rivoluzionaria

Phenomena scena film

Nel 1985, a dieci anni dal trionfo di “Profondo rosso” (1975) e pochi meno da quello di “Suspiria” (1977), Dario Argento regalò al pubblico italiano un capolavoro estremo della sua parabola di regista.

Criticato da molti, osannato da alcuni, perlopiù dimenticato al confronto con gli altri, più noti capitoli della filmografia del maestro dell’orrore, “Phenomena” (rilasciato in America in versione ridotta col titolo di “Creepers”) spicca ancora adesso come un’opera rivoluzionaria, ardita, capace di osare laddove finanche le prove espressive argentiane pur coraggiosissime degli anni Settanta non avevano osato.

I temi della perversione, della necrofilia, della corporalità, dell’arcano, si fondono in questo ibrido di horror soprannaturale e giallo all’italiana, restituendoci una trama eccentrica (e forse anche incoerente) tradotta in immaginazione visionaria. Non a caso ancora adesso il regista romano ne parla come della sua opera prediletta.

La nuova voce del body horror

Phenomena film

L’origine di “Phenomena” si colloca a un vertice del triangolo cinematografico ideale che congiunge le esperienze diverse ma dialoganti di John Carpenter e Dario Argento a quella, epocale, di David Cronenberg, a sua volta debitore verso alcuni grandi classici degli anni Cinquanta (si pensi a “L’esperimento del dottor K.”, 1958, di Kurt Neumann – di cui proprio Cronenberg diresse un remake con il titolo de “La mosca” nel 1986 – e “Blob – Fluido mortale”, dello stesso anno, e del quale potete leggere qui la nostra recensione).

L’etichetta per questa compagine di vicende artistiche, che dai tardi anni Settanta (si ricordi che un altro grande classico del genere, “Eraserhead”, di David Lynch, è del 1977) raggiunge gli Ottanta, è quella coniata da Philip Brophy nel 1983: “body horror”, l’orrore del corpo, un cinema che faccia della materialità baconiana del corpo umano il centro (e il fine) della propria indagine.

La materia che ci compone non è più vista come un involucro indegno di interesse, inerte, né come il veicolo delle emozioni del personaggio; non è neppure visto come uno spazio simbolico che faccia da contraltare visibile alla dimensione interiore di chi lo agisce. No: il corpo diventa, per questi registi, il soggetto, il suo decadimento diventa la storia, la sperimentazione violenta sui suoi limiti si eleva a mezzo.

Questa tendenza, già in parte presente nelle precedenti opere argentiane, si estremizza in “Phenomena”, dove il gioco delle contrapposizioni tra il bambino deforme della Signora Brückner e la giovanissima Jennifer Connelly (qui al suo esordio come protagonista assoluta di un lungometraggio), tra la stessa Jennifer e le sue innamoratissime mosche, tra il menomato dottor McGregor e la scimmietta Inga, assume un significato allegorico potentissimo nel contesto più ampio di uno scontro tra mostri veri e apparenti. Non è un caso che Donald Pleasence dia qui una grandissima prova di recitazione (esaltata anche da quella, sorprendentemente autoconsapevole, della quindicenne Connelly), segnando un curioso trait d’union che va dallo slasher di “Halloween” (1978; debitore di Argento in misura straordinaria, per inciso) al body de “Il signore del male” (1987), entrambi di Carpenter.

La diversità e gli insetti

Phenomena movie

Daria Nicolodi ha disconosciuto il film per le sue possibili implicazioni lombrosiane (al “brutto” esteriore corrisponderebbe, in “Phenomena”, il “brutto” interiore). E certamente, in linea generale, è difficile parlare di Argento come di un artista empatico: la mancanza di gentilezza verso i personaggi che inventa è una caratteristica permeante della sua produzione.

Il tema della deformità, della diversità, dell’abominio visivo (marginalmente corporale: lo scopo, memore in questo di Tod Browning, è raccapricciare ancor prima che deridere) è una delle sue costanti espressive. Eppure, in “Phenomena”, l’attenzione verso Jennifer è di un tono del tutto nuovo: la giovane è come al centro di un campo elettromagnetico, nel quale la sua telepatia col mondo degli emarginati per eccellenza, gli insetti, la fa assurgere a fasti quasi regali. Gli altri temono in lei una manifestazione del demonio, di Belzebù (“Il Signore delle Mosche”), ma noi vi intravvediamo solo un volto della minorità sociale e culturale cui il diverso (eterodefinito) è sottoposto – quasi una Carrie compassionevole verso i propri nemici.

La scena, straordinaria, dell’invasione delle mosche al collegio resta ancora oggi tra le più evocative sequenze del cinema dell’orrore (non per nulla, infatti, la cita anche Nolan nel suo “Batman Begins”, 2005). Il vero nemico, così, non sembra celarsi nella faccia orrifica del mostro, ma pare piuttosto aleggiare nell’aria, soffiare, come il föhn asfissiante delle valli svizzere, e lasciare follia ovunque passi.

Il valore della musica

Argento, che già aveva cercato di coinvolgere i Pink Floyd, i Deep Purple e gli Emerson, Lake & Palmer per “Profondo rosso”, ritrovandosi infine a lavorare con gli allora poco noti Goblin (con cui stabilì un sodalizio artistico straordinario), ci lascia, con “Phenomena”, una colonna sonora all’altezza della carica rivoluzionaria delle immagini proposte.

L’inserimento di grandi brani dello heavy metal (dal tema, “Flash of the Blade”, degli Iron Maiden, a “Locomotive”, dei Motörhead, eliminato dalla versione americana del film) e del rock (“Valley”, di Bill Wyman, oltre a vari brani dell’ex-bassista dei Rolling Stones, Andi Sex Gang) si coniuga proprio con le riconoscibili sonorità dei Goblin, che in quegli anni venivano rielaborate proprio dal collega e amico John Carpenter.

In questo modo, “Phenomena” fa assieme la storia dell’orrore e del fantastico e quella della musica per il cinema, sorpassando ogni aspettativa e restando per sempre tra i grandi esempi italiani (e non solo) del genere. Da vedere, rivedere, e apprezzare in tutte le sue sfaccettature.

Lorenzo Maselli

  • Regia: Dario Argento
  • Cast: Donald Pleasence, Jennifer Connelly, Daria Nicolodi, Fulvio Mingozzi, Antonio Maimone, Fausta Avelli, Michele Soavi, Franco Trevisi, Fiore Argento, Fiorenza Tessari, Federica Mastroianni, Patrick Bauchau, Kaspar Capparoni, Dalila Di Lazzaro
  • Genere: Horror, colore
  • Durata: 110 minuti
  • Produzione: Italia, 1985

Phenomena poster"Phenomena" è un film horror diretto da Dario Argento.

Phenomena: la trama

Jennifer Corvino (Jennifer Connelly) è una giovanissima studentessa americana appena approdata al prestigioso collegio femminile Richard Wagner, in una zona della Svizzera soprannominata “Transilvania svizzera”.

In un momento di sonnambulismo, la ragazza assiste al terribile omicidio di una sua compagna di scuola, e in stato di semicoscienza vaga per i boschi fino a imbattersi nella scimmietta Inga, che la accompagna dal suo padrone, l’entomologo forense Dott. McGregor (Donald Pleasance). Questi, osservando il rapporto di Jennifer con gli insetti presenti nel suo studio, le esprime il sospetto che quegli animali abbiano sviluppato nei suoi confronti una forma di telepatia. Così, i due decidono di unire gli sforzi per trovare l’assassino, sfruttando da un lato le capacità di Jennifer e dall’altro il fiuto delle mosche sarcofaghe per i cadaveri. Riusciranno, così facendo, a risolvere il mistero?


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