Il vizio della speranza (2018)

Il vizio della speranza – Recensione: una donna senza meta che ritrova il seme della speranza

Il vizio della speranza receCon "Il vizio della speranza" Edoardo De Angelis torna dietro alla macchina da presa dopo il successo di “Indivisibili” per proporre un racconto di dolore, emarginazione, disperazione, vite allo sbando. Al film fa da cornice una Castel Volturno che rappresenta a pieno il degrado di cui il regista vuol trattare, una terra di confine del quale viene mostrato il lato peggiore: i personaggi che animano la storia si muovono tra rifiuti di ogni genere come fosse naturale,  hanno dimore fatiscenti quasi delle baracche.

La prostituzione pare il motore economico dell’intera zona, tutto il resto è noia. In questo posto dimenticato da Dio e dagli uomini campeggiano in quasi ogni inquadratura immagini sacre, che stridono in modo violento col comportamento deplorevole dei protagonisti, giunti anche a commerciare esseri umani.

Nonostante lo schifo che avvolge le sue giornate, la nostra protagonista, dal nome simbolico, Maria, non perde il vizio della speranza, quella che ti porta, all’improvviso, nonostante un passato di affanni, ad avere fiducia in un domani diverso. Per Maria tutto cambia in un attimo, in modo irreversibile, perché la vita le riserva un dono al quale non vuol rinunciare.

Il vizio della speranza: tanti buoni propositi che non si concretizzano sullo schermo

Immagini film il vizio della speranzaDetto ciò "Il vizio della speranza" nel suo complesso non decolla, è l’affresco amaro di un’umanità ripiegata su se stessa, in cui molti si adagiano, senza altro cercare, che non riesce a bucare lo schermo. Il simbolismo religioso appesantisce la narrazione, soprattutto nel finale, e alcune riprese volutamente simboliche son fine a se stesse e annoiano, dando poca fluidità al girato.
Le intenzioni sono lodevoli, ma il risultato ha tante pecche, che non possono essere compensate dalla spontaneità di Pina Turco, che dona a Maria un tangibile realismo. La sua sembra una vita senza via d’uscita, dove le giornate si ripetono uguali, nonostante il suo ruolo in seno a questa società illegale non sia neppure quello più infelice.

Il vizio della speranza: schiavi e carnefici tra neon e letti sfatti

Singolare il discorso che De Angelis fa pronunciare a Zì Mari, burattinaia di donne oppresse, è un elogio alla schiavitù, che con le sue regole, punizioni, premi, è per lei più sensata della libertà, che in fondo non è altro se uno spazio vuoto. Ed ogni pensiero può andar bene, non fosse che la schiavitù è l’imposizione coatta di dette regole a individui che non le hanno scelte.
In un contesto sociale in cui lo stato ha fallito perché non presente, anche i servizi sociali latitano, e la ricerca di un aiuto appare a Maria inutile, per il regista solo con le nostre forze, coltivando quel piccolo seme, possiamo cambiarci la vita, magari riuscendo a riconoscere, in mezzo a tante persone inanimate un vero essere umano.
Nel film rimane tutto troppo simbolico per poter prender forma sullo schermo in modo compiuto, peccato!

Il film ha vinto il Premio del Pubblico alla Festa del Cinema di Roma 2018.

Maria Grazia Bosu

  • Regia: Edoardo De Angelis
  • Cast:  Pina Turco, Massimiliano Rossi, Marina Confalone, Cristina Donadio, Marcello Romolo
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 90 minuti
  • Produzione: Italia, 2018
  • Distribuzione: Medusa
  • Data di uscita: 22 Novembre 2018

il vizio della speranza locandina film"Il vizio della speranza" è una pellicola drammatica diretta da Edoardo De Angelis, che racconta la storia di una ragazza che lotta per ritrovare la speranza.

Il vizio della speranza: la più grande delle rivoluzioni

"Il vizio della speranza" porta sul grande schermo le vicende di Maria, che vive la sua vita giorno per giorno, senza avere sogni o desideri, occupandosi di sua madre e lavorando per una madama tutta ingioiellata.

Sempre in compagnia del suo pitbull, Maria traghetta sul fiume delle donne incinte in difficoltà, in quello che sembra essere un limbo senza via di uscita.

Un giorno però nell'esistenza di Maria torna a fare visita la speranza, in un modo ancestrale e potente, in una forma miracolosa come la vita.

"Il vizio della speranza" mette in scena come la più importante delle rivoluzioni sia quella di riuscire a rimanere umani, anche in un mondo senza possibilità di riscatto. Maria è un personaggi incredibile che lotta contro la disperazione per tentare una via di fuga alla sua realtà.

Edoardo De Angelis è tornato dietro la macchina da presa dopo il grande successo di "Indivisibili" (2016), presentato allla 73ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nella sezione Giornate degli Autori", al Toronto International Film Festival nella categoria "Contemporary World Cinema", al London Film Festival, e vincitore di sei David di Donatello, sei Nastri D'Argento e 8 Ciak d'Oro.

Le riprese di "Il vizio della speranza" si sono svolte a Castelvolturno che per il regista è "un territorio martoriato, popolato per la metà da extracomunitari in fuga dai loro paesi, dove le donne spesso si dedicano alla prostituzione e gli uomini allo spaccio di eroina. È un posto completamente folle, senza regole, ma anche magico, che attrae chi vuole rifarsi una vita".

A vestire i panni della protagonista è Pina Turco, conosciuta per il ruolo della moglie di Ciro nella serie TV "Gomorra".

 

 

 

 

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