Montgomery Clift

Capostipite dei belli e dannati di Hollywood, emblema di quella ‘gioventù bruciata’ cui in tanti si sono rispecchiati, il suo ricordo non si è offuscato; è stato omaggiato anche con delle canzoni: dai ‘R.E.M.’ con “Monty Got a Raw Deal”, dal gruppo londinese The Clash con “The Right Profile”.

Montgomery Clift, 'giovane leone' del cinema

(Omaha, 17 ottobre 1920 – New York, 23 luglio 1966)

Montgomery Clift biografiaMontgomery Clift, all’anagrafe Edward Montgomery Clift, nasce il 17 ottobre 1920 in Nebraska, a Omaha, città che diede i natali anche a Marlon Brando, da una famiglia benestante. Il padre William Brooks Clift infatti è un affermato banchiere e agente di borsa a Wall Street.

La mamma Ethel si occupa della casa e dei figli, che porta spesso in viaggio per il mondo, con al seguito colti precettori, per non trascurarne l’istruzione. Con il crollo della borsa del ’29 la famiglia Clift deve ridimensionare il proprio tenore di vita e lasciare New York, dove si erano stabiliti, per trasferirsi in Florida, dove a tredici anni Montgomery si unisce a una compagnia di attori dilettanti. In seguito si sposta nel Massachusetts, per poi tornare a Manhattan con la ripresa degli affari paterni.

A soli sedici anni debutta a Broadway con la commedia “Fly Away Home”, il cui grande successo porta due anni di repliche e rende il ragazzo una vera star. La sua recitazione incredibilmente matura e ricca di sfaccettature rende ogni sua interpretazione un evento, cosa che fa fioccare innumerevoli offerte per ruoli cinematografici, che lui regolarmente declina.

Ma il successo e i soldi non fanno dell’attore un uomo felice, dilaniato da un’omosessualità mai accettata, e da un rapporto asfissiante con una madre onnipresente, che continua a farlo seguire da insegnanti privati, precludendogli la possibilità di una laurea, che Monty, come amavano chiamarlo gli amici, ha sempre rimpianto.

Montgomery Clift: la sua 'odissea tragica'

Trova un po’ di serenità nell’incontro coi coniugi Alfred Lunt e Lynn Fontanne, coi quali condivide le tavole del palcoscenico. La coppia si affeziona a lui come a un figlio, e lo aiuta a liberarsi da droghe e alcol, per poi allontanarsene delusi quando vedono il ragazzo ripetere gli stessi errori, conducendo una vita considerata da molti un lungo suicidio.

Nel 1948, seppur ponendo ferree condizioni, cede alle lusinghe hollywoodiane e gira due pellicole, di cui non è chiaro quale sia quella d’esordio: “Odissea tragica” di Fred Zinnemann, dove il ruolo del soldato americano che accudisce il bambino reduce da un campo di concentramento gli vale la prima nomination all’Oscar, e “Fiume rosso”, di Howard Hawks, uno dei western più belli di tutti i tempi, dove duetta col mitico John Wayne.

Queste due pellicole lo rendono popolare in tutto il mondo. L’attore, con la sua recitazione arricchita da una mimica incredibile, dove uno sguardo è più eloquente di mille parole, incarna il nuovo cinema del dopoguerra, dove si abbandonano i ruoli edulcorati precedenti il conflitto mondiale, per mostrare vicende che siano più vicine all’amarezza e al vuoto morale che l’esperienza bellica ha lasciato nelle nuove generazioni.

La carriera di Montgomery Clift continua con pellicole di grande successo: “L’ereditiera”, di William Wyler, del 1949, dove duetta con Olivia De Havilland; “La città assediata”, di George Seaton, del 1950, dove veste i panni di un militare americano a Berlino. Sarà George Stevens a dirigerlo nel 1951 nello splendido “Un posto al sole”, dove affianca la giovane Elizabeth Taylor.

La bellissima attrice rimane folgorata dai modi e dalla bellezza di Clift, che le chiarisce subito l’impossibilità di andare oltre ad una sincera amicizia, che dura invero tutta la vita. Il ruolo negativo di George Eastman, che abbandona ogni morale in funzione del suo benessere, macchiandosi di terribili colpe, gli vale la seconda nomination all’Oscar. Seguono: nel 1952 lo splendido e intenso ruolo di Padre Logan in “Io confesso”, di Alfred Hitchcoock; dello stesso anno “Stazione Termini”, di Vittorio De Sica; del 1953 “Da qui all’eternità”, nuovamente diretto da Fred Zinnemann.

Montgomery Clift, vincitore e vinto di Hollywood

Nel 1957 è di nuovo con la Taylor in “L’albero della vita”, di Edward Dmytryk. Durante le riprese, al rientro da una festa proprio a casa della Taylor, ha un terribile incidente d’auto, che lo sfigura in modo pesante, ed è proprio l’attrice ad accorrere per prima e a salvargli al vita, evitandogli di soffocare.

Nonostante gli interventi il suo volto perde il suo splendore, lo sguardo è più cupo, gli occhi appaiono spenti, e la telecamera non può più indugiare sul suo lato destro, divenuto quasi innaturale. In molti pensano che forse la disavventura automobilistica è stato un tentativo di suicidio.

Nonostante tutto si immerge nuovamente nel lavoro. Nel 1959 nel film di Joseph L. Mankiewitcz “Improvvisamente l’estate scorsa”, che affronta con estrema delicatezza il tema dell’omosessualità, con a fianco Liz, l’amica di sempre, e la grande Katharine Hepburn, dà vita ad un’interpretazione sentita e intensa.

Tra i lavori degli ultimi anni vanno ricordati: “Gli spostati”, di John Huston, del 1961, dove conosce Marilyn Monroe, anch’essa segnata da una profonda infelicità, che disse riguardo Clift: “è l’unica persona che io conosco che sta peggio di me”; sempre dello stesso anno, “Vincitori e vinti”, di Stanley Kramer, film corale sul processo di Norimberga che lo vede condividere il set con attori del calibro di Spencer Tracy e Marlene Dietrich.

La sua interpretazione dell’ebreo tedesco, sterilizzato perché omosessuale e figlio di comunisti, gli regala la terza nomination all’Oscar. Montgomery Clift muore a soli quarantacinque anni a New York, il 32 luglio del 1966, minato da droghe e alcol, per un attacco cardiaco. È sepolto nel cimitero di Quaker.

Dopo la sua morte Libby Holman, un’ex cantante, che avrebbe potuto fargli da madre, col quale l’attore aveva un ambiguo rapporto, e che in molti ritengono responsabile delle dipendenze dell’attore, si suicidò per il dolore.

Maria Grazia Bosu

Montgomery Clift Filmografia – CinemaMontgomery Clift filmografia

  • Odissea tragica, regia di Fred Zinnemann (1948)
  • Il fiume rosso, regia di Howard Hawks (1948)
  • L’ereditiera, regia di William Wyler (1949)
  • La città assediata, regia di George Seaton (1950)
  • Un posto al sole, regia di George Stevens (1951)
  • Io confesso, regia di Alfred Hitchcock (1953)
  • Stazione Termini, regia di Vittorio De Sica (1953)
  • Da qui all’eternità, regia di Fred Zinnemann (1953)
  • L’albero della vita, regia di Edward Dmytryk (1957)
  • Non desiderare la donna d’altri, regia di Vincent J. Donehue (1958)
  • I giovani leoni, regia di Edward Dmytryk (1958)
  • Improvvisamente l’estate scorsa, regia di Joseph L. Mankiewicz (1959)
  • Fango sulle stelle, regia di Elia Kazan (1960)
  • Gli spostati, regia di John Huston (1961)
  • Vincitori e vinti, regia di Stanley Kramer (1961)
  • Freud, passioni segrete, regia di John Huston (1962)
  • L’affare Goshenko, regia di Raoul Lévy (1966)

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