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Ted Bundy – Fascino criminale (2019)

Recensione

Ted Bundy – Fascino criminale – Recensione: la violenza che ci separa

Ted Bundy Il Fascino Del Male

La storia di Ted Bundy è nota ai più: di giorno studente di giurisprudenza di bella presenza e dalla parlantina sciolta, di notte violento e inclemente assassino. Per tutta la durata del suo processo, il primo a essere trasmesso in diretta televisiva, l’uomo si è sempre dichiarato innocente, arrivando anche a licenziare i suoi avvocati per prendersi personalmente in carico la sua difesa. In America, anche grazie a queste sue “qualità”, divenne un vero e proprio fenomeno sociale e mediatico, con ammiratrici ad affollare le aule dei tribunali e giornalisti che facevano la coda per intervistarlo. Spesso le pellicole dedicate agli assassini si soffermano sull’efferatezza degli omicidi e/o sulle indagini da parte della polizia, creando una spirale di violenza e interrogatori che soddisfi infine la voglia di sangue e giustizia del pubblico.

Ted Bundy – Fascino criminale (2019)

A tal proposito è interessante citare le parole di David Fincher, regista di uno dei capolavori del genere, “Zodiac”, che durante un’intervista affermò divertito :

“Le persone sono pervertite, questo è uno dei fondamenti sui quali si basa la mia carriera”.

Ted Bundy – Fascino criminale: un caso intimo

“Ted Bundy – Fascino criminale” preferisce invece muoversi in un ambiente più domestico, analizzando non tanto le dinamiche tra il killer e le sue vittime, quanto quelle tra due ragazzi che dopo essersi innamorati vedono la loro relazione distrutta a piccoli passi dalle verità che emergono durante il corso delle indagini. A Joe Berlinger, regista del film, non interessa quindi concentrarsi sull’aspetto più cruento della vicenda, e infatti nei 110 minuti della pellicola non vedremo (praticamente mai) nessuna goccia di sangue. Il suo sguardo, dato il suo passato da documentarista, segue la storia con la giusta proporzione tra attenzione e distacco ed è tutto rivolto al rapporto umano tra i due protagonisti, Ted e la sua fidanzata Elizabeth, alla loro relazione amorosa e alla loro reazione agli eventi.

La scelta di utilizzare Zac Efron per dare volto al protagonista è calzante. Il giovane attore da anni lavora sodo per togliersi di dosso i panni del bel ragazzino marchiato Disney dal volto amabile ma dalle scarse abilità recitative. Il personaggio è quindi perfetto nel permettergli di sfoggiare una più ampia palette di emozioni, dall’arroganza e spocchia iniziale alla rassegnazione finale. Il suo rapporto con Elizabeth, la sua fidanzata ben interpretata da Lily Collins , è sviluppato con intelligenza anche grazie alla buona sintonia che hanno i due attori. Sui comprimari invece poco da dire, il film punta tutto infatti sui due protagonisti, e da questo punto di vista, la scommessa risulta vincente. Menzione d’onore per John Malkovich, che nonostante i pochi minuti a disposizione, regala al giudice del processo la giusta gravitas necessaria per il ruolo.

Ted Bundy – Fascino criminale: una faccia della medaglia

Questo film è reso (ancora) più interessante dal suo essere solo un tassello di un operazione più vasta. Berlinger infatti ha anche prodotto un documentario per Netflix che narrando la stessa vicenda, sfrutta estratti di interviste e video dell’epoca per creare una ricostruzione più schematica e cronologica. Si potrebbe dire che i due progetti, mostrando due aspetti diversi della stessa storia, siano complementari.

A volte il ritmo del film cala e anche a causa della natura didascalica degli eventi, alle tante informazioni distribuite non sempre viene dato il giusto tempo di sedimentarsi. La messa in scena è però molto accurata (durante i titoli di coda vedremo veri spezzoni del processo che ci aiuteranno a capire la verosimiglianza di quanto visto) e il risultato finale è sicuramente godibile, interessante e con una visione d’insieme diversa dal solito.

 

Trama

  • Titolo originale: Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile
  • Regia: Joe Berlinger
  • Cast: Zac Efron, Lily Collins, John Malkovich, Kaya Scodelario, Haley Joel Osment
  • Genere: Thriller, Biografico
  • Durata: 108 minuti
  • Produzione: Usa, 2019
  • Distribuzione: Notorious Pictures
  • Data di uscita: 9 maggio 2019

Ted Bundy - Fascino criminale poster itaL’idolo dei teenagers Zac Efron veste i panni di uno dei più spietati serial killer degli Stati Uniti nel biopic diretto da Joe Berlinger sulla vera storia di Ted Bundy.

Ted Bundy – Fascino criminale: il fascino del male

E’ il 1969 quando Liz Kendall (Lily Collins), ragazza madre di Seattle, conosce in un bar un giovane affascinante di nome Ted Bundy (Zac Efron). Liz se ne innamora follemente e vede in questo carismatico ragazzo una nuova figura paterna per sua figlia Tina. I due iniziano così una relazione stabile e duratura, ma setti anni dopo il loro sogno d’amore viene turbato quando Ted viene coinvolto in un caso di omicidio. Poco dopo Liz comincia a convincersi che si tratti di un semplice equivoco, o di un tentativo per incastrare il suo compagno, ma la venuta a galla di diverse prove comincia a compromettere la sua fiducia in lui. Liz è davvero sicura di conoscere la persona che le sta accanto?

Ted Bundy – Fascino criminale: l’assassino più temuto degli anni ’70

Nato a Burlington il 24 novembre 1946, Ted Bundy è segnato da un’infanzia difficile, gravata dal segreto dell’identità della sua vera madre. Solo una volta ventenne scoprirà infatti che quella che credeva essere sua sorella maggiore era in realtà la sua madre biologica e che probabilmente era rimasta incinta di Ted in seguito a diversi abusi subiti dal suo stesso padre.

Cresciuto così dai nonni materni, da giovane è costantemente testimone degli impeti di violenza del nonno e del comportamento sottomesso di sua nonna, fattori che incidono notevolmente sulla sua concezione del rapporto tra uomo e donna. Una forte delusione d’amore segna ulteriormente la sua vita, tanto che in molti fanno coincidere con questa rottura la causa remota dei suoi omicidi.

Nonostante Ted conducesse quindi una vita tranquilla agli occhi di tutti, fu accusato di aver compiuto 36 omicidi tra il 1974 e il 1978. Dopo essersi inizialmente dichiarato sempre innocente, confessò l’uccisione di 26 ragazze, nonostante si stimi che la sua follia omicida abbia spezzato molte più vite. Fu condannato alla sedia elettrica nel 1989.

 

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