Kursk (2018)

Kursk – Recensione: il doloroso racconto dell’incidente dell’omonimo sottomarino russo in acque artiche

Kursk recensione

Con "Kursk" Thomas Vinterberg porta sullo schermo un pezzo di storia recente, avvalendosi (evento raro) di una sceneggiatura non sua, colpito dallo scrupoloso lavoro col quale Robert Rodat (candidato all’Oscar per la sceneggiatura di “Salvate il soldato Ryan”) ha voluto raccontare la verità sulla vicenda. Rodat per il suo script si è basato sul libro del giornalista Robert Moore, "A Time to Die: The Untold Story of the Kursk Tragedy", e della collaborazione del Commodoro della Marina Brittannica David Russell, che guidò l’operazione di salvataggio della Royal Navy, e aiutò Moore per le ricerche sul libro.

Il film è incentrato sulle disperate ultime ore dei sopravvissuti, e ha per protagonista Matthias Schoenaerts, nei panni del comandante del Kursk e Léa Seydoux in quelli della moglie, mentre è Colin Firth ad interpretare il Commodoro Russell. Viterberg mostra con molta chiarezza il dramma dell’incidente e la claustrofobica attesa del salvataggio da parte di soli 23 membri dell’equipaggio.

Kursk: un film storico ma anche politico e sentimentale

"Kursk" non è solo un film sulla disperata lotta contro il tempo da parte di chi giace sul fondale marino, non è solo lo specchio dell’umano dolore delle famiglie in attesa, è anche un film politico, che ha il coraggio di ricordare di come la marina russa, prima di validi mezzi per il soccorso abbia a più riprese rifiutato gli aiuti internazionali, riducendo ulteriormente le esili speranze rimaste di portare gli uomini in salvo. É questo il racconto di come la ragion di stato sia prevalsa sulla vita dei singoli, semplici pedine in mano ai burocrati. Svendute al miglior offerente le proprie unità, il governo ostinava a promuovere inutili esercitazioni che comportavano un evitabile dispendio di denaro e potenziale umano.
Il “Kursk” era ciò che restava dei vecchi fasti, un sottomarino di dimensioni spropositate, custode di segreti militari e tecnologici, da portare ogni tanto in mare per mostrare al mondo i propri muscoli, ma vittima anch’esso del taglio dei fondi per gli armamenti.

Kursk: il regista danese offre al pubblico un’opera nitida ed intensa

Kursk scena film

Ogni singolo personaggio in "Kursk" aggiunge una nota emotiva determinante per la buona riuscita della narrazione, grazie anche alla rielaborazione della sceneggiatura da parte di Rodat e dello stesso regista, per condensare nei protagonisti le vite di tutto l’equipaggio.

Significativa l’attenzione sui bambini, furono ben 71 quelli rimasti orfani per l’incidente, ben rappresentati sullo schermo dal piccolo Misha, cui dona entusiasmo e tenerezza Artemiy Spiridonov, qui al suo esordio.

“Kursk” è un film intenso, ben costruito e ben realizzato, con interpreti di spessore, dalla colonna sonora coinvolgente e dal ritmo frenetico, che fa trattenere il fiato al pubblico in sala, nonostante le vicende dell’agosto 2000 al largo del Mare di Barents siano per molti una ferita ancora aperta.

Maria Grazia Bosu

  • Regia: Thomas Vinterberg
  • Cast: Colin Firth, Léa Seydoux, Matthias Schoenaerts, Max von Sydow, Michael Nyqvist, Peter Simonischek, Martin Brambach, Guido De Craene, Geoffrey Newland, Steven Waddington, August Diehl, Matthias Schweighöfer, Zlatko Buric, Joel Basman, John Hollingworth, Gustaf Hammarsten, Lars Brygmann, Katrine Greis-Rosenthal, Bjarne Henriksen, Pit Bukowski, Tijmen Govaerts, Peter Plaugborg, Miglen Mirtchev, Helene Reingaard Neumann, Eva van der Gucht, Fedja štukan, Yakup Uzun, Guillaume Kerbush, Martin Greis-Rosenthal, Aske Bang, Magnus Millang, Chris Pascal, Kristof Coenen, Aymeric Bolé, Tanguy De Backer
  • Genere: drammatico, colore
  • Durata: 117 minuti
  • Produzione: Francia, Belgio, Lussemburgo, 2018
  • Distribuzione: Videa
  • Data di uscita: n/d

Kursk posterThomas Vinterberg dirige un formidabile cast per la drammatica vicenda del sottomarino russo Kursk, che mozzò il fiato a tutto il mondo nell’agosto del 2000.

Kursk: una cruda storia di sopravvivenza

É il 10 agosto del 2000 quando la Russia, dopo dieci anni di prove, può finalmente mettere in pratica la sua ultima creazione: il nuovo sottomarino a propulsione nucleare k-141, Kursk. Considerato il nuovo gioiello della marina russa, grande come il doppio di un campo da calcio, a distanza di pochi giorni, un’esplosione nei fondali marini riesce tuttavia ad abbattere la sua mastodontica potenza: il Kursk affonda brutalmente nel gelido mare di Barrents. Dei 118 giorni uomini dell’equipaggio, si salvano dall'esplosione solo 23. La Russia rifiuta qualsiasi richiesta d’aiuto dei paesi stranieri, ma non è in grado di intervenire con le loro proprie forze: per nove giorni il destino dei 23 uomini è appeso un filo.

Kursk: il sottomarino che commosse il mondo

L’incidente del Kursk rimane avvolto da un velo di mistero, alimentato dalle numerose controversie dichiarate nelle diverse deposizioni. Dopo un’accurata serie di indagini, sembra essere giunti alla conclusione che la causa dell’esplosione sia riconducibile a una fuoriuscita di perossido d’idrogeno, che ha dato il via a un effetto domino che ha coinvolto diversi missili.

Dei 118 uomini a bordo, solo 23 non morirono sul colpo, tra questi Dimitry Kolesnikov, che ci lascia una testimonianza degli ultimi giorni di vita dei 23 superstiti, tramite un diario di bordo. Rifugiatisi nell’unico dipartimento non allagato, i 23 uomini non sono purtroppo riusciti a sopravvivere fino al salvataggio della nave di soccorso norvegese, che il 19 agosto riesce ad aprire il portellone del sottomarino, non trovando però nessuno.

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