The French Dispatch (2021)

The French Dispatch: l'omaggio a un’epoca giornalistica di Wes Anderson

The French Dispatch cast

"The French Dispatch", presentato nel 2021 al Festival di Cannes, è il film di un autore che ha un stile tutto suo, dalle inquadrature perfette all’uso sapiente dei colori. Wes Anderson riesce sempre a trasportare lo spettatore in un mondo quasi surreale popolato da personaggi ironici ma mai superficiali. C’è tutto questo anche nel film sulla vita e la morte dell’editore francese Arthur Howitzer Jr interpretato da un magistrale Bill Murray. Si inizia e si finisce con uno strana celebrazione funebre nella redazione del giornale con tanto di torta, visto che il giorno della morte e del compleanno coincidono. Diverse storie, ovvero gli articoli più importanti pubblicati negli anni, prendono vita dalle pagine della rivista, dal reportage di un giornalista in bicicletta a quello su un grande chef che lavora in un carcere. Il plot è relativamente semplice detto così e in realtà altro non è che una versione filmica delle pagine cartacee, raccontate da un regista che ha inventato un suo linguaggio e rende tutti i suoi lavori inconfondibili.

Un film pregevole dal punto di vista tecnico ma privo di rigore

The French Dispatch rece

I paradossi del mondo dell’arte contemporanea ci sono tutti in “The Concrete Masterpiece", con Benicio del Toro nei panni di un artista, un tempo criminale impegnato in una liaison con la sua secondina e musa (una meravigliosa Léa Seydoux). Le sue opere sono presentate da un’iconica Tilda Swinton, redattrice per la sezione arte nonché sua ex amante. Si passa continuamente da immagini a colori saturi a quelle in bianche e nero dal punto di vista della soggettiva e oggettiva per raccontare come un cinico mercante d’arte riesca a usare il talento di un uomo che si è salvato dal suicidio grazie alla creatività.

Il maggio francese del 68’ e le barricate degli studenti universitari sono contenuti molto liberamente in “Revisione di un Manifesto “ con Frances McDormand e Timothée Chalamet, rispettivamente cronista politica attempata e leader della protesta legati da una strana relazione. Wes fa giocare polizia e riots a scacchi e porta in scena seppur solo accennato il sesso libero di una generazione già raccontata da Bertolucci in “The Dreamers”.

Cita anche il Che nel personaggio del povero Zeffirelli (Timothéè Chalamet), che morirà in uno stupido incidente, diventando suo malgrado un’icona di stile da mettere sulle magliette.

Molto più complesso (o confuso) il terzo episodio, “The Private Dining Room of the Police Commissioner” con il poliziotto interpretato da Mathieu Amalric alle prese con un rapimento e le performances di un grande chef stellato (Stephen Park). Il film di Wes Anderson potrebbe essere paragonato a una cena firmata da un Heinz Beck al suo meglio, però non ben organizzata.

Le portate ci sono tutte ed eccellenti, ma manca quell’alchimia che le lega. Il palato (in questo caso l’occhio) è completamente incantato da immagini perfette con grandi attori tutti insieme e un uso sapiente dei colori. Ciò che manca è però il senso. I tre episodi potrebbero vivere perfettamente da soli. Nulla li lega, se non l’idea di per sé geniale del regista di far diventare le pagine di una rivista cinema, idea che non riesce ad arrivare al cuore dello spettatore.

I dialoghi sono a tratti verbosi e il continuo passaggio da colore, a b/n in formato ridotto a pezzi di cartoon alla fine diventano solo un gioco senza senso, quasi fastidioso. Certo, la classe e lo stile ci sono tutte come le inquadrature pregevoli.

Il linguaggio cinematografico si mischia perfettamente con quello teatrale. Ci si perde nella magia di un racconto per adulti bambini ma alla fine quello che resta è una splendida scatola magica dove non c’è nulla. Lo scrittore Sol Stein diceva che il mago esperto cerca di ingannare la mente piuttosto che l'occhio. E non è il caso di “The French Dispatch”, purtroppo.

Ivana Faranda

The French Dispatch poster"The French Dispatch è un film diretto da Wes Anderson. Il giornale del film si ispira liberamente al New Yorker Magazine fondato da Harold Ross e in seguito diretto da William Shawn. I due hanno ispirato il personaggio interpretato da Bill Murray. Nell’opera si alternano continuamente immagini a colore con quelle in bianco e nero. É anche utilizzata l’animazione.

The French Dispatch : la trama

Il French Dispatch è un giornale francese con sede a Ennui-sur-Blasé, costola europea dell’americano Evening Sun di Liberty, Kansas. Alla morte del direttore Arthur Howitzer Jr., prima di chiuderlo definitivamente come da lui espresso in vita, i redattori decidono di fare un ultimo numero commemorativo, pubblicando i migliori articoli.

Il film è diviso in tre episodi. Del primo è protagonista un omicida rinchiuso in carcere con un grande talento artistico, scoperto dal mercante d’arte Julian Cadazio. La sua musa è la bella guardia carceraria Simone. Segue quello con Frances MacDormand nei panni di una scrittrice che si trova coinvolta nella scrittura di un manifesto politico liberamente ispirato al maggio francese. Nel terzo Jeffrey Wright è un critico enogastronomico che racconta in televisione la sua rocambolesca un’intervista al capo della polizia speciale, il tenente Nescafier (Stephen Park), a cui hanno rapito il figlio, durante una cena con un grande chef.


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