Un divano a Tunisi (2019)

  • Titolo originale: Un divan à Tunis
  • Titolo internazionale: Arab Blues
  • Regia: Manèle Labidi
  • Cast: Golshifteh Farahani, Hichem Yacoubi, Majd Mastoura Mastoura, Ramla Ayari, Aïsha Ben Miled
  • Genere: Commedia
  • Durata: 88 minuti
  • Produzione: Francia, Tunisia 2020
  • Distribuzione: Bim distribuzione
  • Data di uscita: 9 aprile 2020

Un divano a Tunisi - loc internazionale

"Un divano a Tunisi", la commedia d'esordio della regista Manèle Labidi, è stato presentato durante le Giornate degli autori al Festival di Venezia 2019, aggiudicandosi il Premio del pubblico BNL.

Un divano a Tunisi: psicanalisi post-rivoluzione dei gelsomini

In Tunisia c’è stata la Primavera araba. Nonostante questo, aprire uno studio, per una donna, ancora è complicato.

Selma (Golshifteh Farahani) è una giovane psicanalista dal carattere forte e indipendente. Dopo essere stata cresciuta a Parigi da suo padre, decide di tornare nella sua città d’origine, Tunisi, determinata ad aprire uno studio privato. Le cose non saranno semplici come le immaginava.

La ragazza si scontrerà con un ambiente non proprio favorevole. I suoi stessi parenti cercheranno di scoraggiarla. E lo studio inizierà a popolarsi di pazienti particolarmente eccentrici.

La regista

Manele Labidi, regista franco tunisina, ha studiato e, per qualche anno, lavorato nel campo della finanza prima di cambiare vita e diventare una filmmaker. Ha collaborato a diversi progetti di scrittura e regia per il teatro, la radio e le serie televisive. Con il suo primo cortometraggio, "Une chambre à moi", ha adattato un saggio di Virginia Woolf ("A Room of One's Own") in chiave tragicomica. Nel 2016 ha partecipato a un corso di sceneggiatura alla FEMIS di Parigi. "Un divano a Tunisi" è il suo primo lungometraggio.

Riguardo al film, ha dichiarato: «Volevo filmare la Tunisia post-rivoluzione dei gelsomini e, in particolare, la classe media, cioè quella parte di popolazione profondamente lacerata tra modernità e tradizione. Scegliere come espediente narrativo la psicoanalisi (che è abbastanza marginale in Tunisia) e declinare la storia in forma di commedia, mi ha permesso di creare personaggi complessi e di mettere l'accento sulla loro dolce follia e vitalità, ma anche di mostrare quelle sofferenze in un contesto nel quale la rivoluzione ha amplificato queste energie e ha spinto gli individui in un terreno reso impervio dalla crisi economica e dall'ascesa dell'islamismo».

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