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Mickey Rourke

Biografia

Attore, sceneggiatore ed ex pugile statunitense, interprete di numerose pellicole con ruoli da vero ‘duro’, Mickey Rourke è riuscito a ritagliarsi negli ultimi anni una nuova ondata di popolarità, anche tra i più giovani, incarnando le vesti di un antieroe emarginato, dal carattere ruvido e solitario.

Mickey Rourke, il ruggito dell’antidivo

(New York, 16 settembre 1952)

Mickey Rourke da giovaneProtagonista del film di Darren Aronofsky “The Wrestler”, Leone d’Oro al 65° Festival di Venezia, Mickey Rourke è il vincitore morale della kermesse del 2008, anche perché, per tutti, la Coppa Volpi data a Silvio Orlando era sua. Vedendolo oggi, è difficile pensare a lui come al sex symbol di “Nove settimane e mezzo”.

Eppure, “Quello della moto” ha dato uno schiaffo morale a Hollywood dimostrando a tutti di essere ancora un lottatore. Del resto, non ha mai avuto un carattere facile, anche se il talento non gli manca e nessuno lo può negare.

Mickey Rourke nasce a New York da una famiglia irlandese il 16 settembre del 1952. Cresce a Miami e ha una sorella, un fratellastro e sei fratelli acquisiti dopo il secondo matrimonio della madre.

Mickey Rourke: il pugile che voleva fare l’attore

È un assiduo frequentatore della palestra di pugilato e su 24 incontri disputati ne ha persi solo 4. Studia recitazione al Lee Strasberg Institute. Il suo debutto risale al 1979 con “1941 – Allarme a Hollywood” di Steven Spielberg. L’anno dopo è sul set di Michael Cimino per “I cancelli del cielo”, passato alla storia come il film che ha fatto fallire la prestigiosa United Artist.

Si fa notare per la prima volta nei panni del piromane nel noir “Brivido caldo” di Kasdan nel 1981, accanto alla dark lady Kathleen Turner. Segue “A cena con gli amici” (1982), diretto da Barry Levinson. Il suo archetipo è già tutto in “Rumblefish” (in italiano “Rusty il selvaggio”) del 1983 di Francis Ford Coppola. Nel seguito ideale de “I ragazzi della 56ª strada”, Rourke interpreta il fratello carismatico di Matt Dillon, solo contro il mondo sulla sua motocicletta, con una colonna sonora assolutamente memorabile di Stewart Copeland.

Tra personaggi segnati dalla vita e affascinanti broker: tutto il Mickey Rourke che conta

Mickey Rourke RustyGirato in bianco e nero ha nel cast Dennis Hopper, nei panni del padre alcolizzato dei due fratelli. Cimino e Rourke ritornano insieme per “L’anno del dragone” nel 1985. È la storia del pluridecorato capitano di origine polacca Stanley White, reduce del Vietnam, che cerca di sconfiggere la mafia cinese nella China Town newyorkese. Ancora una volta, il suo personaggio è un uomo segnato dalla vita, che lotta per ciò in cui crede.

Il film, sceneggiato da Oliver Stone, viene molto criticato perché violento e per alcuni razzista. Il 1986 è l’anno magico di Rourke che, con “Nove settimane e mezzo” di Adrian Lyne, scatena la fantasia di molte signore. È una storia d’erotismo patinato tutta ambientata nella Grande Mela. Rourke è un affascinante broker che travolge letteralmente Kim Basinger in una girandola di esperienze sensuali, memorabile lo strip tease con “You can leave your hat on” di Joe Cocker.

Mickey Rourke: un attore ‘tormentato’ dal successo

L’anno dopo, Mickey è sul set di “Angel Heart – Ascensore per l’inferno” di Alan Parker, accanto a Robert De Niro. In una sordida New Orleans, tra riti vudù e presenze luciferine, il detective alla deriva Harold Angel si trova in una storia più grande di lui. L’interpretazione di Rourke nel suo impermeabile sgualcito con l’eterna sigaretta in bocca lascia un segno indelebile.

È amato dai critici nel 1987 anche “Barfly” di Barbet Schroeder, scritto da Charles Bukowski che vi fa un piccolo cammeo. Rourke è l’alter ego dello scrittore maledetto, Henry Chinasky, che passa il suo tempo sul bancone di un bar tra scazzottate e sbronze.

Seppur osannato, l’attore comincia a subire il peso del successo che gli è cascato addosso. Nel 1988, scrive sotto lo pseudonimo di Eddie Cook la sceneggiatura di “Homeboy” diretto dal neozelandese Seresin. Protagonista è un pugile in disarmo, quasi a prevedere cosa sarebbe successo nella sua vita. Nel cast c’è anche la moglie Debra Feuer, da cui divorzia.

‘El Marielito’ Rourke

Ha una parentesi mistica in “Francesco” (1989) su San Francesco d’Assisi della Cavani, la quale dirà di lui “Il miglior attore che abbia mai diretto!”. È quasi una profezia, invece “Johnny il bello” (1989) di Walter Hill. Rourke è un delinquente da quattro soldi con il viso sfigurato, che ritorna alla vita grazie a una plastica facciale, senza happy end. Un’interpretazione da manuale ma l’uomo è sempre più in crisi.

Non ama Hollywood che a sua volta non lo ha in simpatia e litiga con tutti i registi con cui lavora. Ancora per Cimino interpreta “Ore disperate” (1990), mentre sul set di “Orchidea selvaggia” (1990), prodotto soft-core, incontra la modella Carré Otis. Tra i due scoppia la passione, si sposeranno nel 1992 e il matrimonio durerà sei anni, seppur tra mille litigi.

Nel frattempo, Rourke ha ripreso la sua attività pugilistica, con il soprannome di El Marielito. Su otto incontri fatti ne vince sei. Come attore, invece fa pessimi film (esclusi “L’uomo della pioggia” di Coppola (1997) e “La promessa” di Sean Penn nel 2001) solo per pagare i conti, rifiuta un gran numero di ruoli importanti e va in giro con una gang di bikers, tra una bevuta e una rissa.

Mickey Rourke: rimonta con “Sin City”

Mickey Rourke Sin City film

Mickey Rourke in “Sin City”

Poi deve subire diverse operazioni facciali, va in analisi e riparte con “C’era una volta in Messico” di Robert Rodriguez nel 2003. Con quest’ultimo e con Frank Miller fa la grande rentrè nel 2005, prima dalla standing ovation di Venezia. “Sin City” è la versione cinematografica di un fumetto noir diviso in tre episodi. Rourke interpreta, ancora una volta, un personaggio alla deriva, con un viso elefantiaco, che, coinvolto ingiustamente in un omicidio, si vendicherà e finirà sulla sedia elettrica, non prima di un ultimo sorriso insperato.

Un ‘Wrestler’ da Oscar

Forse lo stesso che aveva il giorno della premiazione a Venezia. Dopo “The Wrestler” è richiestissimo tanto che partecipa a diverse produzioni: “The Informers” (2008), dove ritrova Kim Basinger; “Killshot” (2009) accanto alla bellissima Diane Lane; “I mercenari – The Expendables” (2010) di Sylvester Stallone; “13 – Se perdi muori” (2010) di Géla Babluani con 50 Cent; “Iron Man 2” (2010) di Jon Favreau e “Immortals” (2011).

Nel 2012 invece è nel cast “Dead in Tombstone”, per regia di Roel Reiné, vestendo i panni di Satana. Nel documentario “Generation Iron” del 2013, Micky Rourke presta la propria voce come narratore. Nel 2014 lo troviamo nel terzo capitolo di Frank Miller “Sin City – Una donna per cui uccidere“.

È vero, il cialtrone intrigante che seduceva Kim Basinger con la barba di tre giorni non c’è più, ma c’è un uomo che non ha mai mollato e che stringe teneramente il suo chihuahua dopo esser risalito sul ring.

Ivana Faranda

Filmografia

Mickey Rourke Filmografia – Cinema

Mickey Rourke filmografia

Mickey Rourke
  • 1941 – Allarme a Hollywood, regia di Steven Spielberg (1979)
  • Dissolvenza in nero, regia di Vernon Zimmermann (1980)
  • I cancelli del cielo, regia di Michael Cimino (1980)
  • Brivido caldo, regia di Lawrence Kasdan (1981)
  • A cena con gli amici, regia di Barry Levinson (1982)
  • Rusty il selvaggio, regia di Francis Ford Coppola (1983)
  • Il Papa del Greenwich Village, regia di Stuart Rosenberg (1984)
  • Eureka, regia di Nicolas Roeg (1984)
  • L’anno del dragone, regia di Michael Cimino (1985)
  • 9 settimane e ½, regia di Adrian Lyne (1986)
  • Angel Heart – Ascensore per l’inferno, regia di Alan Parker (1987)
  • Una preghiera per morire, regia di Mike Hodges (1987)
  • Barfly – Moscone da bar, regia di Barbet Schroeder (1987)
  • Homeboy, regia di Michael Seresin (1988)
  • Johnny il bello, regia di Walter Hill (1989)
  • Francesco, regia di Liliana Cavani (1989)
  • Orchidea selvaggia, regia di Zalman King (1989)
  • Ore disperate, regia di Michael Cimino (1990)
  • Harley Davidson & Marlboro Man, regia di Simon Wincer (1991)
  • White Sands – Tracce nella sabbia, regia di Roger Donaldson (1992)
  • F.T.W. – Fuck The World, regia di Michael Karbelnikoff (1994)
  • Fall Time, regia di Paul Warner (1995)
  • Uscita di sicurezza, regia di Yurek Bogayevicz (1996)
  • Bullet, regia di Julien Temple (1996)
  • Double Team – Gioco di squadra, regia di Hark Tsui (1997)
  • 9 settimane e ½ – La conclusione, regia di Anne Goursaud (1997)
  • L’uomo della pioggia, regia di Francis Ford Coppola (1997)
  • A costo della vita, regia di Matt Earl Beesley (1998)
  • Buffalo ’66, regia di Vincent Gallo (1998)
  • Thursday – Giovedì, regia di Skip Woods (1998)
  • Shergar, regia di Dennis C. Lewiston (1999)
  • Out in Fifty, regia di Bojesse Christopher (1999)
  • Cousin Joey, regia di Sante D’Orazio (1999)
  • Shades, regia di Erik Van Looy (1999)
  • Animal Factory, regia di Steve Buscemi (2000)
  • La vendetta di Carter, regia di Stephen Kay (2000)
  • Invasion, regia di John Allardice (2001)
  • La promessa, regia di Sean Penn (2001)
  • Sola nella trappola, regia di Bruce McDonald (2001)
  • Spun, regia di Jonas Åkerlund (2002)
  • Masked and Anonymous, regia di Larry Charles (2003)
  • C’era una volta in Messico, regia di Robert Rodríguez (2003)
  • Man on Fire – Il fuoco della vendetta, regia di Tony Scott (2004)
  • Domino, regia di Tony Scott (2005)
  • Sin City, regia di Frank Miller e Robert Rodríguez (2005)
  • Alex Rider: Stormbreaker, regia di Geoffrey Sax (2006)
  • The Wrestler, regia di Darren Aronofsky (2008)
  • Killshot, regia di John Madden (2009)
  • The Informers – Vite oltre il limite, regia di Gregor Jordan (2009)
  • 13 – Se perdi… muori, regia di Géla Babluani (2010)
  • Iron Man 2, regia di Jon Favreau (2010)
  • Passion Play, regia di Mitch Glazer (2010)
  • I mercenari – The Expendables, regia di Sylvester Stallone (2010)
  • Inferno: The Making of ‘The Expendables’, regia di John Herzfeld (Documentario) (2010)
  • Immortals, regia di Tarsem Singh (2011)
  • Black Gold, regia di Jeta Amanta (2011)
  • Dead in Tombstone, regia di Roel Reine (2012)
  • Generation Iron, regia di Vlad Yudin (Documentario) (Voce) (2013)
  • Sin City – Una donna per cui uccidere, regia di Robert Rodríguez e Frank Miller (2014)

Televisione

  • City in Fear (Film TV) (1980)
  • Atto d’amore (Film TV) (1980)
  • Il caso di Greta Rideout (Film TV) (1980)
  • Hardcase (Film TV) (1981)
  • L’ultimo fuorilegge (Film TV) (1994)
  • Thicker Than Blood (Film TV) (1998)

Sceneggiatore

  • Homeboy, regia di Michael Seresin (1988) – soggetto e sceneggiatura
  • F.T.W. – Fuck The World, regia di Michael Karbelnikoff (1994) – soggetto
  • Bullet, regia di Julien Temple (1995) – sceneggiatura (con lo pseudonimo di “Sir Eddie Cook”)

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