Tre quartine e un addio (2018)

Tre quartine e un addio – Recensione: il regista curdo Fariborz Kamkari dirige un film sperimentale con una giovanissima interprete

Tre quartine e un addio rece

 

La piccola Elettra Falzetti perde la sua amata nonna e non riesce ad accettare questa mancanza. Nasce da questa storia vera un’opera assolutamente originale che coinvolge tutta la famiglia della giovane protagonista. La vicenda viene raccontata dal punto di vista di vari personaggi tutti legati a Elettra: dalla madre, che prova a scuoterla, al padre; appaiono gli zii e addirittura il becchino. La ragazzina cerca disperatamente tracce della nonna e la fa rivivere intervenendo sui suoi social, seminando il panico in famiglia. La narrazione è suddivisa in capitoli che corrispondono a quartine di un poema del poeta e filosofo persiano Omar Khayyam.

Tre quartine e un addio: la vita vera nel cinema con un piccolo grande film

Tre quartine e un addio scena film

Quello che rende assolutamente peculiare “Tre quartine e un addio” è la genesi dell’opera. La famiglia di Elettra ha deciso di produrre il film per aiutare la piccola a elaborare il lutto; è intervenuto anche il regista iraniano di origine curda, amico di famiglia da sempre. Le riprese sono state fatte in modo assolutamente originale, utilizzando la camera molto da vicino indossata direttamente sul corpo dagli attori. L’effetto che viene fuori è estraniante per lo spettatore. L’immagine appare deformata come se venisse da uno smartphone. Su questo artefizio tecnologico si inserisce la poesia e la leggerezza della narrazione.

Tutti cercano di stare vicino a Elettra, che buca lo schermo con la sua faccina simpatica da adolescente. Nel cuore del film appare un serpente, un animale di forte valenza simbolica nella cultura orientale e sarà proprio l'aprirsi di un piccola uovo, lo stesso giorno del compleanno della nonna, a chiudere la parentesi dolorosa di Elettra. Quel piccolo esserino per lei diventerà la sua amata nonna che riuscirà a festeggiare sulle rive di un lago il suo compleanno come desiderava tanto.

"Tre quartine e un addio" vuole dare una visione diversa della morte, molto vicina a quella delle filosofie orientali. In questo modo riesce a raccontare in modo leggero una storia che non lo è. Il risultato è alquanto felice, anche grazie alla giovane protagonista e diventa un omaggio alla memoria della donna scomparsa, che rivive nei ricordi di tutti colore che l'hanno amata.

Ivana Faranda

 

  • Titolo originale: Three Quatrains and a Farewell
  • Regia: Fariborz Kamkari
  • Cast: Elettra Falzetti, Manuela Cossu, Fabio Massimo Falzetti, Daniela Belletti
  • Genere: documentario, colore
  • Durata: 65 minuti
  • Produzione: Italia, 2018
  • Distribuzione: n/d
  • Data di uscita: n/d

Tre quartine e un addio poster"Tre quartine e un addio" è un documentario di 65 minuti del cineasta Fariborz Kamkari, presentato in occasione della 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Riflessi.

Tre quartine e un addio: una storia su come si diventa grandi

La pellicola è ambientata a Roma e segue le vicende di una famiglia travolta da un lutto inaspettato. La protagonista è Elettra, dodici anni, un'adolescente che, durante il funerale della nonna che li ha abbandonati inaspettatamente, si aggira tra i suoi famigliari in lacrime, piena di domande. Ognuno degli adulti cerca di rispondere ai dubbi di Elettra sulla morte della nonna proponendo punti di vista diversi: alcuni tra i parenti scelgono la via della razionalità, altri invece quella religiosa, altri danno delle risposte più  pragmatiche senza, però, ottenere grande successo.

Un ritratto di famiglia oggi a Roma: sette personaggi diversi, alle prese con un'adolescente inquieta. Elettra alla fine riesce a costruire il suo racconto sulla morte. E forse, diventa adulta.

 

 

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