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La cura (2022)

La Cura: la versione di Patierno de “La peste” di Camus

La cura film

La cura (2022)

Ha una genesi letteraria, anche se rivista piuttosto liberamente “La cura” del regista napoletano Francesco Patierno. La pellicola il tema della pandemia del Covid utilizzando un classico scritto negli anni ‘40, la storia è ambientata nella Napoli contemporanea, in cui una troupe sta iniziando a girare un film, prima che esploda il Covid e inizi il lockdown. Ne restano coinvolti tutti, in primis Rambert un attore che vuole a tutti i costi tornare a Milano da sua moglie.

Nel film ci sono tutti o quasi i personaggi del romanzo, che sono piuttosto fedeli agli originali dal dottor Bernard (Francesco Di Leva) che è tra i primi a capire che sta succedendo qualcosa e il suo anziano collega Castel che riesce a trovare una cura.

Sono insieme sul set e nell’Hotel di Jean Tarrou (Alessandro Preziosi) figlio di un giudice che si metterà in gioco con il medico per salvare più persone possibile. Sulla base di una storia scritta molti anni fa, Patierno racconta il dramma della pandemia e di come ognuno abbia reagito in maniera differente. Per fare ciò, però usa l’artifizio del set fermo, e quindi si gioca la carta del meta cinema, mischiando realtà e finzione nella narrazione.

Un instant movie sugli ultimi tre anni vissuti tra paura e restrizioni

La pandemia, lo sappiamo bene, ha segnato le vite di tutti noi, ma probabilmente è ancora troppo presto da raccontare nel cinema con distacco e rigore. Ecco perché, con tutte le premesse interessanti su questo film può sorgere qualche legittimo dubbio.

La chiave di lettura scelta dal regista può generare confusione su ciò che sta veramente raccontando: il set è la vera vita dei personaggi del romanzo di Camus, che ora vivono a Napoli e diventano qualcos’altro.

É il caso di Cottard, nel libro ricco commerciante egoista che si arricchisce durante la pestilenza, che qui diventa una donna camorrista interpretata da Cristina Donadio (Donna Imma di “Gomorra” la serie). Lei, per quanto possa essere discutibile per il ruolo già visto, però è in fondo l’unica che s’integra nella realtà napoletana. Tutti gli altri sono figurine che potrebbero stare ovunque nel tempo e nei luoghi.

Belle ma desolanti le immagini prese da drone e non dal regista durante il 2020. La Napoli dei vicoli e del rumore è un deserto, come il resto del mondo. Sono cose che fanno ancora male e solo il tempo potrà farci metabolizzare quello che è accaduto. A parte questo, il film manca di rigore, anche se il cast è molto ben composto.”La cura” è un esperimento cinematografico non particolarmente riuscito, che non arriva allo spettatore.

Ivana Faranda

 

Trama

  • Regia: Francesco Patierno
  • Cast: Alessandro Preziosi, Francesco Di Leva, Francesco Mandelli, Cristina Donadio, Andrea Renzi, Antonino Iuorio, Peppe Lanzetta
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 87 minuti
  • Produzione: Italia, 2022

La cura filmLa Cura” è un film, tratto liberamente dal romanzo di Camus “La Peste”, presentato in Concorso alla Festa del Cinema di Roma 2022, nella sezione Concorso Progressive Cinema.

La Cura: trama

In pieno lockdown Napoli è una città deserta. Una troupe si trova a girare un film ispirato a “La peste”. In un clima di paura e di silenzio quasi irreale il set si ferma e gli attori si vanno a confondere con gli abitanti del rione Sanità e di Mergellina. Un tempo sospeso per tutti, al quale reagiranno ognuno in modo differente.

Note di regia

“La Cura”, non è un semplice adattamento de “La Peste”, il celebre capolavoro di Camus, ma parte dalla storia originariamente ambientata in Algeria nel 1947, per raccontare con un meccanismo originale e coinvolgente i mesi che hanno cambiato il mondo, la società, le persone.

In particolare, il film sposta l’ambientazione del romanzo nella Napoli dei giorni nostri e, oltre a un lavoro sulla lingua e i dialoghi diventati vicini al parlato di tutti i giorni, si concentra, su una struttura drammaturgica che riserva molte sorprese, sui grandi temi del disastro che ci ha colpito.

La paura, il sentimento di separazione, il contrasto tra la scienza e la fede, e soprattutto la solidarietà e l’empatia tra le persone, come unico rimedio alla malattia. Il film alterna la vicenda reale di una troupe cinematografica che gira l’adattamento della Peste di Camus nei giorni più intensi del lockdown, e la storia di “finzione” della Peste che viene messa in scena. Quasi subito però, lo spettatore scoprirà che le due diverse linee narrative sono in realtà un’unica storia che procederà via via sempre più allineata in un gioco tra vero e finto che sorprenderà lo spettatore e lo coinvolgerà in una corsa senza respiro verso il finale.

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