A Private War (2018)

A Private War – Recensione: intenso biopic sulla giornalista Marie Colvin

A Private War review

Matthew Heineman, già candidato all’Oscar col documentario “Cartel Land”, per il suo esordio in un lungometraggio di finzione opta per il genere biografico: partendo dall’articolo di Marie Brenner, pubblicato su Vanity Fair nel 2012, "Marie Colvin’s Private War", racconta sul grande schermo l’attività della corrispondente di guerra Marie Colvin, che scrisse per il londinese Sunday Times dal 1985 al 2012, anno della sua morte.

La giornalista americana lavorò in ambienti ostili, rischiando più volte la vita, per descrivere dal campo il dolore, la fame e la sofferenza dei civili di ogni religione, razza e credo politico, coinvolti loro malgrado in conflitti riguardo i quali, per tacitare l’opinione pubblica, i belligeranti del momento ne negavano ufficialmente il coinvolgimento.

La Colvin nei suoi reportage mostrò al mondo la devastazione effettuata dalle guerre in paesi ad alto rischio come Libia, Iraq e Afghanistan, non fermandosi neppure dopo la perdita di un occhio durante un reportage in Sri Lanka nel 2001, trovando infine la morte in Siria, mentre era testimone dell’assedio di Homs.

A Private War: convincente ritratto di una inviata molto speciale, ben interpretata da Rosamunde Pike

A Private War scena

Con “A Private War” il regista ricorda al mondo il coraggio e la determinazione di una donna complicata, che negli anni ha consumato se stessa per informare i lettori sulla ‘verità’ di tanti conflitti, non accontentandosi mai della ‘versione ufficiale’, stanando col fiuto di un cane da caccia la notizia, come fosse una missione cui non potesse venir meno.

La Colvin ottenne numerosi premi, che non placarono mai la sua sete di notizie, il suo bisogno quasi fisico di rischiare la vita. Come capita a molti reduci di guerra, di sentirsi inadeguati e fuori posto una volta tornati alla vita civile, così la Colvin si sentiva a suo agio solo in mezzo alle bombe. Tanto era coraggiosa, decisa e sicura di sé nelle situazioni ad alto rischio, così era fragile e indifesa a Londra.

Ad interpretare Marie una Rosamund Pike che offre tutta se stessa per dare cuore e anima alla Colvin; la sua è una recitazione appassionata, che dà credibilità al personaggio, colpendo lo spettatore in modo diretto, quasi violento. Ad affiancare sul set l’attrice c’è Jamie Dornan che veste i panni del fotografo Paul Conroy, con il quale la giornalista visse un sodalizio professionale di grande intensità.

In un periodo in cui la professionalità giornalistica, a torto o a ragione, viene spesso messa in discussione, l’esempio di nettezza morale, di dedizione a quello che Marie sentiva come suo preciso dovere: raccontare la verità con l’occhio rivolto dalla parte del più debole, deve servire a tutti di esempio e di monito. Probabilmente non si potrà mai fare a meno della figura del giornalista, a patto che egli racconti sempre con onestà e passione ciò che vede, mettendosi al servizio del lettore e non del potente di turno.

Daniele Battistoni

  • Regia: Matthew Heineman
  • Cast: Rosamund Pike, Jamie Dornan, Tom Hollander, Raad Rawi, Jesuthasan Antonythasan, Pano Masti, Stanley Tucci, Alexandra Moen, Corey Johnson, Hilton McRae, Jérémie Laheurte, Fady Elsayed
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 106 minuti
  • Produzione: USA, 2018
  • Distribuzione: Notorious Pictures
  • Data di uscita: 22 novembre 2018

a private war locandina"A Private War" è una pellicola drammatica del regista premio Oscar Matthew Heineman, con protagonisti l'attrice britannica Rosamund Pike, ex Bond girl del film "La morte può attendere" del 2002, e l'attore e modello nordirlandese Jamie Dornan, noto per aver interpretato il personaggio di Christian Grey in "50 sfumature di grigio".

A Private War: biopic sulla reporter di guerra Marie Colvin

"A Private War" ripercorre la vita personale e professionale della giornalista statunitense Marie Colvin.

Marie Catherine Colvin, questo è il nome completo della protagonista di "A Private War", è stata un'importante reporter di guerra per la testata giornalistica The Sunday Times, nella quale ha prestato servizio dal 1985 fino 2012, anno in cui è stata tragicamente uccisa insieme al fotografo francese Rémi Ochlik, durante un bombardamento dell'offensiva militare nella città di Homs in Siria sotto il regime di Assad.

Marie Colvin, secondo le testate e i giornalisti di tutto l'occidente, ha incarnato perfettamente il modello anglosassone del "watchdog journalism" letteralmente "il giornalismo del cane da guardia", che svolge la funzione di sorvegliante contro l'illegalità e i poteri forti. La giornalista ha perso la vita a 56 anni e in molti hanno definito la sua morte un "omicidio premeditato". Secondo alcune notizie riportate dai giornali di tutto il mondo a seguito della sua scomparsa, la Colvin era considerata un nemico giurato del regime di Assad e nel 2012 dopo il bombardamento di Homes, le truppe locali del regime avrebbero addirittura festeggiato la morte della scomoda giornalista.

Il film "A Private War" è un omaggio alla vita e alla carriera di una delle poche donne inviate di guerra divenute, grazie alla passione per il loro lavoro, un simbolo del giornalismo mondiale.



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