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I segreti di Wind River (2017)

Recensione

I segreti di Wind River – Recensione: il western contemporaneo

I segreti di Wind River Jeremy Renner e Gil Birmingham in un scena del film

Taylor Sheridan va a concludere, con “I segreti di Wind River”, quella che ha concepito come una “moderna trilogia sulla frontiera americana”, iniziata con i due film da lui sceneggiati “Sicario” e “Hell or High Water“. Con quest’ultimo film, questa volta dietro la macchina da presa, il regista abbandona le lande roventi del Texas per trasferirsi sulle bianche e fredde vette del Wyoming.

I segreti di Wind River (2017)

Lo fa per raccontare la storia di un popolo, quello dei nativi americani, che isolato in un luogo in cui la natura è capace di piegare anche i più forti, vive un declino fatto di perdite, prima fra tutte quella della propria identità. Non solo, Sheridan ci mostra i frutti di tale segregazione, come ad esempio la negligenza dello stato: che non riconosce l’omicidio, o la scomparsa, delle donne indiane al pari di quello del resto della popolazione.

L’utilizzo del thriller, che segue le vicende della giovane agente dell’FBI Jane Banner (Elizabeth Olsen) e del cacciatore Cory Lambert (Jeremy Renner) intenzionati a svelare il mistero dietro l’omicidio di una diciottenne, si rivela essere solo un pretesto per descrivere un’umanità allo sbaraglio.

I segreti di Wind River: quando il western viene sapientemente adattato ai giorni nostri

La cinepresa segue i personaggi da lontano, come un occhio timido che non sa se continuare ad osservare e uscire dal suo nascondiglio oppure fuggire troppo intimorito. Lo sguardo che Sheridan vuole ricreare è il nostro, che veniamo trasportati lentamente, e violentemente, sempre più vicini a una realtà estranea e violenta. Guidati dalla figura ancestrale del cacciatore, ripercorriamo con lui le “tracce” ancora fresche di una storia che sta per essere sepolta dalla “tempesta”.

E se il thriller è solo un pretesto, al contrario il western è l’elemento preponderante dell’opera. Abbandonati i saloon, le rapine ai treni e dopo aver appeso gli speroni al chiodo, il genere western viene trasportato ai giorni nostri; i personaggi del film si muovono in groppa alle motoslitte, come dei moderni cowboy che hanno rottamato il buon vecchio cavallo. Riscopriamo tutti i canoni del genere, dal cowboy solitario agli indiani, dalla giovane che arriva in città alla banda di criminali, il tutto in una rilettura in chiave moderna.

Le musiche di Nick Cave e Warren Ellis hanno una tale sintonia con le immagini da fondersi ad esse, diventando parte integrante dell’ambientazione. Si ha così la sensazione che la musica incarni un personaggio, la cui voce fuoriesce dalla coltre di neve. Il montaggio sonoro invece, ci immerge dentro quelle immagini che per noi diventano la realtà e di cui sentiamo i violenti colpi di pallottole passarci affianco.

I segreti di Wind River: Taylor Sheridan fa tripletta

Taylor Sheridan è un abile sceneggiatore e costruisce dei personaggi raffinati di cui, attraverso pochi e intensi dialoghi, riusciamo a scoprire la personalità e il passato. Jeremy Renner veste perfettamente i panni di Cory dimostrando ampiamente le sue doti attoriali, sopratutto nelle scene in cui interagisce con il padre della ragazza uccisa.

I due ci regalano alcuni dei momenti più intensi di tutto il film; il pianto esasperato di Gil Birmingham, che interpreta Martin Hanson, è così potente da fare nostro il suo dolore. Al contrario Elizabeth Olsen è la nota fuori posto, poco credibile nei panni dell’agente e non ancora pronta a interpretare un ruolo così complesso come quello che Sheridan ha scritto.

Jon Bernthal fa capolino all’interno di una piccola ma importantissima scena, strutturata così bene da vivere di vita propria ed essere un film dentro il film. La scena in questione è l’esatto momento in cui veniamo rinchiusi dentro la storia, costretti a vederne le crude immagini da cui non possiamo più fuggire. La pellicola si chiude sulle immagini di un popolo che cerca di reinventarsi, privato della propria tradizione e di coloro che potessero tramandarla.

“I segreti di Wind River” è un film potente, elegante e sopratutto sapientemente scritto e diretto da uno Sheridan che riesce a fare tripletta. Dopo due bellissime sceneggiature, conferma tutta la sua bravura, giustamente premiata con la miglior regia al Festival del cinema di Cannes nella sezione Un Certain Regard.

 

Riccardo Careddu

 

Trama

  • Titolo originale: Wind River
  • Regia: Taylor Sheridan
  • Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Asbille, Julia Jones, James Jordan, Norman Lehnert, Gil Birmingham, Graham Greene (II), Martin Sensmeier, Eric Lange, Ian Bohen, Hugh Dillon, Matthew Del Negro
  • Genere: Thriller, colore
  • Durata: 111 minuti
  • Produzione: USA, 2017
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Data di uscita: 5 aprile 2018

I segreti di Wind River locandina italiana

Nella riserva indiana di Wind River in Wyoming, il cacciatore Cory Lambert è sulle orme di un leone di montagna che sta attaccando il bestiame locale . Durante la caccia all’animale, Lambert si imbatte in un corpo abusato ed esanime di una giovane amerinda. L’FBI decide allora di inviare una giovane recluta alle prime armi da Las Vegas, Jane Banner. La ragazza, caparbia e con molta voglia imparare, chiede a Cory di aiutarla nell’indagine.

I segreti di Wind River: la triste realtà dei nativi d’America

Taylor Sheridan, dopo aver scritto le sceneggiature di “Sicario” (2015) e  di “Hell or High Water” (2016), torna alla regia con “I segreti di Wind River”, un thriller basato sulla triste realtà delle riserve dei nativi americani. Luoghi, questi, dove ogni anno spariscono troppe donne e che la polizia non riesce a controllare. Nelle riserve regna la povertà, Theresa M. Pouley della Indian Law and Order Commission afferma: «Un quarto dei bambini indiani vive in condizioni di miseria. Il 17 % in meno rispetto agli altri si diploma a scuola. Soffrono di disordini post-traumatici quanto, se non di più, i soldati che tornano dall’Afghanistan».
Um mondo dove l’uomo è cacciatore di se stesso.

Taylor Sheridan lascia allo spettatore il compito di cogliere la maggior parte delle informazioni prediligendo una drammaturgia essenziale e di poche parole. L’intreccio è semplice e lineare con una solo eccezione, quella della presenza di un forte flashback esplicativo. Cory Lambert (Jeremy Renner) mette da parte il suo dolore per la perdita della figlia, avvenuta qualche anno prima, piuttosto che reagire con la violenza. Il personaggio del cacciatore, insieme a quello dell’agente federale Banner hanno la purezza e la densità della neve, elemento estetico predominante del film.

Trailer

https://www.youtube.com/watch?v=3cLSO6xmJMs

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Clip

 

 

 

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