Otto Preminger

Per quanto le sue qualità recitative fossero buone, è con la regia che Preminger regalò il meglio di sé, firmando capolavori che hanno fatto la storia del cinema, come “Vertigine”, “Anatomia di un omicidio” e “Exodus”.

Otto Preminger, un regista da “vertigine”

(Vienna, 5 dicembre 1906 – New York, 23 aprile 1986)

Otto Preminger BiografiaOtto Preminger nasce a Vienna il 5 dicembre del 1906, da una famiglia di origine ebraica. Regista originale come pochi, inizia la sua carriera come attore, divenendo in seguito direttore del Teatro della Josefstadt. Nel 1934, per paura dell’antisemitismo, che si diffondeva in Europa a macchia d’olio, si trasferisce negli Stati Uniti, dove si afferma nei teatri di Broadway e nella Scuola Drammatica dell’Università di Yale, per poi ottenere un contratto con la 20th Century Fox come caratterista, trovando spesso ruoli, in cui, paradossalmente, per il suo marcato accento tedesco, interpretava un nazista.

L’esordio dietro la macchina da presa avviene nell’immediato dopoguerra, all’età di trentatré anni, con un noir, il già citato “Vertigine”, che ottenne un grosso successo al botteghino, ma non fu esente da polemiche, accusato di eccessiva crudeltà e addirittura di necrofilia. Invero Preminger è un regista molto crudo, asciutto, che lascia poco spazio all’interpretazione, proponendo vicende che attingono dal reale, e per questo attirando a sé l’ira dei perbenisti, che mal vedevano un cinema che si occupasse di storie non mediate dalla finzione. L’eccellenza artistica di Preminger risiede proprio nel saper fondere il suo stile filmico impeccabile, da grande virtuoso della macchina da presa qual era, con la sapienza narrativa, che rendeva uniche tutte le storie da lui raccontate. Era inoltre sempre attento alle innovazioni tecnologiche, nuove pellicole, nuovi obiettivi, soprattutto se pensava potessero arricchire il girato.

Otto Preminger e Alfred Hitchcock, esodati dall'Europa

Non va poi dimenticato che la sua base culturale europea l’aveva forgiato con una maggiore libertà intellettuale, che mal si sposava con le regole produttive allora vigenti ad Hollywood. Per comprendere ciò, basti pensare che il grande Alfred Hitchcock, per evitare ingerenze delle case di produzione nelle sue opere, spesso girava le scene strettamente necessarie al racconto, che montava idealmente nella sua mente prima che in laboratorio, evitando così tagli e modifiche, dettate dall’ipocrisia imperante, che spesso, soprattutto nell’immediato dopoguerra, voleva proporre al pubblico pellicole edulcorate, magari con un eroe nel quale identificarsi. Il regista austriaco ha poi il merito di aver saputo visitare tanti generi, tenendo sempre alto lo stile e l’espressività visiva, delineando i personaggi sempre in modo profondo, anche nei prodotti più commerciali.

Numerose le pellicole, realizzate in una carriera pluridecennale, tra le quali ricordiamo: nel 1947 realizza il film d’avventura “Ambra“; dello stesso anno la commedia “L’amante immortale” con Henry Fonda; nel 1948 ultima “La signora in ermellino”, commedia incompiuta di Ernst Lubitsch, morto nel 1947 durante la sua lavorazione, che vede nel cast Cesar Romero; è del 1949 il giallo “Il segreto di una donna”. Rammentiamo poi il drammatico “Seduzione mortale” del 1952, con Robert Mitchum; “La vergine sotto il tetto” del 1953, film brillante con la coppia William Holden e David Niven; “Carmen Jones” del 1954, che parte da Bizet per tessere la trama di un musical inquietante e drammatico, pellicola che suscita clamore per i personaggi femminili arditi e sensuali; dello stesso anno “La magnifica preda”, con una splendida Marilyn Monroe combattuta tra due uomini; nel 1955 con “L’uomo dal braccio d’oro”, con Frank Sinatra e Kim Novak, denuncia senza mezzi termini il maccartismo, e si trasferisce a Parigi per protesta, dove gira “Buongiorno tristezza” con Walter Chiari.

Gli ultimi anni di Otto Preminger, un successo dopo l'altro

Nel 1959 l’ennesimo capolavoro, “Anatomia di un omicidio”, pietra miliare del dramma poliziesco, con un bravissimo James Stewart. Nel 1960 torna negli States, dove, con J.F. Kennedy alla presidenza, si respira un’aria di rinnovamento, e realizza “Exodus”, kolossal con Paul Newman e Eve Marie Saint, che parla del ritorno degli ebrei in Palestina dopo il genocidio nazista, tema da lui particolarmente sentito. Nel 1962 con “Tempesta su Washington”, attraverso un racconto fantapolitico esprime le sue idee sul potere e le sue devianze; nel 1964 con “Prima vittoria”, con Kirk Douglas, Henry Fonda e John Wayne, propone una pellicola sulla guerra. Degli ultimi anni la commedia “Ma che razza di amici” del 1972; “Operazione Rosebud” del 1974, con Peter O’Toole e Raf Vallone; il suo ultimo film è una spy-story, “Il fattore umano” del 1979, con Richard Attenborough. Otto Preminger muore il 23 aprile del 1986 a 79 anni.

Maria Grazia Bosu

Otto Preminger Filmografia – Regia

Otto Preminger filmografia

  • Il grande amore (1931)
  • Schiavo della tua malia (1936)
  • Quei cari parenti (1937)
  • Il vascello maledetto (1938)
  • Margine d’errore (1943)
  • Nel frattempo, cara (1944)
  • Vertigine (1944)
  • Un angelo è caduto (1945)
  • Scandalo a corte (1945)
  • Bellezze rivali (1946)
  • Ambra (1947)
  • L’amante immortale (1947)
  • La signora in ermellino (1948)
  • Il ventaglio (1949)
  • Il segreto di una donna (1949)
  • Sui marciapiedi (1950)
  • La penna rossa (1951)
  • Seduzione mortale (1952)
  • La vergine sotto il tetto (1953)
  • Carmen Jones (1954)
  • La magnifica preda (1954)
  • L’uomo dal braccio d’oro (1955)
  • Corte marziale (1955)
  • Santa Giovanna (1957)
  • Buongiorno tristezza (1957)
  • Porgy and Bess (1959)
  • Anatomia di un omicidio (1959)
  • Exodus (1960)
  • Tempesta su Washington (1962)
  • Il cardinale (1963)
  • Prima vittoria (1965)
  • Bunny Lake è scomparsa (1965)
  • E venne la notte (1966)
  • Skidoo (1968)
  • Dimmi che mi ami, Junie Moon (1970)
  • Ma che razza di amici! (1971)
  • Operazione Rosebud (1974)
  • Il fattore umano (1979)

Otto Preminger Filmografia – Attore

  • Ho salvato l’America, regia di David Butler (1943)
  • Stalag 17 – L’inferno dei vivi, regia di Billy Wilder (1953)

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