Il presidente (2017)

 

 

Il presidente - Recensione: Machiavelli ad alta quota

 

il presidente scena film

A distanza di tre anni da “Paulina”, portato sotto la Mole per il Torino Film Festival, Santiago Mitre imbastisce un thriller inusuale e sottile, ma a tratti insipido. “Il presidente” certamente conferma la mano sicura e calibrata del regista – ormai supportato da una cifra stilistica riconoscibile e di buona fattura, ma fiacca parzialmente uno stato di grazia, quello del cinema argentino, che faticava da tempo a rallentare la propria corsa.

Terza prova alla regia di Mitre, “Il presidente” aggancia velocemente una propria identità, palesa la natura ibrida che la permea: i tempi non so quelli del thriller, soggiace piuttosto l’intenzione voyeuristica, la messa a nudo del potere. Tema, quest’ultimo, cui il regista arriva con una narrazione dilatata, ariosa – non mancano comunque delle sincopi narrative momentanee, che minano l’effettiva riuscita della pellicola. L’impressione è quella di insondabilità: Mitre, al pari del protagonista che abbozza (un ottimo Ricardo Darín), offre al pubblico una pagina bianca, una lente d’ingrandimento sull’ineffabile. Natura destabilizzante a parte, tutto concorre alla struttura di una pellicola che ha intento deliberato di aggrapparsi a una riflessione sul potere, sul sempiterno machiavellico.

Tocco ingenuo o finezza – chi può dirlo – al centro della narrazione troneggia Hernan Blanco, neo eletto presidente argentino, impegnato in un vertice politico sulle Ande: il bianco accompagna una fotografia immobile; il candore lo scudo dell’uomo, salito al potere cucendosi magistralmente addosso le fattezze di uomo comune, apparente oggetto, mezzo ed emanazione diretta del popolo. Eppure proprio qui giace lo stallo, il gioco sottile che Mitre scoperchia: chi governa è sempre costretto a riscrivere intenzioni e a riscrivere la propria storia, impossibile la fissità di ideali, si è mutevoli e in divenire. Impugnare le redini del potere a lungo è possibile solo esibendo una narrazione di sé che sia a ogni evenienza convincente. Citando Marx, professandosi lavoratore effettivo (e non carica istituzionale), intessendo continuamente nuove storie, il Blanco di Mitre tocca un punto nevralgico e ricettivo delle democrazie del ventunesimo secolo: si è attratti dal personaggio perfettamente confezionato, dalla personalità fiammante su cui fare leva – gli ideali ridotti a semplice arzigogolo, sovrastruttura a cui il popolo, altrettanto ondivago, non presta attenzione.

Il presidente: sorvegliare e punire
il presidente scena film

“Il presidente” rivela a metà narrazione una patina misterica: i toni sono quelli del giallo nordico, la paralisi e la fissità governano indisturbati. Supportato da una fotografia generosa e di caratura, la pellicola rimane cristallizzata nel proprio bozzolo – lo squarcio improvviso, l’aumento del ritmo mai realmente convincenti. Nonostante un finale in cui la parola viene limata, diviene aguzza, si ammicca apertamente a un voler dissezionare ciò che è sopito sotto l’epidermide di una personalità tanto conturbante come quella di Blanco. Il punto di generazione del cambio di passo - come già detto, lineare e ritardatario nel palesare i propri connotati - arriva incuneato a metà del film, quando la figlia del protagonista (nel bel mezzo di una tormenta scandalistica) viene ipnotizzata. Palese il legame a doppio filo, il nastro che avvicina e stringe lo psichiatra al politico: necessario il tramortimento dei sensi dei pazienti e degli elettori, il penetrare nelle sfere più intime e pulsanti, il manovrare.

In un gioco serrato di ambivalenze e di elementi polisemici, Mitre rifugge la favoletta moralistica, spiegazioni paternalistiche e didascaliche: la forza de “Il presidente” risiede nell’essere lucido campo aperto di domande, ogni chiusura del cerchio negata a priori. Il risultato ne è un’opera problematica alla radice, sottile, sotterranea che convince solo a metà, arrestando e bruciando una matrice sovversiva che ben poteva sostenere il peso di una narrazione tanto delicata.

 

Simone Stirpe

 

  • Titolo originale: La cordillera
  • Regia: Santiago Mitre
  • Cast: Christian Slater, Elena Anaya, Ricardo Darìn, Daniel Giménez Cacho, Paulina Garcia, Dolores Fonzi,
  • Erica Rivas, Alfredo Castro, Ajay Naidu
  • Genere: drammatico, colore
  • Durata: 114 minuti
  • Produzione: Argentina, Francia, Spagna, 2017
  • Distribuzione: Movie Inspired
  • Data di uscita: 31 ottobre 2018

il presidente posterUn dramma politico incentrato sull’ardua decisione che un tormentato presidente dell’Argentina dovrà prendere durante un summit sulle Ande per decidere il futuro del suo paese.

Il presidente: una riunione politica sulle vette delle Ande che indaga il confine sottile tra moralità e corruzione in politica

Hérnan Blanco è il nuovo presidente dell’Argentina, che viene invitato a partecipare alla conferenza dei leader politici latino americani in un isolato hotel della Cordigliera. Il tema del vertice è stipulare un nuovo accordo sull’energia del Sud America, ma Hèrnan Blanco è tormentato da ben altri demoni: l’ex marito di suo figlia potrebbe, infatti, portare a galla degli scomodi segreti su gli affari sporchi che Hernan e la sua famiglia stanno conducendo da anni, e a minacciarlo si aggiunge anche lo spettro degli Stati Uniti ancora particolarmente interessati ai profitti dell’Argentina. Come se non bastasse Hernan dovrà confrontarsi soprattutto con se stesso, affrontando il suo cambiamento da “uomo comune” a politico corrotto, costantemente sottovalutato dai suoi colleghi manipolatori.

Il presidente: Santiago Mitre rimane fedele al tema sociale, indagando sulle dinamiche dell’alta politica

Dopo l’ "El Estudiante - Lo studente" (2011) e "Paulina" (2015), Santiago Mitre si fa protagonista di un cambio di scenario, ma non di tematica, esponendosi ancora di più e andando a indagare su un tema scomodo quanto risaputo come la corruzione politica. Il film vuole soffermarsi sulla sfera psicologica del protagonista. Il lato umano e la fitta rete di affetti personali e famigliari si intrecciano così con le oscure pratiche politiche, dando vita a sofisticato thriller.

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