Judy (2019)

Judy - Recensione: la solitudine di cantare con il cuore

Judy immagine

L'incipit di "Judy" nasce da un confronto e scava nelle profondità di un primo piano intenso e stretto, un viaggio nello sguardo dell'anima, un'anima pura, innocente e intensa. La voce nell'ombra dice "resta qui e diventerai famosa" e il prezzo che si troverà a pagare sarà incommensurabile. Il film mette in scena luci e ombre della bambina del Mago di Oz, strappata a un mondo "normale" e trascinata sul set senza potersi divertire e senza la libertà di vivere le passioni e le scoperte della sua età.

Nella pellicola dell'inglese Rupert Goold la Zellweger non si limita ad interpretare Judy Garland, ma la indossa e la sente fino a diventare lei stessa. In un profondo stato di grazia, l'atttrice la "riporta alla vita" nelle sue movenze, nel modo di incedere o nel versarsi un drink, nello sguardo e nel modo in cui trattiene le lacrime chiudendo la sofferenza in sé e soprattutto per come canta, perché qui la voce che incanta le folle non è dell'artista acclamata, ma dell'attrice stessa.

Vengono messi in scena continui flashback con lei a 16 anni, mentre dava luce a Dorothy ne "Il mago di Oz". Questi sprazzi aprono una finestra sulla sua vita, sulle sue privazioni e sulle sue mancanze, a lei che viene negato il diritto all'infanzia, chiusa per 18 ore in uno studio di registrazione, sgridata continuamente fin da bambina e sottoposta al controllo ossessivo del peso e del cibo con anfetamine che le toglievano il sonno e la fame. Sono farmaci che in età adulta diventeranno la sua dipendenza e la sua rovina, consumata da alcool, barbiturici e problemi economici e cause legali per l'affidamento e la tutela dei figli. "È come vivere con il cuore fuori dal corpo, fare figli" recita Renee nel film.

Judy: un arcobaleno di speranza

Judy still

"La sua voce passa attraverso le orecchie e arriva al cuore. È la sua vera essenza" dicono di lei due suoi ammiratori fuori dallo spettacolo londinese. Ma lei è sola, con il passo sgraziato, il trucco sbavato come la sua vita, in un mondo che perseguita e osteggia i diversi, a cui lei sente fortemente di appartenere.

Judy è in uno stato di perenne affanno ed abbandono, alla ricerca continua della felicità. "Voglio quello che vogliono tutti, ma sembra che io faccia molta più fatica ad ottenerlo" recita l'attrice, con cinque matrimoni che non l'hanno aiutata di certo ad uscire dalla depressione, anzi hanno alimentato la sua ricerca costante di affetto.

La pellicola si interroga sul vero significato della felicità, su quanto sia fallace e sfuggente e su quanto sia impossibile afferrarla concretamente. In una società spietata, che non perdona nessun cedimento o tormento interiore, soprattutto a una donna che guarda oltre la ribalta alla ricerca di alleati nel pubblico, di qualcuno che possa comprenderla nel profondo, avvicinarla con semplicità e senza avidità e sia capace di andare oltre.

E anche se Dorothy sa cosa c'è dopo l'arcobaleno, il desiderio più grande è avere un luogo dove tornare e dove ritrovarsi, una casa, oltre quel sentiero di mattoncini dorati che hanno brutalmente pesato sul suo percorso personale, "in un posto dove incamminarsi, e camminare deve bastarci. Parla di speranza e tutti ne abbiamo bisogno" come canta "Over The Raimbow". E scoprire, alla fine, che "un cuore non si giudica da quanto ami, ma da quanto riesci a farti amare dagli altri".

Chiaretta Migliani Cavina

  • Regia: Rupert Goold
  • Cast: Renée Zellweger, Finn Wittrock, Jessie Buckley, Rufus Sewell, Michael Gambon, Bella Ramsey, John Dagleish, Gemma-Leah, Devereux, Andy Nyman, Fenella Woolgar, Royce Pierreson, Phil Dunster, Darci Shaw, Lucy Russell, Philippe Spall, Tim Ahern, Bentley Kalu, Julian Ferro, Zina Esepciuc, Israel Ruiz
  • Genere: Biografico, colore
  • Durata: 118 minuti
  • Produzione: Gran Bretagna, 2019
  • Distribuzione: Notorious Pictures
  • Data di uscita: 16 gennaio 2020

judy posterLa talentuosa Renée Zellweger veste i panni della straordinaria diva Judy Garland, nel biopic a lei dedicato, diretto da Rupert Goold. “Judy” segue così gli ultimi anni della vita dell’attrice, ballerina e cantante prematuramente scomparsa, dotata di un talento tale da essere consacrata come un’icona indimenticabile di Hollywood.

Judy: la storia vera di un’intramontabile stella dello spettacolo

Il biopic diretto da Rupert Goold non racconta l’ascesa al successo di una giovane innocente Judy Garland, ma preferisce spostare la sua attenzione sull’ultimo periodo della vita della diva, scoprendo la realtà che si cela dietro al mito e offrendo così una prospettiva più autentica e intima della sua storia.

Judy ha già alle spalle una fortunata carriera, ma il successo della ribalta non riesce a colmare il grande senso di vuoto che complicate e drammatiche situazioni familiari le hanno inflitto. La Garland trova infatti spesso rifugio nell’alcol e nei farmaci, peggiorando così il suo stato di salute, fortemente minacciato dallo stress dello show business. Con quattro matrimoni falliti sulle spalle, Judy decide di trasferirsi a Londra, dove negli ultimi anni incontrerà il suo quinto e ultimo marito. Nonostante fragilità e insicurezza la Garland affronterà al massimo gli ultimi anni di una carriera indimenticabile, cercando di mettere ordine nella sua tormentata vita personale.

Judy: dal mago di Oz alla dipendenza dei barbiturici

Rupert Goold per interpretare la bella attrice hollywoodiana ha scelto il premio Oscar Renée Zellweger, che con eleganza e classe incarna perfettamente la malinconia e la bellezza che hanno sempre contraddistinto la figura della diva.

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