Reflection (2021)

Reflection: un film difficile sulla guerra in Ucraina

É stato accolto in modo discordante "Reflection", presentato in Concorso al Festival di Venezia 2021 e diretto da Valentyn Vasyanovych, già vincitore nel 2019 della sezione Orizzonti con “Atlantis”. Il tema è quello della guerra in Ucraina del 2014 vista dal punto di vista di Sehiy,  un chirurgo imprigionato dai russi che assiste a brutalità di ogni genere. Dopo un inizio easy, con una battaglia con proiettili a colori tra ragazzini, tra cui la figlia del protagonista, si entra nel vivo della storia.

Il regista non risparmia niente allo spettatore, mostrando senza filtri le terribili torture fatte ai prigionieri. Sehiy deve valutare lo stato delle povere vittime per i suoi aguzzini visto il suo know how di medico. Si vede tutto e in primo piano, come un trapano usato nella carne viva di un soldato, il cui corpo deve essere “smaltito” bruciato in un piccolo forno a benzina. Tutto qui, se fosse poco, prima di poter tornare a casa e riprendere la sua vita di sempre.

Una trama fatta di poco o nulla ma ovviamente carica di pathos vista la drammaticità. Peccato che è proprio questo l’elemento che manca. La regia è a dir poco accurata. Le inquadrature, tutte dalla prima all’ultima, sono assolutamente perfette e sembrano tableau vivant. La scena, quasi fissa, è una finestra su un cielo perennemente grigio, come il divano messo davanti. Su quel vetro, un uccello sbatte e muore, lasciandolo sporco di sangue. Una cosa così potrebbe essere perfetta per una pieces teatrale minimalista, ma questo è cinema per di più impegnativo e con grandi pretese.

Reflection: un esercizio di stile che vorrebbe parlare di traumi da superare

Dopo l’orrore esibito, quasi con sadismo, l’autore incentra tutto il film sul rapporto padre/figlia. L’uomo separato dalla moglie ha visto il cadavere del suo nuovo compagno durante la prigionia ma tace su questo. I pochi dialoghi tra i due sono su e se quando l’uomo tornerà a casa. Questo, viene trattato con disamine filosofiche e religiose paradossali per una ragazzina. Sono alcuni dei pochissimi dialoghi del film, dove peraltro manca completamente il colore. Tutto è grigio, e non casualmente, ma per scelta registica. Il risultato finale è un’opera perfettamente confezionata ma gelida come i paesaggi dell’Ucraina.

In conferenza stampa a Venezia, il regista ha parlato di emotività sulla situazione del suo paese. Ci si chiede dove sia questa, visto lo stile estremo usato, senza contare l’eccesso di violenza che disturba e che sembra non avere senso più di tanto. Al Lido “Reflection” è considerato uno dei film in Concorso più interessanti, giudizio non del tutto condivisibile, si può parlare di un prodotto molto ben fatto stilisticamente, ma totalmente privo di significato.

Ivana Faranda

  • Titolo originale: Vidblysk
  • Regia: Valentyn Vasyanovych
  • Cast: Roman Lutskyi, Andriy Rymaruk, Dmitriy Sova, Vasiliy Kukharskiy, Nadiya Levchenko, Igor Shulha, Nika Myslytska, Oleksandr Danyliuk, Stanislav Aseyev, Andrii Senchuk
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 125 minuti
  • Produzione: Ucraina, 2021

Reflection film“Reflection” è un film ucraino in Concorso alla 78ª Mostra del Cinema, diretto dal regista Valentyn Vasyanovych, già regista di “Atlantis” film vincitore nel 2019 della sezione Orizzonti.

Reflection: la trama

Il chirurgo ucraino Serhiy viene fatto prigioniero dalle forze militari russe in una zona di guerra dell’Ucraina orientale. L'uomo si trova ad assistere a orrori che non credeva possibili. Al suo ritorno a casa deve riuscire a recuperare la sua umanità prendendosi cura della figlia e ricostruendo un rapporto con l’ex moglie.

Commento del regista

“Ho iniziato a lavorare a questa storia ispirato da un piccione che si è schiantato contro la nostra finestra, mentre volava ad alta velocità, lasciando un segno allo stesso tempo bello e orrendo. Mia figlia di dieci anni ha visto tutto: l’impronta precisa delle ali, la traccia di sangue lasciata dall’impatto della testa, le piume attaccate al vetro. Nei giorni successivi, eravamo turbati da quanto era successo. Le sue preoccupazioni, domande, attese di risurrezione miracolosa, la negazione dell’irreversibilità di questo evento e i tentativi di comprendere la morte dal punto di vista infantile mi hanno spinto a scrivere una storia sulla relazione tra un padre e una figlia addolorati per la morte di una persona amata.

La morte di uno dei personaggi è connessa alla guerra che infuria nell’Ucraina orientale. Mettendo in relazione l’agiata vita quotidiana nella capitale e la realtà mortale della guerra, si crea un contesto molto intenso per questa storia sulle paure dei bambini e il loro primo incontro con la morte, e si evidenzia l’impotenza degli adulti. È una storia sulla presa di coscienza da parte di un bambino del fatto che la vita umana è limitata. È anche una storia sulle responsabilità degli adulti nei confronti delle persone amate, di sé stessi e del mondo in cui esprimono il proprio potenziale. La bambina e l’adulto si aiuteranno a vicenda a comprendere questo mondo bello e crudele, così simile al segno lasciato dal piccione sul vetro.”

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