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The Furnace (2020)

Recensione

The Furnace: il meraviglioso scenario western australiano

The Furnace recensione

Fortunatamente ci sono ancora molteplici autori che continuano a sentire il desiderio di proporre narrazioni che si snodano nei territori estesi di America o Australia. Tutti noi che siamo cresciuti con i western non possiamo non ricordare che il paesaggio in queste pellicole rappresenta non soltanto uno sfondo ma un protagonista vero e proprio che imprime un significato indelebile alla narrazione.

The Furnace (2020)

Il regista Roderick MacKay con “The Furnace” restituisce un racconto esemplare, del quale ha scritto anche la sceneggiatura. Ambienta le vicende nello sconfinato outback australiano nell’anno 1897. In quell’epoca il dominio britannico aveva pensato di trapiantare in quelle terre cammellieri e cammelli in maniera da utilizzarli per i trasporti e le indagini sul territorio. Venivano tutti nominati “Ghan” indipendentemente dal fatto che provenissero dall’India, dalla Persia o dall’Afganistan. Proprio da quest’ultimo paese proviene il protagonista della vicenda, un giovane inviato dal padre a fare fortuna in un territorio lontano e che sogna costantemente di tornare nel proprio paese di origine.

Il ragazzo contrae rapporti con gli aborigeni, che lo iniziano alle loro discipline di evoluzione, ma viene presto coinvolto da un vile ladro d’oro in un rocambolesco viaggio per le distese australiane al fine di giungere ad una fornace che possa eliminare gli stampi reali sopra i lingotti.

Una storia aspra dove regna il malaffare

É una vicenda aspra, il male e il malaffare regnano un po’ in tutti i personaggi ma il nostro giovane cammelliere, mirabilmente interpretato da Ahmed Malek Mustafa, riesce a mantenere una purezza esemplare nel suo cuore.

Un elogio anche a David Wenham che interpreta il cinico bushman, ladro e assassino e Jay Ryan che recita il ruolo dell’agente britannico a capo della spedizione che ricerca i ladri d’oro.

Il regista ha voluto catapultare l’ingenuo emigrato afgano in un contesto dove il bene e il male lo circondano con una doppia spirale. La prima generata dalla nutrita schiera di lestofanti europei che giunsero in Australia per trovare fortuna, ai quali vengono accomunati in maniera altrettanto biasimevole gli esponenti della polizia britannica. La seconda dalla comunità aborigena, che vorrebbe soltanto perseguire in maniera immutata il proprio stile di vita e le proprie millenarie pratiche mistiche.

La fotografia di Michael McDermott avvolge i protagonisti in un abbraccio di colori, soli cocenti, ombre di alberi e rocce e cieli stellati che questo continente generosamente offre e che è giusto che venga valorizzato.

Gli stati d’animo del virtuoso protagonista e le azioni a forte tensione vengono commentate in maniera sempre pertinente da una colonna sonora ben realizzata da Mark Bradshaw. Le storie on the road, simboleggiano sempre un percorso evolutivo interiore e in questa vicenda le tappe di viaggio ripercorrono fedelmente le stazioni in cui i protagonisti si fermano per comprendere meglio la vita che si vive, quello per cui si lotta, quello che si desidera e finalmente quello che realmente è importante.

L’inversione morale, nelle pellicole di ultima generazione consiste fortunatamente nell’identificare nei popoli apparentemente non civilizzati la matrice etica per vivere meglio. É un messaggio che ci piace moltissimo.

Marco Marchetti

Trama

  • Regia: Roderick MacKay
  • Cast: Jay Ryan, David Wenham, Erik Thomson, Mahesh Jadu, Goran D. Kleut, Gary Young, Baykali Ganambarr, Ahmed Malek, Mansoor Noor, Kaushik Das
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 116 minuti
  • Produzione: Australia, 2020

The Furnace scheda“The Furnace” è il film d’esordio alla regia di Roderick MacKay. La pellicola è stata presentata al Festival di Venezia 2020 nella sezione Orizzonti.

The Furnace: la trama

Nel 1897, in  Australia occidentale, un giovane cammelliere afgano cerca di scappare e tornare a casa con un misterioso bushman, in fuga con due lingotti d’oro da una dozzina di chili con impresso sopra il marchio della corona.

La strana coppia deve vedersela con un sergente di polizia scrupoloso e i suoi uomini per raggiungere una fornace segreta in cui potrà essere rimosso dai lingotti il marchio della corona.

“The Furnace” racconta la storia dimenticata dei cammellieri “Ghan” australiani: prevalentemente musulmani e sikh provenienti da India, Afghanistan e Persia, essi esplorarono l’interno desertico del paese, stringendo così dei legami unici con gli aborigeni locali.

Note di regia

“Oggi l’Australia ha il più alto numero di cammelli selvaggi. Tuttavia, la maggior parte degli australiani non sa che, a partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento, l’impero britannico importò cammelli e addestratori dall’Afghanistan, dall’India e dalla Persia per esplorare l’interno del deserto australiano. Questi camellieri islamici, sikh e indù costituivano la principale forma di esplorazione e di trasporto merci tra le colonie e i campi dei minatori d’oro. Furono essenziali per il costituirsi della nazione, tuttavia dovettero sopportare molti pregiudizi e furono spesso costretti a contratti di lavoro forzato. “The Furnace” è una rivisitazione della mitologia di frontiera che tesse questa storia dimenticata nell’arazzo dell’Outback. La mia speranza è che il film generi un senso di identità australiano più inclusivo”.

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