The Son (2022)

The Son: il secondo capitolo cinematografico di una trilogia teatrale sulla famiglia

the son review

Il drammaturgo e regista francese Florian Zeller porta al Lido di Venezia nel 2022 un film intenso sui rapporti padre, madre e figlio con “The Son”, dopo il successo planetario del suo lavoro precedente “The Father” con Anthony Hopkins, premiato per l'occasione con l'Oscar e che qui ha un piccolo ma importante ruolo.

Peter (Hugh Jackman) è il padre felice di un bebè nato dalla sua relazione con Beth (Vanessa Kirby), ma ha anche un figlio adolescente dal suo precedente matrimonio con Kate (Laura Dern). Nicholas (Zen Mcgrath) è un ragazzo difficile e vive con sua madre. La serenità di Peter crolla con l’arrivo nella sua splendida casa di New York del figlio depresso che compie atti di autolesionismo e non va a scuola. Se in “The Father” si parlava di malattie della terza età e delle ricadute sulla famiglia, in questo caso il focus è sulla depressione e sui problemi degli adolescenti di ogni parte del mondo.

Un ottimo lavoro dal punto di vista formale

Il personaggio di Nicholas è (o dovrebbe essere) il motore del film. Ha in sé tutte le problematiche di uno della sua età. É solo, ha una grande rabbia verso i suoi genitori per il loro divorzio e non vuole farsi aiutare. Il regista sembra concentrarsi soprattutto sulle reazion del padre Peter e della madre Kate.

La camera è fissa o quasi sulla figura manageriale di Hugh Jackman, che si ritrova comunque a fare i conti con il rapporto difficile con il suo di genitore. Il loro breve incontro è probabilmente uno dei punti focali della narrazione. Un discorso a parte merita lo sguardo del regista sulle figure femminili, madri e compagne di Peter. Appare chiaro che Peter cresce umanamente con il passare degli eventi.

Il climax drammatico è in crescendo e quando appare (dietro una lavatrice) un fucile non è difficile capirne il significato. In buona sostanza, è chiaro che la tragedia è in agguato e non si sa se ci sarà un happy ending. La matrice letteraria dell’opera è assolutamente evidente, ma la regia è pulita, rigorosa e curatissima.

The Father” è un lavoro perfetto sulla carta e dal punto di vista tecnico ma ha qualcosa di didascalico e tende a cadere nel melodrammatico. Se il regista voleva parlare di depressione e di malessere giovanile ha mancato il bersaglio e non è riuscito nella sua impresa. Tuttavia, si tratta di un’opera molto ben fatta che sicuramente piacerà al pubblico e farà ottimi incassi. Il cast tutto è notevole, in primis il giovane Zen Mcgrath, che riesce in un ruolo centrale e difficile.

Ivana Faranda

  • Regia: Florian Zeller
  • Cast: Hugh Jackman, Laura Dern, Vanessa Kirby, Zen McGrath, Hugh Quarshie, Anthony Hopkins, William Hope, Julia Westcott-Hutton, Akie Kotabe, Reza Diako, Isaura Barbé-Brown
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 123 minuti
  • Produzione: USA, 2022
  • Distribuzione: 01 Distribution

The Son Trama"The Son" è un film diretto da Florian Zeller e tratto da una sua opera teatrale, presentato in Concorso al Festival di Venezia 2022. La pellicola segna la seconda regia di Zeller, dopo il film vincitore di due premi Oscar® "The Father - Nulla è come sembra".

The Son: la trama

Nicholas ha diciassette anni e, due anni dopo il divorzio dei suoi genitori, non può più vivere con sua madre. Il ragazzo ha un male di vivere costante che lo spinge a rifugiarsi in un mondo fatto di ricordi dei momenti felici di quando era bambino. Il giovane si assenta da scuola, è tormentato e arrabbiato.

Il ragazzo decide così di andare a vivere con il padre Peter, che ha appena avuto un altro figlio dalla sua nuova compagna.
L'uomo cerca di occuparsi di Nicholas, ma la sua vita è complicata dalla presenza della sua nuova famiglia e la prospettiva di un’allettante carriera politica a Washington. Mentre cerca di risolvere gli errori del passato, Peter perde di vista il presente di Nicholas.

Note di regia

"The Son" è un film sul senso di colpa, sui legami familiari e, in ultima analisi, sull’amore. Volevo realizzarlo da diversi anni. Ero così determinato a raccontare questa storia che non avrei potuto raccontarne nessun’altra, né da un diverso punto di vista. È in parte ispirato a emozioni che conosco personalmente. Volevo condividerle con il pubblico perché so che molte persone si confrontano con i disturbi mentali e che la vergogna e lo stigma associati a questi problemi possono ostacolare conversazioni necessarie e talvolta vitali.

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