L’età d’oro

  • Regia: Emanuela Piovano
  • Cast: Laura Morante, Giulio Scarpati, Dil Gabriele Dell'Aiera, Gigio Alberti, Eugenia Costantini, Pietro De Silva, Stefano Fresi, Giselda Volodi, Elena Cotta, Adriano Aprà
  • Genere: Drammatico, colore
  • Produzione: Italia, 2015
  • Distribuzione: Bolero Film
  • Data di uscita: 7 Aprile 2016

L'età d'oroArabella (Laura Morante) è una donna con una grande passione nella vita: il cinema. Da anni persegue la sua passione, la quale l'ha portata ad istituire e a guidare un'arena cinematografica, eretta dalle macerie e divenuta una piccola perla. Qui, in questa arena che assorbe tutta l'energia e l'amore di Arabella, la donna proietta quotidianamente delle pellicole, scelte personalmente, solitamente su base delle sue più intime passioni.

Ma l'amore per il cinema e per l'arena che Arabella ha restaurato è mal vissuto dal figlio di lei, interpretato da Dil Gabriele Dell'Aiera; il ragazzo infatti non condivide la stessa passione della protagonista di "L'età dell'oro", e anzi vive questa profondo gap con la madre con sofferenza.

La pellicola "L'età dell'oro" è ispirata all'opera letteraria di Francesca Roana Massaro e Silvana Silvestri, e si basa sulla figura di Annabella Miscuglio, donna pugliese tra i membri fondatori della Filmsudio. Inoltre la donna fu l'ideatrice di Kinomata, il primo festival cinematografico incentrato sulla regia femminile.

L'età d'oro: con il suo terzo lungometraggio Emanuela Piovano omaggia Annabella Miscuglio, esaltandone il grande amore per il cinema

L'età d'oro 1

"L'età d'oro" è un film sentito, la regista ha conosciuto personalmente la Miscuglio, e come tanti è rimasta ammaliata dalla passione e dall’entusiasmo con cui faceva ogni cosa. Figlia del Sessantotto la Miscuglio era uno spirito libero, forse troppo per le convenzioni sociali di allora, pagando con la solitudine alcune scelte lavorative ritenute azzardate, a dir poco, come il modo in cui aveva realizzato un documentario sulla prostituzione commissionatole dalla Rai.

La pellicola della Piovano parte dalla dipartita dell’artista, che costringe chi le era più affezionato ad una sorta di resa dei conti, dove il passato si mischia al presente attraverso vecchi filmati familiari e i ricordi di chi le rende un ultimo saluto.

L'età d'oro: la pellicola della Piovano non coinvolge lo spettatore, fermandosi ad un semplice esercizio di stile

Fare cinema non è cosa da poco, fare poi del buon cinema è veramente difficile, per cui non vogliamo apparire severi e disfattisti col lavoro della Piovano, ma per interessare lo spettatore bisogna concretizzare le idee con qualcosa che lo tenga seduto sulla sedia, mentre forte è in questo caso il desiderio di abbandonare la visione.

Non bastano una coreografia intimista per indagare l'animo dei personaggi, inoltre l'espediente di mostrare il passato attraverso i filmini di vita domestica girati dalla protagonista è fuorviante, perché si adopera lo stesso mezzo per episodi che non potevano di sicuro essere ripresi con una telecamera. La scelta poi di far aleggiare lo spirito della donna morta nella canonica in cui viveva a volte rasenta il ridicolo, nonostante la buona interpretazione della Morante.

Anche i componenti del cast hanno avuto momenti migliori, risentendo forse dell'eccessivo stilismo che affligge la regista e non le permette di proporre film che raggiungano quella fluidità necessaria per poter affascinare il pubblico.
La figura della protagonista ne esce nel complesso confusa e frammentaria e forse optare per un biopic tradizionale avrebbe reso un servizio maggiore alla conoscenza di questa donna, coinvolgendo un numero sicuramente superiore di spettatori.

Peccato, perché la storia di Annabella Miscuglio permetteva di raccontare uno spaccato generazionale, un pezzo dell'Italia che era, mentre a giungere sono solo brandelli di vite insolute.

Maria Grazia Bosu

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