Tornare (2019)

Tornare - Recensione: un catartico ritorno all'infanzia

Tornare pellicola

Dopo quattordici anni Cristina Comencini torna a dirigere Giovanna Mezzogiorno nel suo lungometraggio. Con il precedente film, “ La bestia nel cuore”, ci sono parecchie analogie e soprattutto il desiderio della protagonista di andare a riscoprire tracce della propria infanzia e adolescenza alla ricerca di realtà rimosse e significative nella sua formazione.

In “Tornare”, la protagonista Alice è una donna di quarant'anni che vive in America e che si ricongiunge alla sua famiglia di Napoli in occasione della morte del padre, un militare della Marina americana. Siamo negli anni ‘90 e insieme alla sorella decidono di vendere l’incantevole villa sul mare nella quale sono cresciute. Prima però devono liberarla di un’infinità di mobili e oggetti.

Alice risiede nella casa e in una sorta di viaggio onirico incontra se stessa all’età di diciassette anni. Era una ragazza ribelle, anticonvenzionale, voleva uscire, divertirsi, flirtare con i ragazzi, ma doveva fare tutto di nascosto dal rigido e autoritario padre. Nella villa incontra anche Marc (Vincenzo Amato), amico di famiglia che aveva assistito il genitore nell'ultimo periodo della malattia, e tra i due sembra nascere una relazione sentimentale. Ma Alice deve fare i conti con un passato doloroso e rimosso, deve spiegarsi le dinamiche di quello che le è successo, del perché sia stata trasferita in America dai suoi genitori.

Successivamente incontra nella casa una bambina e ancora una volta intuisce che si tratta di se stessa, come era a dieci anni, libera, vivace e con un forte e fanciullesco desiderio di scoprire il mondo. Al presente Alice procede nella sua vita con occhi stanchi, ha poco entusiasmo, parla sottotono ma il destino l’ha riportata nel luogo in cui tutti i suoi drammi familiari si sono consumati. Ora deve solo ricostruire la matassa del suo traumatico passato.

Tornare: riappropriarsi del proprio passato

Tornare film

Come la regista ha dichiarato, si tratta di un film su un tempo non lineare: la staticità del passato secondo l’idea comune viene ribaltata, la percezione del vissuto può essere riformulata, reindagata, riscoperta. Anche i vecchi stati d’animo, gli entusiasmi giovanili, i desideri ludici dell’infanzia si possono rievocare, quasi come in una rinascita o addirittura una resurrezione.

Alice è una donna abusata, ma l’abuso è quasi poca cosa rispetto a una sequela di ulteriori abusi che deve soffrire, quasi tutti perpetrati da una società maschile degli anni sessanta. L’abuso viene visto come qualcosa di terapeutico da qualcuno che pensa di amarla e poi negato da qualcun’altro che pure dovrebbe amarla.

Molto del narrato si svolge nella dimora sul mare, un po' fatiscente e ancora arredata coi mobili d’epoca. Si tratta di una scelta indovinata da parte della regista, poiché presta il fianco a un simbolismo pertinente: la villa, protesa tra cielo, mare e terra, possiede delle fondamenta che si fondono con le grotte marine sottostanti. Alice nelle varie fasi della sua età sperimenta tutta una serie di possibilità lecite o segrete per entrare e uscire dall'abitazione, per recarsi nel mondo esterno o per scendere nelle profondità dei suoi antri.

Non è solo un tornare dall'America il suo, è un tornare nel profondo, è un tornare indietro nel tempo, è un tornare a riprendersi quello che le spetta di diritto, ossia la chiarezza sul suo passato.

Napoli emerge come un’opportuna estensione di questa casa archetipica, coi suoi siti archeologici, con il suo sviluppo sotterraneo, con i suoi tunnel borbonici che in alcune indovinate sequenze si dilatano per allontanare la protagonista dalla verità.

Ottime interpretazioni per le tre protagoniste che recitano il ruolo di Alice nella ottima sceneggiature di Giulia Calenda.

Giovanna Mezzogiorno incarna perfettamente il ruolo della disorientata Alice adulta e una fotografia calda, intima nelle riprese domestiche, incornicia il suo volto, ora un po' più tondo, lasciando emergere i suoi profondi occhi come in una madonna di Guido Reni. Beatrice Grannò interpreta l'Alice adolescente con tratti somatici sorprendentemente credibili e recitazione impeccabile. Clelia Rossi Marcelli è Alice a dieci anni, spontanea, vivace e ancora innamorata della figura paterna. Tutte vengono ben definite con dialoghi idonei e significativi.

Una dentro l’altra si combinano perfettamente, come matriosche russe, che pure compaiono a più riprese nel film. Matriosche che un mondo maschilista relega a dover avere una forma analoga alla precedente per potercisi incastrare.

Marco Marchetti

  • Regia: Cristina Comencini
  • Cast: Giovanna Mezzogiorno, Vincenzo Amato, Beatrice Grannò, Clelia Rossi Marcelli, Marco Valerio Montesano, Alessandro Acampora, Trevor White, Astrid Meloni, Tim Ahern, Barbara Ronchi, Lynn Swanson, Carla Carfagna
  • Genere: Thriller, colore
  • Durata: 107 minuti
  • Produzione: Italia, 2019
  • Distribuzione: Vision Distribution
  • Data di uscita: n/d

Tornare film"Tornare" è un film di Cristina Comencini presentato in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2019.

Tornare: riscoprire le proprie origini

Cristina Comencini torna a dirigere Giovanna Mezzogiorno dopo i quattordici anni che sono passati dalla precedente opera in cui avevano collaborato, ossia “La Bestia nel Cuore”, che aveva avuto molteplici riconoscimenti ed anche una nomination agli Oscar.

Con “Tornare” affronta un tema psicologico assai complicato, ossia il ricongiungimento con il proprio passato e le proprie origini. La protagonista, Alice, torna negli anni ‘90 a Napoli dopo lunga permanenza negli Stati Uniti. A causa della morte del padre deve affrontare la vendita della sua abitazione ma prima deve svuotarla di un ingente quantitativo di mobili e oggetti. La scoperta o la riscoperta del suo passato vengono intrapresi insieme ad una altrettanto interessante scoperta di una nuova vita.

Conosce una ragazza giovane e bella, con la quale intraprende una relazione amicale profonda, e conosce Marc, un uomo cortese e charmant, con il quale intraprende una relazione sentimentale. È il film di chiusura della Festa del Cinema di Roma, senza dubbio si è voluto dare un certo risalto alla talentuosa regista nostrana.



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