La libertà non deve morire in mare (2017)

La libertà non deve morire in mare - Recensione: il regista Alfredo Lo Piero dirige un docufilm carico di umanità, avvalendosi del patrocinio di Amnesty International

la libertà non deve morire imgSiamo nel 2016 e a Lampedusa giungono ancora barconi della morte, carichi di migranti in fuga dai loro paese. Alcuni cittadini dell’isola arrivano in loro soccorso, cercando di salvarne il più possibile. Tra questi, Grazia Migliosini e il suo compagno, con la propria imbarcazione. La loro è una lotta impari contro il mare.

Lampedusa, isola di confine e cuore del Mediterraneo, è già stata raccontata in modo eccellente da Gianfranco Rosi in “Fuocoammare” e da Crialese in “Terraferma”, eppure, dopo molti anni, l’emergenza migranti non è cessata; al contrario, la situazione è sensibilmente peggiorata con la salita al potere di Matteo Salvini.
Dopo i recenti respingimenti della nave Diciotti, sembra passato molto tempo dalla storia raccontata da Lo Piero attraverso le testimonianze dei sopravvissuti a un naufragio in cui hanno perso la vita molte donne e bambini, provenienti perlopiù da Eritrea e Somalia.  Non ci sono filtri nelle parole dettate dal cuore di una signora di Lampedusa che vede la sua quotidianità violentata da un evento traumatico.

Grazia, insieme a Onder Vecchi e al sub Simone d’Ippolito, dà voce a un paese civile che combatte per l'integrazione dei più deboli; parlano anche gli agenti della guardia di Finanza e della Guardia Costiera, che tanto hanno fatto per i migranti approdati a Lampedusa. Negli occhi dei sopravvissuti si legge ancora il terrore. Colpiscono al cuore le parole del chirurgo di Aleppo che cerca disperatamente di salvare le vittime dei bombardamenti in Siria.

Non poteva mancare Bartolo, il medico siciliano dell'isola, che legge una lettera a dir poco offensiva mandatagli da una persona estremamente violenta e razzista. Infine, apre un buco nero la testimonianza dei presunti scafisti, che si rivelano essere anche loro delle vittime nonostante le apparenze che gli congiurano contro.

La libertà non deve morire a mare: un prezioso documento che spiega senza troppi orpelli le ragioni che spingono i migranti ad affrontare il Mediterraneo

É girato in modo molto minimale il docufilm "La libertà non deve morire a mare", nelle sale grazie a Distribuzione Indipendente. Camera a mano e Go Pro filmano gli sbarchi dei migranti e la loro accoglienza, i testimoni raccontano quello che hanno visto senza inutili giri di parole. Il cimitero dei barconi della morte di Lampedusa parla da solo, racconta di vite perdute in mare. Ma non è il mare a uccidere, come dice il vecchio pescatore che apre e chiude il film con il viso solcato di rughe.

Una piccola opera, forse non perfetta tecnicamente ma essenziale per i tempi che viviamo.

Ivana Faranda

 

  • Regia: Alfredo Lo Piero
  • Cast: Giacomo Brignone
  • Genere: Documentario, Drammatico, colore
  • Durata: 77 minuti
  • Produzione: Italia, 2017
  • Distribuzione: Distribuzione Indipendente
  • Data di uscita: 27 Settembre 2018

La libertà non deve morire in mare locandina"La libertà non deve morire in mare" è un film documentario diretto da Alfredo Lo Piero, che cerca di spiegare i motivi che spingono i migranti a rischiare la vita in mare per raggiungere le coste Europee, e anche il grande animo degli abitanti di Lampedusa nei confronti di queste persone.

La libertà non deve morire in mare: la realtà di una tragedia

"La libertà non deve morire in mare" porta sul grande schermo un tema attuale come quello dell'immigrazione, e lo fa, andando oltre i termini di cifre, computo statistico dei sopravvissuti e dei morti, raccontando le storie, le vite, i sogni spezzati e i sogni ancora da perseguire. La pellicola nasce proprio con questi propositi: restituire voce a chi, finora non l'ha mai avuta, con uno scopo documentaristico.

"La libertà non deve morire in mare" pone di fronte alla macchina da prese persone reali, che dicono ciò che vogliono e che sentono. Da una parte, ci sono "vittime" degli eventi, che a causa di qualcuno o qualcosa sono dovute fuggire dal loro paese per cercare una via di scampo, dall'altra ci sono tutte quelle persone che, per lavoro, per caso, per scelta politica o per semplice carità cristiana, hanno dato ospitalità nella propria terra e le hanno aiutate con tutti i mezzi a loro disposizione.

Quindi, tutte le storie mostrate ne "La libertà non deve morire in mare" sono vere, che ci immergono da un lato nelle tragedie, che i migranti devono sopportare, e dall'altro non perde l'occasione di far vedere la speranza dietro tanto orrore.

L'unico elemento "non reale" presente nel film è la voce narrante, che serve da collante per tutte le voci: rappresenta la riflessione collettiva sull'argomento.

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