The Lost Daughter (2021)

The Lost Doughter film“The Lost Daughter” è un film in Concorso della 78ª Mostra del Cinema. È l’opera prima dell’attrice Maggie Gyllenhaal che al Festival ha ottenuto il premio Osella per la Miglior Sceneggiatura. È tratto dal best seller della scrittrice italiana Elena Ferrante “La figlia oscura”.

The Lost Daughter: la trama

Sola in una località di mare, Leda (Olivia Colman) guarda quasi ossessivamente Nina (Dakota Johnson), una giovane madre, e la sua bambina che gioca con una bambola. La protagonista, docente universitaria ha visto partire le due figlie grandi per il Canada, dove raggiungeranno il padre per studiare. Le due donne diventeranno amiche e Leda si ritroverà a rivivere gli anni lontani della sua maternità vissuta non senza difficoltà. Infatti, Leda per poter perseguire i suoi obiettivi professionali, ha abbandonato le sue bambine per tre anni, scappando a Londra.

Un film sui turbamenti di una donna in fuga da se stessa e sui fantasmi del suo passato di madre imperfetta

“Quando ho letto il romanzo “La figlia oscura”, mi sono sentita pervadere da una sensazione tanto strana e dolorosa quanto innegabilmente vera. Una parte nascosta della mia esperienza di madre, compagna e donna stava trovando voce per la prima volta. E ho pensato a come fosse entusiasmante e pericoloso dare vita a un’esperienza come quella non nella quiete e nella solitudine della lettura, ma in una stanza piena di esseri umani dotati di vita pulsante e sensazioni. Come ci si sente a essere seduti accanto alla propria madre, al proprio marito, alla propria moglie o figlia nel momento in cui sentimenti ed esperienze comuni a lungo taciuti, trovano invece voce? Ovviamente esiste una sorta di sgomento e pericolo nel relazionarsi a qualcuno alle prese con cose che ci sono state dipinte come vergognose o sgradevoli. Ma quando quelle esperienze vengono portate sullo schermo, esiste anche la possibilità di trovare conforto: se qualcun’altra formula quegli stessi pensieri e prova quelle stesse sensazioni, forse non si è soli. Questa è una parte della nostra esperienza che di rado trova espressione e, quando ciò accade, è per lo più attraverso l’aberrazione, la dissociazione o il sogno”. Così la regista esordiente racconta il suo incontro con il romanzo da cui ha tratto il suo film.

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