Robert J. Flaherty

Robert J. Flaherty è stato un regista, sceneggiatore e direttore della fotografia statunitense, passato alla storia come l'inventore del documentario.

Robert J. Flaherty, l'inventore del documentario

(Iron Mountain, 16 febbraio 1884 – Dummerston, 23 luglio 1951)

Robert J. Flaherty BioRobert J. Flaherty è stato un artista che, come molti altri, ha incontrato numerosi ostacoli nel suo percorso creativo, dovendo abbandonare molti progetti e ritrovandosi quindi una filmografia breve e poco soddisfacente. Molte delle sue difficoltà sono nate dal suo modo di lavorare, che consisteva nel produrre un'incredibile quantità di materiale di cui poi effettuare un'attenta selezione al momento del montaggio.

Robert J. Flaherty nasce a Iron Mountain, nel Michigan il 16 febbraio del 1884; ha sette fratelli, il padre è un irlandese protestante e la madre una tedesca cattolica. Segue i suoi studi a Toronto, in Canada, dove si specializza nel lavoro di prospettore, persona che studia il terreno per individuare giacimenti minerari. Nel 1914 sposa Frances Johnson Hubbard, con cui rimane tutta la vita; la moglie collaborerà in seguito alla stesura delle sceneggiature dei suoi ultimi lavori.

Robert J. Flaherty inizia la sua attività di regista per caso, quando nel 1910 viene spedito dal governo canadese nelle Isole Belcher per esplorare il terreno grazie ai suoi studi di mineralogia. Lì osserva la vita degli eschimesi e ne rimane affascinato al punto da decidere di realizzare un film che mostri la loro cultura e le loro tradizioni. Raccoglie così un gran quantitativo di girato, ma nel corso del montaggio lo studio dove lavora prende fuoco, distruggendo parte dei nastri; il film, dal titolo "Eskimo", esce comunque nel 1918, ma non è la versione completa e revisionata che Flaherty avrebbe voluto. Tale insoddisfazione lo spinge a tornare nelle Isole Belcher per realizzare nuovamente la pellicola. Il lavoro risultante è "Nanuk l'eschimese" (1922), che gli vale il successo internazionale per il suo stile caratteristico e le idee originali.

Robert J. Flaherty e i suoi metodi innovativi

Il metodo utilizzato da Flaherty per realizzare i suoi film è poco ortodosso: si reca in un luogo lontano dalla civiltà e per mesi ne osserva gli abitanti e il loro stile di vita. Dopo questa attenta analisi scrive la sceneggiatura della futura pellicola e si assicura la partecipazione di alcuni soggetti prescelti, che non devono far altro che vivere situazioni quotidiane sotto la macchina da presa. Questo procedimento genera dei film che per il contenuto estremamente realistico affascinano il pubblico dell'epoca.

Il suo secondo lungometraggio, intitolato "Moana" (1926), ha come protagonisti i polinesiani di Samoa e in particolare il rituale che segna il passaggio dei ragazzi all'età adulta. Il film ispira un altro regista del periodo, John Grierson, a coniare il termine 'documentario' in riferimento a questo particolare genere cinematografico.

Altro grande successo è "L'uomo di Aran" (1934), ambientato nelle isole irlandesi Aran e premiato con il Leone d'Oro al Miglior Film Straniero alla Mostra del Cinema di Venezia. Nonostante gli apprezzamenti del pubblico e della critica, Robert J. Flaherty continua a faticare a trovare nuovi produttori, in quanto i tempi di realizzazione delle sue opere sono considerati quasi da tutti troppo lunghi per valere l'investimento. Alcuni provano a farlo lavorare con altri registi: prima W. S. Van Dyke per "Ombre bianche" (1928), poi Friedrich Wilhelm Murnau per "Tabù" (1931) e infine Zoltan Korda per "La danza degli elefanti" (1937), ma Flaherty interrompe sempre le collaborazioni  durante le riprese, non trovandosi in sintonia con lo stile e i metodi di nessuno di questi colleghi.

L'ultimo impegno cinematografico di Flaherty risale al 1950, quando partecipa alla realizzazione de "Il titano, storia di Michelangelo" (1950), documentario su Michelangelo Buonarroti basato sul materiale rinvenuto da un lavoro precedente del 1938 sulla figura dell'artista; il film vince l'Oscar per il Miglior Documentario. Il regista muore l'anno successivo a causa di una trombosi cerebrale.

Curiosità

Durante le riprese di "Nanuk l'eschimese" Robert J. Flaherty fu al centro di uno scandalo, a causa di una relazione con la donna protagonista del film: la storia sarebbe dovuta rimanere segreta, ma lei rimase incinta e cercò di fargli assumere le sue responsabilità come padre. Flaherty lasciò invece le Isole Belcher appena finito di raccogliere il materiale cinematografico e non si fece vedere né sentire mai più, ignorando totalmente l'esistenza di suo figlio. La stampa fece molte speculazioni sulla storia, visto anche che al tempo Flaherty era già sposato, ma lui non confermò nésmentì mai le voci, disinteressandosi alla vicenda che fu ben presto abbandonata anche dai giornalisti per mancanza di dettagli.

Roberta D'Amico

Robert J. Flaherty Filmografia - Cinema

Robert J. Flaherty Filmografia

Robert J. Flaherty: una foto d'epoca del regista durante le riprese di "Nanuk l'esquimese"

  • Nanuk l'eschimese (1922)
  • The Potterymaker (1925)
  • L'ultimo Eden (1926)
  • The Twenty-Four-Dollar Island (1927)
  • Ombre bianche, co-regia con W. S. Van Dyke (1928)
  • Tabù, co-regia con Friedrich Wilhelm Murnau (1931)
  • The Glassmakers of England (1933)
  • The English Potter (1933)
  • Gran Bretagna industriale (1933)
  • Art of the English Crasftsman (1933)
  • L'uomo di Aran (1934)
  • La danza degli elefanti, co-regia con Zoltan Korda (1937)
  • La terra (1942)
  • La storia della Louisiana (1948)
  • Il titano, storia di Michelangelo (1950)

Robert J. Flaherty Filmografia - Sceneggiatore

  • Nanuk l'eschimese (1922)
  • L'ultimo Eden (1926)
  • Tabù, co-sceneggiatore Friedrich Wilhelm Murnau (1931)
  • L'uomo di Aran (1934)
  • The Last Voyage of Captain Grant (1938)
  • La terra (1942)
  • La storia della Louisiana, co-sceneggiatrice Frances Flaherty (1948)

Robert J. Flaherty Filmografia - Direttore della fotografia

  • Nanuk l'eschimese (1922)
  • L'ultimo Eden (1926)
  • Tabù, co-direttore Friedrich Wilhelm Murnau (1931)
  • L'uomo di Aran (1934)

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