La ricerca della felicità – Recensione

Gabriele Muccino dà una sua interpretazione di cosa significhi il Sogno Americano, sfruttando le doti di Will Smith e del figlioletto Jaden Smith

(The Pursuit of Happyness) Regia: Gabriele Muccino – Cast: Will Smith, Thandie Newton, Jaden Smith, Cecil Williams, Kurt Fuller, Brian Howe, James Karen, Dan Castellaneta, Takayo Fischer, Kevin West, George Cheung – Genere: Drammatico, colore, 117 minuti – Produzione: USA, 2006 – Distribuzione: Medusa – Data di uscita: 12 gennaio 2007.

laricercadellafelicitàL’idea di partenza è il Sogno Americano, dimostrare che esso sia attuabile in una società sempre in corsa, dove tuttavia è possibile trovare qualcuno pronto a tendere una mano, a offrire una seconda occasione a chi la sappia cogliere. I produttori de “La ricerca della felicità” scommettono su Gabriele Muccino – apprezzato negli Stati Uniti per “L’ultimo bacio” con il Premio del Pubblico al Sundance Film Festival del 2002 – convinti che, questo concetto radicato profondamente nella cultura statunitense, potesse essere sviluppata al meglio da un regista straniero, capace di coglierlo in modo originale.

Le aspettative non sono state deluse; il regista italiano, amato per la sua capacità di raccontare i sentimenti, rievoca la vera storia di Chris Gardner indugiando sui volti della strada, sul benessere, sull’estrema indigenza, su una grande moltitudine di persone vive, felici e non. Sorrisi per gli agiati, sguardi persi per chi, come il protagonista, è senza lavoro e vive desolatamente in solitudine, senza alcun supporto. Il Sogno Americano è dietro l’angolo, ma non per tutti sembra realizzabile.

Chris, mosso da un’ammirevole determinazione, può riuscire a rialzarsi, ma il suo vero segreto è un altro. La sua forza risiede nell’amore per il figlio; una relazione profonda in cui l’uomo non solo si mette a confronto con un altro individuo di cui ha l’obbligo di prendersi cura, ma anche con se stesso, le proprie capacità, le aspettative deluse, i dubbi, le paure. E non sono pochi i casi in cui il nostro cinema ha deciso di occuparsi di un padre e un figlio, costretti a camminare l’uno accanto all’altro in una situazione estrema (la prima immagine che viene è quella eroica di Benigni ne “La vita è bella”).

Muccino, cerca perciò di cogliere l’alchimia di questo rapporto unico, riuscendone a trasmettere le sensazioni più intime, fino a rendere percepibili i sentimenti del padre protettivo. E proprio come ne “La vita è bella”, Chris trasforma l’esistenza in gioco, in alcuni momenti propone al piccolo una lettura fantasiosa della realtà, lo tiene lontano dalle sue ansie, pur cedendo allo sconforto, è sempre disponibile all’ascolto. Il risultato è un personaggio autentico non solo per le scelte di regia, ma anche per l’interpretazione di Will Smith che, per la prima volta sullo schermo accanto al figlio, è padre a tutti gli effetti.

Massimo Racca

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