Il processo ai Chicago 7 (2020)
  • Titolo originale: The Trial of the Chicago 7
  • Regia: Aaron Sorkin
  • Cast: Sacha Baron Cohen, Michael Keaton, Eddie Redmayne, Jeremy Strong, Joseph Gordon-Levitt, Alex Sharp, Mark Rylance, William Hurt, Frank Langella, Yahya Abdul-Mateen II, Alice Kremelberg, Wayne Duvall
  • Genere: drammatico
  • Durata: 129 minuti
  • Produzione: Stati Uniti, 2020
  • Distribuzione: Netflix
  • Data di uscita: 16 ottobre 2020

Il processo ai Chicago 7Il processo ai Chicago 7, diretto da Aaron Sorkin, regista di Codice d'onore, The Social Network, Steve Jobs, è un classico legal drama politico, che parla di umanità, razzismo e corruzione. Una storia vera che ha sconvolto il mondo. Con un cast stellare Il processo ai Chicaco 7 è incentrato sul processo del 1969 contro un gruppo di attivisti.

Il processo ai Chicago 7: la trama

Chicago, 1969: sette persone sono accusate di aver incitato e incoraggiato le folle alle rivolte avvenute l'anno precedente contro la guerra del Vietnam. I manifestanti, armati di pietre, avrebbero causato un aspro scontro tra civili e polizia che non ha esitato a cercare di arginare le masse in qualsiasi modo. Il centro della città è stato devastato e saccheggiato. Le indagini della polizia portano a un gruppo di sette attivisti, tra i quali Abbie Hoffman, Jerry Rybin, Bobby Seale, John Froines, Tom Hayden, Lee Weiner e David Dellinger, che vengono accusati e processati per cospirazione. In un tribunale dove tutti sembrano contro di loro, che coinvolge l'attenzione dei media e dei cittadini, il processo diventerà un momento drammatico e fondamentale nella vita della Storia degli Stati Uniti.

La storia vera dietro il film

I così detti Chicago Seven erano un gruppo di sette attivisti, appunto Hoffman, Rubin, Dellinger, Hayden, Davis, Froines e Weiner che, nel 1969, furono processati per incitamento alla rivolta e cospirazione. Durante la Convention dei democratici a Chicago, nel 1968, quando Hubert Humphrey era candidato alle presidenziali, vi fu una manifestazione contro il presidente democratico Lyndon Johnson, in carica prima delle nuove elezioni. Il centro della protesta era la guerra del Vietnam, considerata assurda, inutile e che avrebbe causato solo la morte di migliaia di cittadini americani.

Centinaia di migliaia di manifestanti misero a ferro a fuoco il centro di Chicago, e furono fermati dalla polizia che arginò violentemente la protesta. Dopo gli scontri vennero appunto accusati otto attivisti. Il procuratore generale Ramsey Clark, rinviò il processo, considerando che la violenza della polizia fosse inaudita e che avesse causato la risposta dei manifestanti. L'anno dopo, con l'elezione di Nixon, il processo iniziò comunque il  20 marzo 1969. Bobby Seale, unico nero del gruppo e leader dei Black Panthers, ebbe numerosi scambi di insulti e battute con il giudice durante il processo, che ordinò quindi di processarlo separatamente dagli altri, con l'aggravante accusa di oltraggio alla corte.

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