La douleur (2017)

La Douleur - Recensione: uno dei periodi più cupi della vita di Marguerite Duras espresso con una mutuazione indovinata tra il suo stile letterario e il linguaggio cinematografico

La Douleur review

Dopo quasi 40 anni dalla lettura del romanzo "La Douleur" di Marguerite Duras, Emmanuel Finkiel ha deciso di trasporlo sul grande schermo curandone regia e sceneggiatura. Il regista è riuscito a mantenere e conservare lo spirito più intimo dell’opera, ma soprattutto a riproporre lo stile letterario dell’artista con una modulazione indovinata dei suoi elementi poetici per la rappresentazione filmica.

"La Douleur" affronta uno dei periodi più drammatici della vita della Duras. Non si tratta di un biopic, viene rappresentato solo il frammento  in cui la scrittrice vive a Parigi sotto l’occupazione nazista, quando nel 1944, Robert Antelme, marito della protagonista, viene arrestato e deportato dalle milizie tedesche poiché appartenente alla resistenza e apertamente comunista. Marguerite, anch’essa militante, vive nel dolore, continua a frequentare i compagni di lotta, tra cui Dyonis (Benjamin Biolay), col quale sembra avere una relazione sentimentale. Incontra Pierre Rabier (Benoit Magimel), un agente francese che lavora per la Gestapo e con cui instaura un rapporto ambiguo finalizzato a tutelare il marito e a favorirne il ritorno a Parigi. Quasi tutte queste vicende, fino alla liberazione dal dominio straniero, sono rappresentate nella prima ora di visione, nei successivi minuti si assiste in maniera monotona all’attesa del ritorno di Antelme dai campi di detenzione.

La Douleur: l'esaltazione esasperante della Duras

"La Douleur" è un film che verte principalmente su Marguerite Duras, nel senso che la propensione dell’artista a parlare quasi esclusivamente di se stessa è perfettamente espressa ed è quasi unicamente la sua personalità che emerge in tutta la narrazione. Mélanie Thierry dona le sue prove attoriali più significative quando esterna la disperazione dell’attesa; altrimenti le sue uniche espressioni si limitano a un lieve corrugamento della parte centrale della fronte ed a un alternare labbra chiuse a labbra leggermente dischiuse.

Il ruolo centrale della protagonista viene costantemente rafforzato sia dall’ascendente che la Duras ha su tutti coloro che la circondano - sul compagno Dyonis e sull’agente della gestapo Pierre che l’ammirano come donna ma anche come artista - sia dall’importanza che lei stessa si dà, proprio alternando “io” a “lei” nei suoi discorsi, ossia parlando di se stessa in terza persona. Per finire in alcune inquadrature, peraltro azzeccate, si sdoppia sulla scena e vede un'altra Marguerite che vive delle azioni che normalmente compie o vorrebbe compiere.

Lo stile letterario asciutto della Duras, che assume connotati poetici con frasi spesso brevi, la cui profondità viene esaltata andando a capo subito dopo o addirittura lasciando righe vuote sul testo, nel film viene realizzato riproponendo le stesse frasi concise ma facendole seguire da interminabili periodi di silenzio. Queste sospensioni a volte molto lunghe riescono a dare importanza a frasi come: “i miei piedi camminano” o “andremo al mare e Antelme vedrà il mare”, pregne di stimoli alla riflessione, ma forse in una sala cinematografica anche alla flessione del capo.

La frase più indovinata del film sembra quella espressa da Dyonis a Marguerite quando le chiede: "siete più attaccata a Robert Antelme o al vostro dolore?", mentre l’inquadratura più indovinata del film sembra quella finale in cui Roberte Antelme, su una spiaggia italiana, compare come silhouette fantomatica, controluce, scarsamente individuabile nei lineamenti.... sia mai che rubi parte della scena alla protagonista.

Marco Marchetti

  • Regia: Emmanuel Finkiel
  • Cast: Mélanie Thierry, Benoît Magimel, Benjamin Biolay, Grégoire Leprince-Ringuet, Emmanuel Bourdieu, Anne-Lise Heimburger, Patrick Lizana, Shulamit Adar, Joanna Grudzinska, Caroline Ducey
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 127 minuti
  • Produzione: Francia, Belgio, Svizzera, 2017
  • Distribuzione: Valmyn e Wanted
  • Data di uscita: 17 gennaio 2019

La douleur poster italianoTra le nebbie della grande letteratura europea del XX secolo emerge e si staglia Marguerite Duras. Talentuosa, giovane, offre sin da subito prove letterarie solide, monolitiche. Intanto la guerra imperversa, la bufera della Storia trascina via tutto. Nel Giugno del '44, con una Parigi occupata e offesa - da lì a poco sarebbe scoppiata la bomba della Resistenza -, suo marito, l'intellettuale intellettuale Robert Antelme (Emmanuel Bourdieu), viene arrestato. Anche lui membro della Resistenza (in quegli anni, decine di intellettuali erano ormai presi dall'engagement politico), viene trascinato via; la giovane Marguerite Duras (Mélanie Thierry), dilaniata dal dolore, cerca di porre rimedio. Intreccia così una relazione ambigua con Pierre Rabier (Benoît Magimel), agente francese della Gestapo.

"La douleur" è il ritratto di una donna che attende, ripiegata su sé stessa; si attraversano gli anni, le stagioni di una donna che muta, l'alienazione che il sentimento comporta.

La douleur: conversazioni intime

Il regista Emmanuel Finkiel torna a ricordi strettamente intimi: aveva diciannove anni quando lesse per la prima volta "La douleur", diari struggenti della scrittrice, da lei dimenticati, poi pubblicati solo nel 1985. Passi dolorosi che vengono citati anche in apertura di film, scandiscono la narrazione della pellicola: "Di fronte al camino, il telefono, è affianco a me. A destra, la porta del salone e il corridoio. In fondo al corridoio, la porta d'ingresso. Potrebbe ritornare direttamente, suonerebbe alla porta d'ingresso: "Chi è? - Sono io".

Finkiel cerca di smarcarsi dal terreno consunto della biopic, per offrire un'analisi a tutto tondo del personaggio articolato della Duras, scrittrice che tanto ha dato anche alla settima arte - basti ricordare la sceneggiatura di "Hiroshima Mon Amour", diretto poi da Alain Resnais; "India Song", diretto dalla stessa Duras.

La douleur: Trailer in italiano

La douleur: Trailer originale

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