Siccità (2022)

Siccità: una commedia distopica con storie diverse che si intersecano

Siccità review

La prospettiva di "Siccità" di Paolo Virzì potrebbe sembrare quella di un film di Robert Altman con diverse storie che si intersecano. C’è il carcerato (Silvio Orlando), il tassista Loris (Valerio Mastandrea) e la dottoressa (Claudia Pandolfi) ex moglie di Loris ora sposata con Vinicio Marchioni. Inoltre, non poteva mancare l’influenzer (Tommaso Ragno) e l’illustre scienziato star televisiva (Diego Ribon), che affrontano il tema drammatico sul fronte mediatico. Virzì dirige un instant movie che si ritrova forse non casualmente ad analizzare il cambiamento climatico/pandemico.

Un instant movie da rivedere tra qualche anno

La città eterna raccontata da Virzì è piena di immondizia e il Tevere si è prosciugato. I riots danno fuoco alle piazze e si fa la fila per avere una tanica di acqua. È vietato dare acqua alle piante e chi lo fa viene ripreso e messo sul web. Tutto questo ci ricorda (acqua a parte) gli ultimi due anni passati tra virologi star e lotte intestine sui social riguardo alle misure prese per il Covid. In una Roma impazzita, anche Loris sta impazzendo e vede i morti, si sta spegnendo verso una sorta di sonnolenza incosciente.

Nel frattempo, i ricchi vanno alle terme e fanno feste stile “La Grande Bellezza” con personaggi del calibro di Monica Bellucci.

Il film di Virzì è una via di mezzo tra una commedia e un film di denuncia sociale. La prima parte dell’opera è eccellente, ma il filo si perde con l’avanzare delle singole vicende dei personaggi tanti e molto sfaccettati. Nel cast c’è il meglio del cinema italiano (e romano per lo più) e sono uno più bravo dell’altro, se si esclude la bella signora borghese (Monica Bellucci) che va ad irretire lo scienziato. Spiccano tra tutti un eccellente Valerio Mastandrea, un molto sopra le righe Tommaso Ragno molto in parte e Silvio Orlando che conferma il suo talento.

"Siccità" non è un film perfettamente riuscito ma Virzì sembra aver avuto una sorta di visione profetica su un futuro che è già arrivato. Magari, con tutta la sua leggerezza potrà ricordare al pubblico il drammatico problema del cambiamento climatico. Nel finale catartico finalmente piove sullo stile di “Magnolia”… ma senza rane!

Ivana Faranda

Siccità poster"Siccità" è un film diretto da Paolo Virzì e presentato Fuori Concorso al Festival di Venezia 2022, dove ha ricevuto il Premio Francesco Pasinetti assegnato dai Giornalisti Cinematografici Italiani (Sngci).

Siccità: la trama

A Roma la mancanza di pioggia  non piove da tre anni e la mancanza d’acqua stravolge regole e abitudini. Nella città che muore di sete e di divieti si muove un coro di personaggi, giovani e vecchi, emarginati e di successo, vittime e approfittatori. Le loro esistenze sono legate in un unico disegno, mentre ognuno cerca la propria redenzione.

Note di regia

Nel momento in cui le strade delle nostre città erano deserte, ed eravamo chiusi ciascuno a casa propria, connessi l’uno all’altro solo attraverso degli schermi, ci è venuto naturale guardare avanti, interrogandoci su quello che sarebbe stata la nostra vita dopo. Abbiamo iniziato a fantasticare su un film ambientato tra qualche anno, in un futuro non così distante dal presente. Immaginando alcuni racconti da far procedere ciascuno autonomamente, secondo la tecnica del film corale, che man mano scopriamo esser legati l’uno all’altro in un intreccio più grande. Una galleria di personaggi ugualmente innocenti e colpevoli, un’umanità spaventata, affannata, afflitta dall’aridità delle relazioni, malata di vanità, mitomania, rabbia, che attraversa una città dal passato glorioso come Roma, che si sta sgretolando e “muore di sete e di sonno”.

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