Sieranevada

Sieranevada – Recensione: Alla scoperta della Romania attraverso un nucleo familiare

Sieranevada è il quinto film di Cristi Puiu figura di spicco dell’emergente cinema rumeno. Il curioso titolo (l’errore ortografico è voluto) naturalmente fa riferimento alla mitica Sierra Nevada, la regione della California soggetta nell’Ottocento alla corsa all’oro. Un titolo che quindi evoca mistero e avventura, come quelle che agitano gli strani personaggi che ruotano all’interno di un appartamento di Bucarest.

Sieranevad: celebrazione di un defunto

L’ispirazione del film proviene da un episodio autobiografico. Nel 2007 il padre del regista muore e Puiu si ritrova in casa conoscenti del padre e familiari che di rado aveva visto. Proprio quello che accade nel suo film.

Quaranta giorni dopo la morte del padre, così come imposto dalla tradizione rumena, Lary, un medico sulla quarantina, si prepara a commemorare il defunto insieme a familiari e amici. C’è un nucleo familiare da ricompattare dopo la morte del patriarca e ogni membro della famiglia si candida a occupare “il posto vacante”. Inevitabilmente nasceranno scontri tra diverse mentalità che restituiranno un prezioso spaccato della Romania contemporanea; Paese che, sebbene sia completamente avviata alla modernità (o almeno a quella che consideriamo tale nella nostra mentalità occidentale), ancora presenta il pesante retaggio degli anni del comunismo e della dittatura di Ceaușescu.

Sieranevad: tra piani sequenza e long take

Quasi in maniera claustrofobica, la vicenda è ambientata completamente all’interno delle mura di un appartamento che diventa l’emblema di un micro mondo, quella della Romania contemporanea.

La macchina da presa del regista è sempre ad altezza d'uomo, quasi a configurarsi come gli occhi di un osservatore invisibile, quasi fosse lo sguardo del defunto; questo assiste, in maniera silenziosa, alle avventure esistenziali dei suoi familiari. Uno sguardo che si sovrappone a quello del regista che nel flusso della giornata cerca di far emergere spontaneamente il suo punto di vista che sarebbe limitativo pensarlo unicamente riferito alla società rumena.

Per far trasparire naturalmente i vari spunti del suo ragionamento, il regista si serve di lunghi piani sequenza e long take che valorizzando anche la straordinaria bravura del cast; scelte registiche che restituiscono il giusto tempo dei vari dialoghi, litigi, risate e pianti, consumati nell’angusto appartamento.

Un film ironico e drammatico al tempo stesso che sconta unicamente la sua estrema durata: oltre 170 minuti.

Oreste Sacco

  • Regia: Cristi Puiu
  • Cast: Mimi Branescu, Judith State, Bogdan Dumitrache, Dana Dogaru, Sorin Medeleni
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: n/d
  • Produzione: Francia, Romania, Bosnia-Herzegovina, 2016
  • Distribuzione: Parthénos
  • Durata:173 minuti
  • Data di uscita: 8 Giugno 2017

Sieranevada Locandina"Sieranevada" di Cristi Puiu è ambientato a Bucarest, tre giorni dopo i fatti di cronaca che riguardano l'attacco alla sede del giornale satirico parigino Charlie Hebdo. Il protagonista, il dottor Lary, ha perso il padre da quaranta giorni e sta raggiungendo la famiglia per una commemorazione a casa della madre, ma il clima è tutt'altro che disteso. Impossibilitato a fuggire dalle proprie paure più recondite e da uno scomodo passato che lo insegue, Lary sarà costretto a prenderne atto e a riconsiderare il suo ruolo all'interno del nucleo famigliare, raccontando la verità.

La sensibilità del regista romeno Puiu - noto al grande pubblico per il lungometraggio "La morte del signor Lazarescu", per cui ha ricevuto una nomination agli European Film Awards del 2005 come Miglior regista - con "Sieranevada" vuole andare ad indagare su quello che si nasconde nella Romania contemporanea, attraverso lo specchio della 'famiglia' e delle tradizioni popolari che in essa si consumano.

Sieranevada: un passato menzognero

Convitato speciale al banchetto diventa quindi, a 25 anni dalla sua morte, la figura di Nicolae Ceausescu, dittatore comunista che concentrò le sue ragioni politiche sull'odio spropositato nei confronti della madre patria URSS.

All'interno di questa famiglia, punto focale della nostra attenzione, s'interfacciano opinioni spesso in contrasto e a volte menzognere; tra chi resta incollato ad un passato oscuro senza possibilità di aprirsi al futuro e chi ha fatto dell'inganno la propria verità personale.

In una quasi claustrofobica realtà domestica, l'occhio della cinepresa, insieme a quello dello spettatore - sapientemente diretto da Puiu - è proiettato su uno spaccato della società a cui sembra che il regista voglia suggerirci di guardare con particolare attenzione, per fare dell'osservatore un testimone delle conseguenze di ciò che resta nel vivere quotidiano, di un regime politico che, sebbene appartenente al passato, ancora riesce a macchiare con la sua influenza il futuro di una comunità.

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