La casa (1981)

La casa: la porta di ingresso agli anni Ottanta

La casa film

Pochi film hanno saputo raccogliere attorno a sé una venerazione simile a quella de “La casa” (1981), il sorprendente lungometraggio d’esordio di Sam Raimi con l’imprescindibile Bruce Campbell nel ruolo di protagonista.

Capostipite di una sua propria serie di “morti cattivi” (dal titolo originale del film, “The Evil Dead”), il franchise “La casa” vanta oggi una trilogia originale (“La casa 2” del 1987 e “L’armata delle tenebre” del 1992), preceduta da un cortometraggio promozionale (“Within the Woods”, del 1978), un remake del 2013 (“La casa”, per la regia di Fede Alvárez), una serie spin-off “Ash vs Evil Dead” (2015-2018) e numerosi videogiochi. Ma torniamo a dare un nuovo sguardo all’atto fondativo di questo universo cult.

Una produzione brutale

È sempre difficile per un regista affermarsi nel mondo competitivo del film. Per Sam Raimi, Rob Tapert e Bruce Campbell, tre giovani che avevano appena abbandonato l’università proprio per seguire la chimera del cinema indipendente, l’esperienza fu veramente brutale. In un contesto poco ricettivo agli investimenti nella settima arte come la Detroit di fine anni Settanta, Raimi e Campbell cominciarono a racimolare finanziamenti da parenti, amici, uomini d’affari del luogo con poco più di un concept e un cortometraggio, “Within the Woods”, girato in 8 mm nel 1978, che doveva fungere da prima bozza di quell’universo diegetico.

Gli attori furono reclutati con annunci sui giornali, e l’equipaggiamento era ben lontano dalle comodità della Hollywood di quegli anni, a partire da una videocamera in 16 mm.

Guardando indietro a un precedente, non si può che pensare al grande patrono degli horror a basso costo, “La notte dei morti viventi” (1968) di George A. Romero. Raimi ha fatto spesso riferimento proprio a quel modello come a un punto di ispirazione per sopportare le fatiche della produzione, che non furono più miti sul set. Gli attori, che firmarono clausole di ogni tipo per poter partecipare, compresa una sulla sperimentazione di prodotti non ancora testati sugli animali, patirono il freddo dell’inverno nelle foreste del Tennessee, dovettero indossare spesse lenti oculari in vetro per restituire l’impressione della possessione demoniaca, si persero nei boschi, e ricorsero infine a bruciare la mobilia per non rimanere assiderati.

“Quando hai così freddo per 16 ore consecutive, cominci a morire – e io stavo cominciando a morire”, disse poi lo stesso Raimi a Scott Collura nel 2015.

La porta degli anni Ottanta?

La casa scena film

“La casa” è, indubbiamente, uno dei grandissimi classici dell’horror codificato e come tale si inserisce, chiaramente, in una parabola storica che ha visto negli anni Settanta il consolidamento del nuovo american scare - si pensi a “L’esorcista” (1973) - e che avrebbe visto negli anni Ottanta il proprio momento di apogeo e decostruzione.

Il decennio si apre con un’opera difficilmente superabile, “Shining” (1980) di Stanley Kubrick, ispirato al libro omonimo di Stephen King, e intorno a quel film si pongono gli altri due grandi momenti di definizione della nuova sensibilità del tempo: “The Amityville Horror”, un anno prima (1979), e proprio “La casa” l’anno dopo.

La tendenza generale è chiara: la grandiosità del terrore si cela nel quotidiano, nella vita di tutti i giorni, e il male si manifesta e misura nel sangue delle sue vittime, che si cali come una valanga dagli interstizi di una porta o che zampilli direttamente dalla testa recisa di qualcuno.

Il terrore si mostra, si palesa. In questo senso, “La casa” è un vero e proprio accesso preferenziale a quella sensibilità: tanto più che il motto dei suoi ideatori, a detta di Campbell, era “più è sanguinolento, meglio è” (“the gorier the merrier”). E certamente non manca il sangue, il pus e tutte le altre liquescenze di un corpo umano che si sfalda, di una biologia al macero. Ma il capolavoro di Raimi ha altro da offrire allo spettatore, da un uso straordinario dei piani inclinati all’invenzione della shaky cam, una sorta di steadicam traballante usata per simulare il moto degli spiriti nel bosco in soggettiva, come Dario Argento aveva insegnato sei anni prima con “Profondo rosso” (1975). Per non parlare della massima trovata fotografica, quella di legare la videocamera a una bicicletta in corsa e investire (letteralmente) Bruce Campbell per suggerire che, infine, i morti hanno reclamato anche lui (quella era l’idea originale, ma oggi sappiamo che non fu così).

Un invito alla visione

È sempre difficile dire qualcosa di nuovo sui grandi classici, ma si può (e si deve) estendere un invito allo loro riscoperta. Il rischio, altrimenti, è che restino nella memoria dei cinefili e dei fan, diventando semplici titoli nel canone del grande pubblico. Sicuramente, a distanza di quarant’anni, “La casa” mostra alcuni difetti, non da ultimo il trattamento quantomeno ingeneroso che riserva alle sue protagoniste femminili. Tuttavia occorre forse ancora oggi ricordare il fondamentale endorsement che il Re del Terrore, Stephen King, diede al film quando lo vide a Cannes nel 1982, permettendone le magnifiche sorti che conosciamo oggi: “il film più ferocemente originale dell’anno”. E se lo dice lui, varrà bene la pena riscoprirlo.

Lorenzo Maselli

  • Titolo originale: Evil Dead
  • Regia: Sam Raimi
  • Cast: Bruce Campbell, Sarah York, Betsy Baker, Ellen Sandweiss, Richard DeManincor, Philip A. Gillis, Dorothy Tapert, Cheryl Guttridge, Barbara Carey, David Horton, Wendall Thomas, Don Long, Stu Smith, Kurt Rauf, Ted Raimi
  • Genere: Horror, colore
  • Durata: 85 minuti
  • Produzione: USA, 1981

La casa poster"La casa" è il film d'esordio alla regia di Sam Raimi.

La casa: l'inizio di una grande saga

Cinque giovani studenti, Ash (Bruce Campbell), Scott (Richard Demanicor), Linda (Betsy Baker), Cheryl (Ellen Sandweiss) e Shelly (Theresa Tilly), decidono di trascorrere del tempo in un'isolata casipola nei boschi del Tennessee. Nonostante l’inquietante visione di un’altalena semovente all’ingresso dell’edificio, i cinque prendono possesso degli spazi, e scoprono in una cantina un antico manoscritto e un registratore.

Quella sera, giocando inconsapevolmente con quegli attrezzi, i giovani evocano delle arcane presenze maligne, spiriti di non morti che, uno a uno, cercheranno di possederli. Ad Ash, in una violenta spirale di possessioni, toccherà provare ad aiutare gli altri.



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