Vita di Pi (2012)

Vita di Pi - Recensione: da un romanzo trascendentale a un film trionfo di spettacolarità

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Il film è tratto dal libro scritto da Yann Martel, vincitore del Booker Prize nel 2002. La storia è ambientata in India e vede come protagonista il giovane Pi, abbreviazione dello strano nome da battesimo Piscine Molitor. La sua famiglia è proprietaria di uno zoo e un giorno il padre per far fronte a dei problemi economici decide il loro trasferimento in Canada.

Iniziano così un lungo viaggio per mare ma purtroppo accade un evento tragico: la nave affonda lasciando come unico superstite Pi. Il ragazzo, però, non si ritrova da solo, sulla scialuppa di salvataggio ma ha per compagna una feroce tigre del Bengala di nome Richard Parker. Per sopravvivere a questa situazione estrema Pi dovrà utilizzare tutta la sua intelligenza e la sua forza di volontà in un viaggio che metterà a dura prova la sua anima.

Un sapiente mix tra tecnica e anima

Ang Lee, regista vincitore di ben due premi Oscar, per “La tigre e il dragone” e “I segreti di Brokeback Mountain”, ci stupisce questa volta regalandoci un film che sorprende per più di una ragione. Innanzitutto questa è la sua prima esperienza nel 3D, che conferisce al film una profondità e un senso di coinvolgimento per lo spettatore grandissimo. Scene come quelle del naufragio hanno sicuramente un impatto molto forte sullo spettatore, a cui viene richiesta una partecipazione più intima al viaggio per la sopravvivenza di Pi. Inoltre gli effetti speciali contribuiscono a rendere davvero realistico il personaggio della tigre Richard Parker.

Ma aldilà degli straordinari effetti speciali c’è ben altro in questo film, sotto la scorza della spettacolarità dei disastri naturali e delle sontuose e splendide immagine della distesa oceanica che si sovrappone all’altrettanto infinita distesa del manto stellare. Dietro tanta bellezza artistica, di cui Lee fa sapientemente sfoggio grazie alle sue straordinarie abilità accompagnate dalla sua inusuale versatilità, c’è più di uno spunto di riflessione per lo spettatore.

Una prova di coraggio e di amicizia

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Assistiamo infatti al rapporto di un ragazzo, vittima di calamità al limite della sopportazione umana, con Dio. Pi, da sempre dubbioso e curioso nei confronti della divinità, definisce la sua storia prova dell’esistenza di Dio. E’ infatti quasi un classico che un essere umano nelle sue condizioni compia un viaggio anche attraverso la sua fede, mettendo dapprima in dubbio una divinità capace di infliggergli simile cattiverie ma allo stesso tempo capace di infondergli la speranza senza la quale non avrebbe mai potuto sopravvivere.

Di grande interesse, e in alcuni momenti di straordinaria intensità, è anche l’alterno e fragile rapporto che Pi costruisce con la tigre Richard Parker, animale che nella cultura e mitologia indiana riveste un ruolo molto importante.

Da sempre vicino al mondo degli animali il ragazzo, che è vegetariano, ha sempre sostenuto che anche gli animali hanno un’anima e non, come crede il padre, che nei loro occhi ci sia solo lo specchio delle nostre emozioni.

Questa convinzione lo aiuterà a imparare che può esistere una sorta di comunicazione tra specie diverse anche se Pi, forse perché troppo provato o perché troppo solo, finisce per cadere nell’errore che quasi tutti gli amanti degli animali fanno: umanizza la bestia, aspetto che lo porterà a soffrire per quelle che lui reputa delle mancanze da parte dell’animale.

Vita di Pi: una metafora sulla vita

Un miracolo vero nel film c’è ed è l’interpretazione del giovane protagonista Suraj Sharma, diciassettenne indiano che, alla prima esperienza di recitazione della sua vita, incarna con magistralità sia i patimenti fisici di Pi che quelli, ben più difficili, riguardanti la sua interiorità, grazie ad una espressività del quale è naturalmente dotato.

Dunque gli interrogativi sono tanti: Dio esiste? Gli animali hanno un’anima? La storia di Pi è tutta un’allegoria? In un percorso che ha del magico e del trascendentale lo spettatore non potrà di certo non sentirsi toccato da almeno uno di questi temi e, se proprio così non fosse, restano le splendide immagini della natura che Lee riesce a farci ammirare vincendo la sfida di portare sullo schermo un libro di difficilissima trasposizione.

Miriam Reale

  • Regia: Ang Lee
  • Cast: Tobey Maguire, Gérard Depardieu, Irrfan Khan, Tabu, Suraj Sharma
  • Genere: Avventura, colore
  • Produzione: Cina, USA, 2012
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Data di uscita: 20 dicembre 2012.

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"Vita di Pi" è un film diretto da Ang Lee, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Yann Martel. La pellicola ha ricevuto numerosi premi, tra cui nel 2013, oltre alle varie Nomination, i Premi Oscar
per la Miglior Regia, la Migliore Fotografia, i Migliori Effetti Speciali e la Miglior Colonna Sonora, con cui hanno inoltre vinto il Golden Globe nello stesso anno.

Vita di Pi: il lungo flashback di Pi

Il libro scritto da Yann Martel e vincitore del Booker Prize nel 2002, diventa un film tra il fantastico e il reale, diretto da Ang Lee. La storia è ambientata in India e vede come protagonista il giovane Pi. La sua famiglia sta per trasferirsi in Canada, dove il padre, proprietario di uno zoo, intende spostare anche la sua attività. Iniziano così un lungo viaggio per mare ma purtroppo accade un evento tragico: la nave affonda lasciando come unico superstite Pi. Il ragazzo, però, non si ritroverà da solo, sulla scialuppa di salvataggio ci saranno con lui una tigre del Bengala, una iena, una zebra e un orango. Da questo momento prende le mosse l'intero film, che si svilupperà sulla vicenda del lungo viaggio di Pi e dei suoi "particolari" compagni d'avventura.

L'intera storia è raccontata dal punto di vista del personaggio di Pi da adulto, a cui si rivolge uno scrittore interessato a trarre dalla sua avventura un romanzo.

Il budget del film è stato di circa 70 milioni di dollari, con molte scene spettacolari, come quelle riguardanti il naufragio della nave e, naturalmente l'uso della computer grafica, proprio per la riproduzione degli animali.

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