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La diseducazione di Cameron Post (2018)

Recensione

 

La diseducazione di Cameron Post (2018)

La diseducazione di Cameron Post – Recensione: amori a tinte indie

 

La diseducazione di Cameron Post (2018)

La diseducazione di Cameron Post - Immagini recensioneÈ un cinema, quello legato ai registi di ultima generazione, che innegabilmente va costruendosi una propria identità, alla ricerca spasmodica di una lingua franca con cui diramarsi capillarmente e giungere a tutti, farsi comprendere senza eccessive sovrastrutture. E proprio l’atto del costruirsi, del darsi struttura e fondamenta, passa necessariamente dall’osservazione scrupolosa, dalla lente d’ingrandimento posta su realtà effettive ma latenti. In Italia lo aveva compreso e intercettato Ferzan Opzpetek nel 2001 con “Le fate ignoranti”, scoperchiando il vaso di Pandora nel tentativo di aprire a tentoni un filone mai realmente sviluppatosi nella penisola; l’embrione, la proto-ricerca di opere che raccontassero di amore e sessualità che deviassero dalla norma è riconducibile piuttosto a Jean Genet, con quel “Un Chant d’Amour” che già nel 1950 dipingeva una tensione omoerotica per la prima volta esplicita sul grande schermo.

Il fiorire di pellicole che si riallaccino epidermicamente – o meno, poco importa – a tematiche di genere pare ormai costante negli ultimi anni, segno di un’accelerazione e di una necessità impellente della contemporaneità in senso stretto, quanto mai aderenti a un procedere (apparente) verso l’acquisizione di nuovi diritti civili.

La seconda prova alla regia di Desiree Akhavan, “La diseducazione di Cameron Post”, si incanala in questo avanzare storico e cinematografico, avvicendarsi di titoli miscellanei e ostici, complessi nell’esplorare territori una volta in ombra. Il pregio del calderone in cui certi titoli sono poi caduti si è rivelata la pluralità, la precisione e cura con cui ogni piccola gemma e sfaccettatura della complessità gender cerca di essere espressa: si passa dal nodo ostico della definizione (forzata) di genere, al cuore della disforia di genere, fino ad incrociare amori omosessuali posti ad altissima pressione – o quanto mai colti nella propria sfera domestica e quotidiana.

La Akhavan è conscia della costellazione a cui si affida, della stella polare a cui buttare furbamente un occhio per orientarsi – non è un caso che “La diseducazione di Cameron Post” si vada prontamente ad innestare in quel canone, senza particolari patemi o rincorse affannose. La regista quasi ne fa indigestione, scorpacciata bulimica, arrivando – né lodi o demeriti da registrare – a produrre una seconda opera fondamentalmente corretta e coesa, dai confini netti e puliti. Forse proprio l’assenza di una fonte primigenia e vergine a cui attingere azzoppa un film che, seppur a strattoni, acquista una propria dignità e confeziona da sé un involucro pressoché perfetto, inficiato da un corsa finale pericolosamente didascalica e farraginosa.

Gioiellino del cinema indie in atto (ma non in potenza), “La diseducazione Cameron Post” strizza l’occhio a un target omogeneamente giovane e social, figlio di quella ricerca compiaciuta di un’estetica raffinatamente pop a cui la pellicola pur si riallaccia. Il film sembra scavarsi da sé uno spazio ben preciso, forse ingabbiarsi, dialogando fittamente con i capisaldi della distribuzione indipendente degli ultimi anni – si pensi solamente “Me & Earl & the Dying Girl” di Gomez – Rejon o a Sean Baker e il dittico “Tangerine”–“The Florida Project”, vessilli e manifesti di un nuovo linguaggio cinematografico.

La diseducazione di Cameron Post: il silenzio dei peccatori
La diseducazione di Cameron Post - Still

Incuneato su Cameron Post (una Chloe Grace Moretz che sostiene bene il ruolo e su cui si fa deliberatamente perno), ragazzina spedita a “God’s Promise”, centro cristiano di rieducazione alla sessualità in cui pur orbitano personalità scheggiate e affilatissime, il film si muove in maniera convincente tra registri e tenori differenti. A una comicità sagace e sottile succede prontamente una sostenutezza inaspettata, punto nevralgico della narrazione: dietro la patina, il velo dai colori saturi, si avvicendano menti logorate e emotivamente autistiche, sfilacciate dall’abuso e la violenza sotterranea che ribolle all’interno del campo di conversione.

La rottura, l’esplosione è prevedibile e distruttiva: in un intreccio esteticamente esaustivo, la Akhavan eleva il silenzio a unica espressione possibile del vuoto, del corpo sgombro e frammentato. Le conversazioni si riducono drasticamente all’osso, l’animato si converte in inanimato, la vita goccia via . Tramite il pretesto narrativo di uno stanco revival anni ’80 e ’90 – ormai baricentro dell’estetica comune degli ultimi anni -, la regista pesca cospicuamente dal presente, cesellando una storia che pecca di guizzo creativo ma che rivendica a gran voce una funzionalità prettamente formativa.

Simone Stirpe

Trama

  • Titolo originale: The Miseducation of Cameron Post
  • Regia: Desiree Akhavan
  • Cast: Chloë Grace Moretz, Jennifer Ehle, Sasha Lane, John Gallagher Jr., Quinn Shephard, Forrest Goodluck, Dalton Harrod, Christopher Dylan White, Emily Skeggs, Isaac Jin Solstein
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 90 minuti
  • Produzione: USA, 2018
  • Distribuzione: Teodora
  • Data di uscita: 31 Ottobre 2018

La diseducazione di Cameron Post poster“La diseducazione di Cameron Post” è tratto dal romanzo di culto di Emily M. Danforth, con protagonista Chloë Grace Moretz e diretto dalla regista di origine iraniana Desiree Akhavan. Il film è distribuito nelle sale italiane dalla Teodora.

La diseducazione di Cameron Post: un film drammatico che affronta il tema dell’omosessualità

La vicenda è ambientata in una cittadina del Montana, nel 1993. Cameron è una giovane studentessa che viene sorpresa durante l’annuale ballo scolastico del suo istituto mentre si bacia con un altra ragazza. La giovane Cameron Post viene, così, spedita in un centro religioso a God’s Promise e sottoposta a una peculiare terapia di conversione che dovrebbe “guarirla” dall’omosessualità, considerata allo stesso livello di una vera e propria malattia.

Cameron è insofferente e contraria rispetto ai metodi utilizzati all’interno del centro e si ribella. La ragazza trova il sostegno di altri membri della comunità con i quali ha stretto amicizia. Insieme ai suoi amici, Cameron riesce a creare una piccola e variopinta congregazione capace di riaffermare con orgoglio la propria identità sessuale.

La diseducazione di Cameron Post: la protagonista Chloë Grace Moretz

Nonostante la giovane età, 21 anni, l’attrice e modella Chloë Grace Moretz vanta un ricco curriculum pieno di collaborazioni con importanti registi del cinema internazionale. Nel 2018 ha preso parte al film “Suspiria” sotto la guida di Luca Guadagnino, mentre nel 2011 è stata diretta dal maestro  Martin Scorsese in “Hugo Cabret“, in cui interpreta la giovane amica del protagonista.

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