Ustica

  • Regia: Renzo Martinelli
  • Cast: Marco Leonardi, Caterina Murino, Lubna Azabal, Tomas Arana, Federica Martinelli, Paco Reconti, Yassine Fadel, Joe Capalbo, Jonis Bascir, Shelag Gallivan, Enrico Lo Verso
  • Genere: Documentario, colore
  • Durata: 106 minuti
  • Produzione: Italia, Belgio
  • Distribuzione: INDIPENDENT Movies e da ZENIT Distribution
  • Data di uscita: 31 Marzo 2016

Ustica"Ustica" di Renzo Martinelli porta sul grande schermo la verità, a lungo celata, su ciò che accadde quel drammatico 27 Giugno 1980, quando 81 persone persero la vita nel volo Bologna-Palermo quando l'aereo dell'Itavia (un aereo di linea Douglas DC-9) si ruppe in volo, cadendo nella zona di mare compresa tra le isole tirreniche di Ustica e Ponza.

Renzo Martinelli non è nuovo a pellicole di questo genere, nelle quali indaga a fondo per scoprire la verità nascoste dietro finte scuse e improbabili risposte: il regista e sceneggiatore di "Ustica" difatti si era già immerso in argomenti di cronaca, svelando la sua idea e sottoponendo ad una attenta analisi i fatti riguardanti il caso Moro e quelli della tragedia del Vajont.
Studiando le varie ipotesi che sono state avanzate nel tempo per giustificare il crollo dell'aereo e la morte di ben 81 persone, tra equipaggio e passeggeri, il regista Renzo Martinelli pone al vaglio tre teorie principali: il cedimento strutturale, un missile e una bomba, lavorando a stretto contatto con esperti nel settore per poter finalmente giungere alla verità.

Ustica: la ricostruzione della verità sul disastro aereo del 1980

Ustica

Il 27 giugno 1980 un aeroplano della compagnia Itavia, in rotta verso Palermo, precipitò nel mar Tirreno, tra le isole di Ponza e Ustica. All’interno ottantuno passeggeri: nessun sopravvissuto al disastro. Su questo orribile incidente sono state tessute nel corso degli anni trame, ipotesi e argomentazioni. Tre le principali: un cedimento strutturale del mezzo; l’esplosione di una bomba nascosta nel bagno di bordo; un missile scagliato per errore.
Renzo Martinelli tenta di aggirare l’ostacolo dell’oblio istituzionale per afferrare le cause reali della tragedia, ricostruendo i fatti sulla base dei documenti e di diverse perizie svolte nel corso degli anni. La sua ricerca approda a un risultato ben definito che asseconda, almeno in parte, una percezione già diffusa nell’immaginario collettivo, stavolta avvalorata da un’argomentazione solida e complessa.

La tesi di fondo è questa: il volo precipitò in seguito a una collusione con un caccia americano a migliaia di chilometri orari di velocità. Il caccia americano era sulle tracce di un Mig libico, che stava tentando di sfruttare la scia del volo di linea per scomparire dal radar. Il Mig libico era disarmato: in seguito a un accordo segreto con Gheddafi, lo Stato permetteva a questi aerei di percorrere lo spazio aereo italiano, e le ragioni di questo viaggio erano dovute a un’esigenza di manutenzione: questi caccia, forniti in dotazione dall’Unione Sovietica, venivano inviati dai libici in Jugoslavia per essere controllati e perfezionati.
Un equivoco abnorme, dunque, e dalle conseguenze devastanti: il Mig libico – distrutto infine in Calabria da un altro caccia americano – non era una reale minaccia. Lo scontro tra l’aereo militare americano e quello di linea italiano fu il prodotto di un clamoroso errore di valutazione.

Ustica: da una parte l’argomentazione, dall’altra la fiction

Archiviata la tesi di Martinelli da un punto di vista puramente argomentativo, certamente interessante e tanto più forte quanto fondata su un ampio repertorio documentale, c’è da fare qualche notazione sul film in sé, nella sua costituzione formale.
Il regista sceglie di ricostruire la vicenda mediante una traslazione totale nella fiction: ci sono attori che interpretano personaggi ipotetici, che a loro volta interpretano l’evolversi della situazione così come si prospetta loro in presa diretta.

La prospettiva è quella di un politico di medio livello che entra nella commissione d’inchiesta governativa sul disastro. Attorno a lui una serie di personaggi, tra i quali spiccano: un collega che tenta in ogni modo di farlo desistere dalle ricerche, sostenendo la priorità della ragion di stato e tirando in ballo interessi tanto rilevanti da giustificare anche un errore di tale portata; la moglie, una donna di origine slava che intende perseguire a ogni costo la verità; una giornalista che ha perso la figlia di sette anni per via di quel volo maledetto e che per larga parte del film è depressa in riva alla spiaggia, salvo riscuotersi nel finale dedicandosi anche lei allo svelamento della verità dei fatti.

Il livello della scrittura del film, per quanto riguarda questo aspetto finzionale, è molto basso: ingiustificati apici di pathos si alternano ad aperture sentimentali sul senso della perdita e sull’importanza del perseguimento della verità, il tutto condito da un connotato moralista pressoché dominante. Scrittura, del resto, corroborata dal livello delle recitazioni singole, incapaci di reggere lo schermo e adatte tutt’al più a un drammone televisivo di second’ordine. Una nota a parte meritano le scene di volo girate mediante uno stile da videogame, con alto tasso di spettacolarizzazione visiva: l’unico aspetto formale significativo.

Marco Donati

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