L’uomo che rubò Banksy (2018)
  • Titolo originale: The Man Who Stole Banksy
  • Regia: Marco Proserpio
  • Cast: Iggy Pop, Carlo McCormick
  • Genere: documentario, colore
  • Durata: 93 minuti
  • Produzione: Italia, 2018
  • Distribuzione: Nexo Digital
  • Data di uscita: 11 dicembre 2018

L'Uomo che rubò Banksy posterProvocatorio e pungente, Banksy, uno degli artisti più promettenti del XXI secolo, diventa il soggetto di "L'uomo che rubò Banksy" documentario del regista Marco Proserpio, che si impegna a filmare l’impatto dell’arte sulla società, quando si ha a che fare con argomenti scomodi, davanti ai quali tutti sembrano girarsi dall'altra parte.

L'uomo che rubò Banksy: la Striscia di Gaza diventa la nuova tela di Banksy

É il 2007 quando Banksy e la sua squadra portano avanti una nuova provocazione, che punta il dito contro uno dei conflitti più tesi degli ultimi decenni: la questione del Medio Oriente.

In Palestina compaiano sulle case e sulle mura di cinta graffiti che portano una sola e inconfondibile firma: Banksy.

La raffigurazione di un soldato israeliano che chiede i documenti a un asino però fa andare su tutte le furie la popolazione, che sentendosi offesa e messa in ridicolo davanti agli occhi di tutto il mondo decide di sbarazzarsi dell’opera.

Un imprenditore locale, Maikel Canawati e un palestrato taxista, Walid, sceglieranno un modus operandi del tutto particolare: con l’aiuto della comunità infatti porteranno via il muro 'imbrattato' e decideranno di venderlo al migliore offerente.

Marco Proserpio filma così una vicenda dalle importanti tinte politico-sociali narrata dall’inconfondibile voce di Iggy Pop.

L'uomo che rubò Banksy: la street art per il sociale

L’asino e il soldato non sono la prima fonte di polemiche per Banksy, che vanta infatti un lungo curriculum di graffiti scomodi, che hanno suscitato lo scandalo di tutto il mondo. Da “Kissing Cooppers” al “ Sweep it under the carpet” Banksy si dimostra un maestro della provocazione, che attraverso le sue opera riesce a rendere con estrema naturalezza concetti che la società si impegna ancora a far rimanere tabù.

Related posts

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *