Michael Cimino

Regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore statunitense, Michael Cimino grazie alle sue grandi qualità artistiche ha raggiunto, nel corso della sua lunga carriera, il successo di pubblico che meritava, lasciando il segno nella cinematografia statunitense per le sue inquadrature singolari e i movimenti della cinepresa capaci di creare un forte impatto visivo.

Michael Cimino, 'il cacciatore' sfortunato del cinema hollywoodiano

((New York, 3 febbraio 1939 – Beverly Hills, 2 luglio 2016)

Michael Cimino sfondo neroMichael Cimino, nato a New York il 3 Febbraio 1943, è passato alla storia del cinema come il regista rovinato dall’establishment di Hollywood, in maniera abbastanza simile a quella del quasi coetaneo Francis Ford Coppola. Cimino cresce a New York, in un’agiata famiglia italo-americana.

Si laurea a Yale dove studia grafica e belle arti, ma rimane sempre più attratto dal mondo della recitazione. Dopo alcuni corsi all’Actor Studio, comincia a scrivere sceneggiature per la TV e il cinema. Il successo come sceneggiatore gli arride quando viene incaricato di scrivere “Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan” (1973), per Clint Eastwood, uno dei film del ciclo di “Harry lo sbirro”.

Michael Cimino, a 'caccia' di fama a Hollywood

Lo stesso Eastwood è così soddisfatto che permette a Cimino di passare dietro la macchina da presa e dirigerlo in “Una calibro 20 per lo specialista” (1974), un action movie che costituisce un ottimo esordio per l’ambizioso regista newyorchese. La pellicola è ben accetta e frutta un Oscar come Miglior Attore Non Protagonista a Jeff Bridges.

Hollywood decide di puntare grosso sul giovane talento, e la Universal gli lascia scrivere e dirigere “Il cacciatore” (1978), un drammatico e spietato affresco della generazione che aveva conosciuto gli orrori del Vietnam. La guerra si era conclusa da pochi anni e la società americana tentava di rimuovere la riflessione sui guasti e le atrocità provocate dal conflitto. La lavorazione del film è diventata leggenda: sul set si muovevano il giovane e ambiziosissimo De Niro, John Cazale, ormai all’ultimo stadio di un tumore mortale, la sua affranta compagna Meryl Streep e un Christopher Walken, che arrivava ad affamarsi pur di poter recitare in maniera convincente le scene del campo di prigionia.

Una cinematografia costellata da critiche, polemiche ma anche Oscar

Fra i tanti miti si racconta di una partita a roulette russa giocata con una vera pistola da De Niro e Cazale, per provare una maggior immedesimazione nei loro personaggi. All’uscita il film provoca un enorme numero di polemiche a livello internazionale. In molti in Europa si sentono insultati da una descrizione considerata troppo negativa e razzista dei vietnamiti. Quando viene presentato al Festival di Berlino l’Unione Sovietica e numerosi altri paesi satellite ritirano i loro lavori per protesta.

Cimino viene ingiustamente e a lungo considerato “un fascista” anche in Italia, tanto che, ancora nel 1981, Nanni Moretti battezza “Gigio Cimino”, il regista modaiolo ed estrorso che si oppone al protagonista del suo “Sogni d’oro”. Nonostante si guadagni questa pessima reputazione, Cimino trionfa al box office e l’Academy non tarda a premiarlo con una valanga di premi Oscar, ben cinque su nove nomination, fra cui Miglior Film e Miglior Regista. A questo punto Cimino sembrava pronto per entrare nella storia del cinema.

Il crollo con "I cancelli del cielo": la carriera di Cimino subisce una brusca battuta d'arresto

La United Artistis, una delle major più piccole, nel tentativo di superare un grave momento di crisi decide di produrre un kolossal western, incaricando Cimino del progetto. “I cancelli del cielo” (1980), una megaproduzione con numerosi attori famosi, tra i quali Kris Kristofferson e Christopher Walken, purtroppo ha una lavorazione travagliatissima. Cimino sfora più volte il budget preventivato ed entra in duro conflitto con i vertici della UA. La pellicola si rivela infine un disastro al box office, portando la casa produttrice sull’orlo della bancarotta.

Gli investitori rimangono talmente terrorizzati da cedere l’intero catalogo e le strutture produttive della UA alla MGM, causando di fatto una totale ristrutturazione dell’industria cinematografica negli USA. Di tutto questo cataclisma viene ritenuto unanimemente responsabile Cimino, la cui carriera è perciò rovinata. Come per una maledizione, nessuno dei suoi successivi lavori riesce più ad andare bene. “L’anno del dragone” (1985), detective story ambientata a Chinatown con Mickey Rourke, pur assurto in seguito allo status di “cult”, si rivela un ennesimo flop di pubblico. Con “Il siciliano” (1987), biografia romanzata di Salvatore Giuliano viene accusato di fare l’apologia di un mafioso stragista.

I successivi “Ore disperate” (1990) e “Verso il sole” (1996) faticosamente portati a termine con finanziamenti indipendenti, passano totalmente inosservati. Cimino si dedica alla scrittura, pubblica tre romanzi, e per un lungo tempo rimane inattivo.

Successivamente, dopo anni di assenza dalle scene, il regista newyorkese si imbarca in un nuovo progetto e gira "Chacun son cinéma" (2007), episodio di "No Translation Needed".

Nel corso del Festival di Locarno del  2015 riceve il Pardo d'onore. L'anno successivo, il 2 Luglio, Michael Cimino muore a Los Angeles. A dare l'annuncio Thierry Fremaux, direttore del Festival di Cannes.

Fabio Benincasa

Michael Cimino Filmografia - Cinema

Michael Cimino regista

  • Una calibro 20 per lo specialista (1974)
  • Il cacciatore (1978)
  • I cancelli del cielo (1980)
  • Il Papa di Greenwich Village (1984)
  • L'anno del dragone (1985)
  • Il siciliano (1987)
  • Ore disperate (1990)
  • Verso il sole (1996)
  • No Translation Needed (2007)

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