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Wim Wenders

Tra i massimi esponenti del Nuovo Cinema tedesco, Wim Wenders ha conosciuto il successo a livello internazionale mettendosi alla regia di pellicole dalla fama mondiale come “Il cielo sopra Berlino” e altri ottimi lavori, che gli hanno garantito numerosi riconoscimenti a Cannes nel 1984, il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1995 e l’Orso d’oro alla carriera al Festival del Cinema di Berlino nel 2015.

Wim Wenders, il regista che ha guardato al ‘cielo sopra Berlino’

(Düsseldorf, 14 agosto 1945)

wim-wendersWim Wenders nasce da padre medico e cresce in un ambiente cattolico al punto che da adolescente pensa di entrare in seminario. All’università s’iscrive senza molta convinzione a Medicina per poi passare a Filosofia e Sociologia. Cambia anche città in questi anni e infine a Düsseldorf ottiene un lavoro stagionale per l’United Artist.

È qui che ha il suo primo approccio con il mondo del cinema. Decide di provare a frequentare la prestigiosa Scuola di Cinematografia Idhec di Parigi ma non viene ammesso. È invece accolto con successo all’Istituto Superiore per la Televisione e il Cinema di Monaco ma all’inizio è più tentato dalla critica cinematografica che dalla regia.

La passione per la cinematografia e i primi lungometraggi dopo gli studi all’Istituto per la Televisione e il cinema di Monaco

Nel 1968, si sposa per la prima volta con l’attrice Edda Kochl da cui divorzierà nel 1974. Sarà la prima di una serie d’unioni non felici tutte con attrici, la seconda durerà solo quattro anni e la terza due.

Il suo primo lungometraggio è il saggio d’esame “Summer in the City” del 1970, cui segue l’anno dopo il giallo “Prima del calcio di rigore” (1971) scritto da Peter Handke. “Alice nella città” del 1973 è il capitolo iniziale della “trilogia della strada”, seguito da “Falso movimento” (1974) e “Nel corso del tempo” (1975).Con quest’ultimo, ambientato al confine tra le due Germanie ai tempi del muro di Berlino, il regista riceve i suoi primi riconoscimenti al Festival di Cannes.

Il sogno americano in “Nick’s Movie – Lampi sull’acqua”

La trasposizione del romanzo di Patricia Highsmith “L’amico americano” del 1977 è la prima importante coproduzione internazionale con Bruno Ganz, suo attore icona, Dennis Hopper e un cammeo del regista americano Nicholas Ray.

Proprio con lui, suo maestro e amico dirigerà nel 1980 “Nick’s Movie – Lampi sull’acqua”, testamento dell’autore di “Gioventù bruciata”. Wenders si è nutrito del sogno americano e l’ha riletto in chiave europea, passando lunghi periodi negli Stati Uniti.

Le pellicole di inizio anni ottanta che lo inseriscono nella schiera dei grandi registi

Il film che lo ammetterà tra i grandi registi è “Lo stato delle cose” del 1982 che si aggiudicherà il Leone D’Oro a Venezia. Girato tra Los Angeles e il Portogallo è il cinema nel cinema in bilico tra Europa e USA. Il successivo “Hammett: indagine a China Town” (1983), prodotto da Francis Ford Coppola, avrà una lavorazione molto travagliata. Una bellissima Nastassja Kinski è la protagonista, anche se con pochi fotogrammi, di “Paris, Texas” del 1984 road-movie con una travagliata storia d’amore, premiato con la Palma d’Oro a Cannes l’anno successivo.

“Il cielo sopra Berlino” è quello che vede con i suoi occhi Win Wenders

Nel 1987, anno in cui si festeggiano i 750 anni della città di Berlino, ancora divisa in due parti, Wenders gira “Il cielo sopra Berlino”, prendendo ispirazione dal dipinto di Klee “Angelus novus”. Due angeli, interpretati da Bruno Ganz e Otto Sander guardano dall’alto l’umanità e comunicano con uno stravagante Peter Falk che interpreta se stesso.

Da annali del cinema, l’incantevole Solveig Dommartin al suo debutto cinematografico nei panni di un’acrobata di circo, per il cui amore uno degli angeli diventerà umano. Sul set nascerà una storia tra l’attrice e il regista che proseguirà fino al visionario “Fino alla fine del mondo” (1991).

La contaminazione di generi nel viaggio all’interno della cinematografia del regista tedesco, ‘così lontano così vicino’ ai grandi della regia

Il film prenderà la Palma d’Oro come Migliore Regia e Wenders darà 5000 dollari del premio allo sceneggiatore Peter Handke per finanziare il suo debutto dietro la macchina da presa. “Fino alla fine del mondo” è scritto a quattro mani con Solveig Dommartin, che interpreta Claire accanto a William Hurt e alla grande Jeanne Moreau. Il film, magnifico nelle sue immagini in digitale, è una contaminazione di generi, una sorta di viaggio in un mondo senza speranza e viene insignito del premio Murneau.

A dicembre del 1989, il muro di Berlino è caduto e Wenders lo racconta a modo suo in “Così lontano, così vicino” (1993) che sarà premiato dal Grande Prix Speciale della Giuria di Cannes. L’angelo Otto Sander diventa umano per salvare una bambina mentre guarda seduto sulle spalle di Gorbaciov.

La musica all’interno degli ultimi lavori di Wim Wenders

Abbandonata la sua compagna Rafaela/Nastassja Kinski, scopre con dolore il fluire del tempo. Nel cast ancora lo stralunato Peter Falk, Lou Reed, per l’ultima volta l’amata Dommartin, il tutto con una colonna sonora notevolissima.

Accanto al maestro Antonioni, due anni dopo Wenders dirige “Al di là delle nuvole”, che seppur non riuscitissimo viene insignito sulla laguna del Premio della Critica Internazionale. Da questo momento in poi, in molti dei lavori del regista tedesco sarà al centro la musica e i suoi grandi protagonisti. In “Lisbon Story” del 1995 i grandi protagonisti sono i componenti del gruppo di fado “Madredeus” nella magia di Lisbona.

Ambientato a Cuba, Wenders e il musicista Ry Cooder con “Buena Vista Social Club” (1999) fanno conoscere al mondo un gruppo d’affascinanti vecchietti con i loro boleros e le loro storie. Ne seguirà, anni dopo, un sequel molto mediocre.

Documentari musicali e altre pellicole discusse

Orso D’Argento a Berlino, nel 2000 arriva il confusionario “The Million Dollar Hotel”, scritto con Bono degli U2 che ne firma la colonna sonora. Seguono una serie di documentari musicali, tra cui “Viel passiert” sul gruppo cult di Colonia Bap. L’amore per l’America ritorna nell’amaro “La terra dell’abbondanza” (2004) sull’onda dei fatti drammatici dell’11 settembre.

Segue l’anno dopo il discusso “Non bussare alla mia porta” con Sam Shepard e Jessica Lange, road movie di un vecchio attore western alla ricerca del figlio mai visto. È l’ultimo lavoro “americano”, che ritorna sulle tematiche che erano appartenute a “Paris Texas” e sulla difficoltà d’essere padre. Del resto, il regista nonostante i suoi quattro matrimoni non ha mai avuto figli a causa della sua sterilità.

Quel malessere esistenziale presente nella cinematografia di Wenders e negli ultimi lavori

Nel 2007, per l’ONG Médecin Sans Frontières partecipa al film a episodi “Invisibles” e aderisce alla Word Cinema Foundation di Scorsese. Successivamente si dedica al lungometraggio “Palermo Shooting” (2008), finanziato dall’Unione Europea e con protagonista il cantante dei “Die Toten Hosen” Campino. Ancora una volta, una storia di viaggi, di malessere e di ricerca di un’isola felice. Del 2010 è invece il cortometraggio dedicato al mondo musicale intitolato “Il Volo”, nome di un famoso gruppo italiano degli anni settanta fondato su iniziativa di Mogol. Invece è dedicato al teatrodanza il lungometraggio del 2011 “Pina”, tributo alla ballerina Pina Bausch. Nel 2012 porta sul grande schermo “Ver ou Não Ver”, segmento di “Mundo Invisìvel”.

Ivana Faranda

Wim Wenders

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