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La profezia dell’armadillo (2018)

Recensione

La profezia dell’armadillo – Recensione: Icaro insegna

La profezia dell'armadillo 2018

A volare troppo vicino al Sole, si sa, la cera che tiene insieme le ali si scioglie e si precipita: è un po’ quello che è successo a Emanuele Scaringi con la sua idea di adattare “La profezia dell’armadillo”, fumetto di grandissimo successo di Zerocalcare. Per quei pochi che non lo conoscono, Zerocalcare è stata la “rivelazione del fumetto” italiano degli ultimi anni, grazie alle sue tavole ricche di citazioni degli anni ’80-’90 che dipingono una generazione allo sbando, intrappolata in una realtà in cui non sa come muoversi e che non riesce ad accettare. La gran parte delle persone tra i 25 e i 40 anni riescono facilmente ad immedesimarsi nell’atmosfera che Zerocalcare disegna e per questo l’idea di trasporre sul grande schermo “La profezia dell’armadillo”, se da una parte sensata a livello di marketing, è estremamente rischiosa e azzardata; non a caso lo stesso fumettista ha preferito non essere coinvolto al di là della sceneggiatura in alcun tipo di promozione legata al film.

Un progetto coraggioso, dunque, anzi quasi temerario, che riesce, com’era prevedibile, solo in parte nel suo intento. Di tutto il mondo di Zerocalcare, infatti, popolato da personaggi celebri della cultura pop o anche semplicemente storici in rappresentanza dei vari stati d’animo e sentimenti, rimane solo quello principale, l’Armadillo, che rappresenta la coscienza del protagonista: una coscienza strana, che lo incalza a rimanere pigro, rancoroso e insoddisfatto, spingendolo ad affrontare la vita con paranoia e cinismo per non farsi fregare da nessuno.

Il film mette sullo schermo Zerocalcare (sempre protagonista in versione fumettosa delle sue stesse opere), il suo migliore amico Secco, la madre, l’Armadillo e una serie di personaggi secondari, tra cui l’amica d’infanzia Camille da cui scaturisce tutta la trama della pellicola: in un giorno come tanti, Zero riceve una mail del padre di Camille in cui lo informa della morte improvvisa della ragazza. Da qui inizia una lunga strada per riuscire ad elaborare il lutto e accettare tutti i rimpianti del caso.

La profezia dell’armadillo: provarci è lecito, riuscire non è assicurato

La profezia dell'armadillo film

La profezia dell’armadillo (2018)

Partire da un best-seller cartaceo non vuol dire necessariamente essere in grado di realizzare un bel film, e questa è una realtà che spesso produttori e registi faticano ad accettare. I fumetti di Zerocalcare, per la loro forma e contenuto, presentano tantissime idee geniali, ma molto difficili da rendere correttamente, ed in buona parte questo si percepisce nel film. Alcune scene, soprattutto quelle con Zero e Secco, sono molto riuscite e rendono bene il carattere dei due personaggi, interpretati anche, non a caso, dagli attori migliori della pellicola. Il personaggio della madre di Zero, invece, interpretato da Laura Morante, è osceno e quanto di più lontano ci sia da quello che compare sulla carta, se non addirittura la scelta peggiore di casting; a battersela con la Morante sono i due giovani scelti per interpretare Zero e Camille, privi di qualsiasi espressività o spessore e del tutto incapaci di far percepire l’importanza della loro relazione.
Menzione d’onore alla scena con il cameo di Fabrizio Colica, una delle migliori del film, in cui pochi secondi sono sufficienti a mostrare lo stacco netto con gli altri attori secondari.

L’Armadillo di Valerio Aprea, che come concetti e dialoghi spesso (ma non sempre) funziona, è assolutamente pessimo dal punto di vista estetico, realizzato con cartone rafforzato e tubi di gomma colorati con lo spray in modo evidente e abbastanza triste. Quale che sia stato il motivo della scelta, si poteva certamente realizzarlo meglio, e non come un progetto di Art Attack mal riuscito.
Inoltre una pessima regia fa suggerire che forse, fosse il progetto stato in mano a qualcuno più capace, si sarebbe potuto avere qualcosa di più.

In tanti momenti il film funziona e fa ridere, mentre dall’orrido trailer che è stato diffuso, nonchè dalla clip con protagonisti Zero, sua madre e un computer, una in assoluto delle scene più brutte del film, sembrerebbe molto peggio di quello che in realtà è: una pellicola piacevole, che fa riflettere e ridere, ma di certo non può raggiungere quel Sole che sono i fumetti di Zerocalcare, e riesce a sfiorare appena la sua genialità.

Valeria Brunori

Trama

  • Regia: Emanuele Scaringi
  • Cast: Simone Liberati, Pietro Castellitto, Laura Morante, Valerio Aprea, Claudia Pandolfi, Teco Celio, Diana Del Bufalo
  • Genere: drammatico, colore
  • Durata: 99 minuti
  • Produzione: Italia, 2018
  • Distribuzione: Fandango
  • Data di uscita: 13 settembre 2018

La profezia dell'armadillo poster“La profezia dell’armadillo” è il film di esordio del giovane Emanuele Scaringi, che ha voluto portare al cinema l’acclamata opera del fumettista italiano Zerocalcare. Per mettere in scena questa pellicola drammatica è stato scelto un cast molto variegato che vanta artisti emergenti molto giovani come il trentenne Simone Liberati, Pietro Castellitto e Diana Del Bufalo, ma, anche attrici navigate come Laura Morante e Claudia Pandolfi.

La profezia dell’armadillo: tratto dalla Graphic Novel di Zerocalcare

Il ventisettenne Zero interpretato da Simone Liberati, è un disegnatore romano che abita in un quartiere della periferia definito come “Tiburtina Valley”: una terra di Mammuth, di tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi, un posto dove manca tutto ma non serve niente.

Poiché con le vignette non riesce a guadagnare molto, Zero per tirare avanti incomincia a dare ripetizioni di francese e crea su richiesta illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La maggior parte delle sue giornate le passa sui mezzi pubblici romani correndo da una parte all’altra della città per svolgere una miriade di lavoretti occasionali e per far visita alla madre. A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane c’è il suo amico d’infanzia soprannominato il Secco interpretato da Pietro Castellitto.

Un giorno, Zero fa un incontro al quanto singolare, mentre è di ritorno dal lavoro, ad attenderlo davanti alla porta di casa c’è la personificazione della sua coscienza critica, che ha la forma di un vero e proprio Armadillo. La cosa ancora più paradossale, è che questo animale inizia ad avere assurde conversazioni con il giovane, nelle quali affrontano importanti temi sociali e ne scaturiranno importanti riflessioni sui massimi sistemi della vita.

Non è tanto il particolare incontro fatto da Zero, quanto piuttosto la triste notizia della morte di Camille,  sua ex compagna di scuola e il suo mai dichiarato amore adolescenziale, a rompere definitivamente gli schemi della frenetica vita del fumettista.

Quello di Zero è un viaggio di riflessione sulla natura agrodolce della vita e sulla sua incomunicabilità, che lui affronta con forte spirito dissacrante, che gli dà la forza di non abbattersi mai e di continuare a lottare per se stesso e per quella generazione di “tagliati fuori” a cui lui sente di appartenere.

Trailer

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