L’Eroe (2019)

L’eroe - Recensione: un’opera prima convincente

L'eroe scena

Il trentaquattrenne Cristiano Anania, già autore di corti di successo, per il suo primo lungometraggio sceglie un’atmosfera noir, in cui parole e silenzi hanno la stessa valenza, e la linea tra bene e male si confonde.

“L’eroe” racconta di Giorgio, giornalista insoddisfatto e scrittore mai pubblicato, che viene trasferito in una remota sede di provincia del suo quotidiano per aver osato indagare su una faccenda poco pulita che coinvolgeva un noto politico. Una sconfitta umana e morale, per un uomo apparentemente mite, che nulla riesce a fare contro gli ingranaggi del potere.

La vita nel piccolo paese è ben diversa da quella nella capitale, ma darà al giornalista la possibilità di intrecciare relazioni umane di sostanza e l’opportunità di risalire la china professionale, passando dall’oblio alle prime pagine, quando ha l’incarico di seguire il rapimento di un bambino, nipote di una delle più note imprenditrici di zona.

L’eroe: un noir che coinvolge lo spettatore

 

Il costrutto narrativo, opera dello stesso Anania, che firma soggetto e sceneggiatura, è avvincente, ogni dettaglio è studiato con attenzione, e i movimenti di macchina sono coinvolgenti, donando alla pellicola quel pathos necessario in un film di genere come questo, che travalica la struttura gialla per immergersi completamente nel noir. Ricco di trovate registiche di qualità il girato non è mai banale: il regista riesce a dar voce anche ai paesaggi, proponendo talvolta sequenze simboliche, più eloquenti di mille parole.

“L’eroe” non è l’ennesima caccia al “mostro” da sbattere in prima pagina, il regista romano scava nei personaggi riuscendo a far affiorare il mostro che può essere destato in ciascuno di noi, quando i nostri miseri interessi personali travolgono etica e morale, allontanandosi da ‘ciò che è giusto’.

L’eroe: un film ben recitato che fa riflettere

Salvatore Esposito è perfetto nei panni del dimesso Giorgio, lontano anni luce dal Genny Savastano di “Gomorra” che gli ha regalato la popolarità. L’attore domina la pellicola, in un crescendo drammatico che riserva colpi di scena. Al suo fianco Marta Gastini ed Enrica Guidi, la popolare Tiziana del BarLume. Una prova superata a pieni voti quella di Anania, al quale non si può fare una colpa di alcune ingenuità, che più che altro sembrano il frutto di un budget limitato.

Maria Grazia Bosu

  • Regia: Cristiano Anania
  • Cast: Salvatore Esposito, Marta Gastini, Vincenzo Nemolato, Enrica Guidi, Cristina Donadio, Paolo Sassanelli, Fabio Ferrari 
  • Genere: Drammatico, Thriller
  • Durata: 80 minuti
  • Produzione: Italia, 2019
  • Distribuzione: Mescalito Film
  • Data di uscita: 21 marzo 2019

L'Eroe locandina

"L'Eroe", opera prima di Cristiano Anania, è una pellicola drammatica presentata in anteprima al Taormina Film Festival con Salvatore Esposito e Marta Gastini.

Vincitore del bando della Lucana Film Commissione del 2017, il film è stato girato tra Roma, Napoli e la suggestiva Maratea.

L'Eroe: un film denso di interrogativi

Salvatore Esposito interpreta Giorgio, giornalista di scarso talento ma grandi ambizioni che, dopo essere stato mandato al Sud a lavorare, sull'orlo del licenziamento, recupera la credibilità seguendo un tragico evento: il rapimento del nipote della più nota imprenditrice locale di un piccolo paesino che si mobilita alla ricerca del "mostro".

L'ambientazione in una piccola comunità ha permesso di giocare sui dettagli, sulle sfumature dei personaggi, in un gioco d'incastri e cambiamenti, un noir più che un giallo.

Il progetto di Anania era realizzare un film impegnativo, denso di suspense, dalle dinamiche oscure, al fine di generare curiosità nello spettatore. Anche il carico psicologico e morale dello stesso protagonista è interessante: un giornalista al baratro, in pieno fallimento che, pur di non perdere il lavoro, è disposto a tutto.

Ed ecco dunque rivelarsi le sfaccettature, le debolezze dell'animo umano, la voglia di emergere a qualunque costo, il cinismo e la correlata perdita di valori in cui si diventa eroi, ma di un eroismo falso, manovrato, dalla visione alterata ed ingiusta, di cui ognuno però pagherà il prezzo.

Molto carica di pathos anche l'ambientazione, il mare dalle scene intense ed evocative, la desolazione di alberghi abbandonati e casette che sono veri tuguri, la vastità delle spiagge a perdita d'occhio, un affresco di luci e ombre, che accentua e amplifica i contorni delle diverse manifestazioni della natura umana.

Il film è distribuito da Mescalto Film.

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5 Comments

  1. Massimo

    Il film è orribile, scontato e più che dilettantesco. Ma ancor peggio è il commento riportato qua sopra, dove spicca l’incredibike frase: “ogni dettaglio è studiato con attenzione”.

    Ma per favore: forze dell’ordine e un intero paese non riescono a trovare un bambino semplicemente adagiato in un vecchio albergo, oltretutto di proprietà dei genitori del principale indiziato (in base a che cosa, non si sa)!

    La ristrettezza del budget, infine, non giustifica in alcun modo la pochezza e la sgangheratezza di soggetto e sceneggiatura.

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    1. marcusweit

      concordo in pieno, film effettuati solo per prendere le sovvenzioni di provincia e regione.
      Farebbero meglio ad evitare questa pochezza. L’attore fa la sua parte ma fino anche li ad un certo punto, in quanto la trama è veramente niente di niente.

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  2. Giovanni

    Sono completamente d’accordo e condivido appieno il giudizio di Massimo che mi è sembrato essere la materializzazione del mio stesso pensiero alla fine della sofferta visione di questo film noioso e banale. L’unica interpretazione valida e degna di menzione in tutta la pellicola è quella resa da Vincenzo Nemolato, il Checco delle bombole del gas.

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