L’infanzia di un capo

L'infanzia di un capo - Recensione: il germe della guerra nell’animo di un bambino

L'infanzia di un capo - Cast

La storia è fatta di personaggi che, con le loro ideologie e le loro azioni, hanno portato alla guerra e causato periodi di grande terrore. “L’infanzia di un capo” non vuole raccontare queste azioni o le loro conseguenze, ma cosa si cela dietro di esse, andando a scavare sempre di più nel profondo al fine di trovare, se non delle giustificazioni, almeno qualcosa che spieghi il sorgere di queste personalità.

Francia 1919. Prescott è un bambino americano che vive in Francia in seguito al nuovo lavoro del padre, consigliere del presidente Wilson e incaricato di concludere le trattative che porteranno alla fine della guerra. Viso angelico, sguardo basso, caschetto biondo che gli copre il volto: così si presenta Prescott, eppure, fin dalle prime sequenze, qualcosa ci dice di stare attenti.

Una sensazione enfatizzata dalle atmosfere dark e dalla musica incalzante, dura, a tinte horror, che caratterizzano il lungometraggio di Brady Corbet. Questi conduce pian piano lo spettatore dentro la casa di Prescott, dalle enormi e oscure stanze dentro le quali si aggirano ambigui personaggi quasi sempre in penombra, come a voler nascondere un loro lato che non sarà mai rivelato. Merito della fotografia di Lol Crawley, dominata da un gioco di luci e ombre che richiamano la pittura barocca.

L'infanzia di un capo: le oscure personalità che circondano il piccolo Prescott

Una giovinezza, quella di Prescott, priva di figure a cui ispirarsi: il padre, freddo e insipido, assente nella vita del figlio; la madre, donna religiosa e severa; Charles Marker, uomo loquace e la cui presenza è chiara soltanto alla fine del film. Interpretazioni contenute e moderate quelle di Robert Pattinson, Bérénice Bejo e Liam Cullingham. Intorno a loro si muove la macchina da presa, quasi a seguirli alle loro spalle da una parte all’altra della stanza, dando vita a scene lunghissime e quasi interminabili, alcune colme di dialoghi, altre in cui domina il silenzio.

“L’infanzia di un capo” è caratterizzato da una messa in scena teatrale in cui, la casa, con le sue sontuose pareti, fa da sfondo ed è testimone dei segreti che attanagliano la famiglia di Prescott. I grandi spazi però simboleggiano un senso di vuoto che il protagonista matura dentro di sé, aggravato dall’indifferenza dei suoi genitori ed espresso mediante frequenti scatti d’ira che lo portano a chiudersi perennemente nella sua stanza. Prescott però è un grande osservatore, studia i suoi genitori e, come un grande stratega, capisce i loro punti deboli e come sfruttarli al proprio vantaggio. Pian piano prende coscienza del potere che riesce ad esercitare sugli altri.

“E’ solo un bambino” ripete  il padre, un attimo prima però dell’ennesimo capriccio che sfocia in una violenta colluttazione tra i due. Vittima o carnefice?

L’infanzia di un capo: un film che desta solo verso la fine

Sebbene le intenzioni di Brady Cobert fossero buone, il film risulta piatto, come un fiume che scorre tranquillo fino alla sua foce, ed è proprio verso la fine che la narrazione presenta un escalation di eventi che destano lo spettatore.

Elemento portante della pellicola è la musica di Scott Walker, caratterizzata da un eccessivo uso degli archi e che, da sola, conferisce ritmo e drammaticità, unendosi perfettamente con le immagini cupe.

Un’opera visivamente elegante ma che risente di un’ esagerata compostezza, non riuscendo a sfruttare pienamente la potenziale carica emotiva della storia.

Silvia D'Ambrosio

  • Titolo originale: The Childhood of a Leader
  • Regia: Brady Corbet
  • Cast: Robert Pattinson, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Liam Cunningham, Sophie Curtis, Rebecca Dayan, Caroline Boulton, Luca Bercovici, Michael Epp, Roderick Hill, Scott Alexander Young, Jeremy Wheeler, Patrick McCullough, Andrew Osterreicher
  • Genere: Drammatico, Colore
  • Durata: 113 minuti
  • Produzione: Francia, 2015
  • Distribuzione: Fil Rouge Media
  • Data di uscita: 29 Giugno 2017

L’infanzia di un capo: la storia vista attraverso gli occhi di un bambino

L'infanzia di un capo - posterIspirato al racconto dello scrittore francese Jean-Paul Sartre, “L’infanzia di un capo” segue le vicende di Prescott, un bambino americano che vive a Parigi a causa del lavoro di suo padre, consigliere del presidente americano Wilson e impegnato a definire le trattative di quello che diventerà il famoso trattato di Versailles.

Un’infanzia segnata da problemi famigliari, dalla noncuranza del padre e da un ambiente le cui idee politiche saranno le fondamenta di un ego terrificante. Prescott matura una precoce tensione intellettuale e frequenti scatti d’ira che scandiscono la divisione del film in tre capitoli.

Fra la corruzione e le ipocrisie dell’alta società che influenzeranno non poco la sua formazione, si consuma lo scontro tra le figure adulte che circondano la sua vita: da un lato il codardo e sterile mondo maschile, rappresentato dai diplomatici e da Charles Marker, un ambiguo amico di famiglia; e dall’altro l’appassionante e fervido mondo femminile, rappresentato dalla severa madre, la premurosa governante e la sua insegnante di francese.

“L’infanzia di un capo” si propone di fornire un quadro di quel male che di lì a poco infetterà l’Europa, ossia il fascismo, e di come una “semplice” infanzia negata possa dar vita a un tiranno, aprendo alle problematiche che caratterizzeranno il ventesimo secolo.

L’infanzia di un capo: il successo alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

“L’infanzia di un capo” è stato presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2015, nella sezione Orizzonti, uscendone vincitore con il Premio alla Miglior Regia e il Leone d’Oro del Futuro.

L’esordio alla regia di Brady Corbet non poteva partire meglio di così, supportato anche da un cast degno di nota: Robert Pattinson, il famoso vampiro della seria di “Twilight”,  Bérénice Bejo, apprezzatissima nel film premio Oscar “The Artst” e  Liam Cunningham, Davos nella serie televisiva de “Il Trono di Spade”.

 

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